Je so' pazzo, recensione: un grande film dall'anima funky

Nicola Prosatore costruisce un'opera dal tono infuocato ed eclettico, puntando a raccontare soprattutto la figura umana (dalle sfumature spigolose) di Pino Daniele. E che bravi Massimiliano Caiazzo e Mariasole Pollio. Presentato all Festa del Cinema di Roma.

Je so' pazzo

Per favore, non chiamatelo biopic. Je so' pazzo di Nicola Prosatore non ha nulla di impostato o di costruito, e anzi è cinema scapigliato, istintivo, quasi sporcato, mosso da una ragione che punta al racconto umano e quindi artistico, addentrandosi con capacità nei meandri di un uomo estremamente complesso.

Je So Pazzo Pino Daniele Massimiliano Caiazzo
Je so' pazzo: Massimiliano Caiazzo è Pino Daniele nella prima foto del film

Liberamente tratto da Pino Daniele. "Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce" di Alessandro Daniele, il film colpisce in pieno testa e cuore, pizzicando - per restare in tema - le corde migliori. E sì, lo scriviamo subito: anche se non conoscete la poetica di Pino Daniele, Je so' pazzo, grazie all'approccio irruento ed eclettico di Prosatore, riesce con semplicità ad arrivare a tutti. Del resto, niente è più universale del cinema e della musica messi insieme.

Je so' pazzo: Pino Daniele oltre Pino Daniele

Scritto da Prosatore insieme a Edoardo Puma e Carlo Sala, Je so' pazzo inizia e finisce con il leggendario concerto di Pino Daniele del 1981, davanti alle 200mila persone che strabordavano ben oltre il colonnato di Piazza Plebiscito a Napoli. In mezzo si racconta e anzi quasi infuria la nascita e l'ascesa di Daniele, interpretato da un grande Massimiliano Caiazzo (prova fisica da attore pregevole).

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Caiazzo e Mariasole Pollio

E sì, c'è dentro un po' tutto, ragionato e legato dal montaggio cinetico di Marco Signoretti: la controversa dir poco figura paterna (Giuseppe Laudeno), la fragilità, l'estro, l'insicurezza, le aspettative, le regole da rompere, il ritmo, il sudore, la chitarra, l'amore con Dorina (Mariasole Pollio) e, soprattutto, lo spigoloso rapporto iniziale tra "Pinotto" e Napoli, a cui il cantautore dedicherà una delle più belle canzoni della storia della musica italiana.

Un film che punta alla libertà

Che Nicola Prosatore fosse bravo lo sapevamo già (recuperate il suo esordio, Piano Piano), ma in Je so' Pazzo s'annusa una certa libertà artistica fondamentale quando si trattano figure gigantesche e influenti. Ci vuole coraggio, ci vuole estro. Perché pare banale, ma lo dice pure Pino: "la musica deve essere libera, non sotto padrone". Del resto non c'è mai il santino, né tantomeno si punta all'agiografia da scadente film televisivo. Dietro c'è cinema vero, a volte scomodo, elettrizzato, che segue l'umore scollegato e altalenante di un personaggio reso accessibile dalla caratterizzazione di Caiazzo. Anche per questo Je so' Pazzo è un romanzo di formazione musicale, l'elevazione di un ragazzo diventato uomo troppo preso, che lotta con i demoni di un passato terribile.

Je So Pazzo
Una scena di Je so' pazzo

"Io non sono figlio di Napoli", dirà Daniele, in un passaggio fondamentale. Una battuta chiara, rumorosa, ingombrante. Ma la lettura di Prosatore non resta sospesa, bisogna leggere bene lo spartito: la Napoli di Daniele, tra i vicoli giù al porto, le bische e i marinai americani a cui spillare i dollars, è la sintesi di un padre disgraziato, inetto e vile (e la performance di Laudeno è memorabile). Pure per questo il viaggio di Daniele, al di là della conflittualità e del disordine emotivo, è una storia al contrario: oltre la musica c'è il senso di cosa voglia dire tornare a casa. Una casa che, nonostante tutto, l'ha sempre aspettato a porte aperte.

Il diritto a essere incazzati

Tante letture s'accavallano in un film che suona al massimo e corre veloce (forse addirittura troppo veloce, nemmeno la batteria di Tullio De Piscopo gli starebbe dietro), che parla di quanto bisogna saperci mettere la faccia in quello che si fa, e parla pure di quanto i giovani abbiano tutto il diritto di essere incazzati. Je so' Pazzo è un film che impenna, che trasuda funky, che mischia i generi ibridando colori e sonorità (Leonardo Mirabilia alla fotografia evita intelligentemente l'effetto filtro lavorando davvero sulla luce). Soprattutto, è un film che raccontare la gente che lotta, come la raccontava Daniele nei suoi testi e nella sua imprevedibile sonorità che, di certo, non voleva "debiti con il silenzio".

Conclusioni

Je so' pazzo di Nicola Prosatore evita l'agiografia e la didascalia da solito biopic musicale per puntare alla sostanza e al fegato. Non è solo la storia di un musicista straordinario, Pino Daniele, ma quella di un uomo in lotta con sé stesso, in cerca di riconciliazione con le sue radici e con l'amore di Napoli, una città che non ha mai smesso di aspettarlo e che, in qualche modo, diventa la protagonista assoluta del film. In aggiunta, impossibile non citare Massimiliano Caiazzo. Ottimo, e non era facile.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il tono utilizzato da Prosatore.
  • La bravura di Caiazzo.
  • Apprezzabile da un pubblico trasversale.

Cosa non va

  • Forse dura poco rispetto a ciò che racconta.
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