It Capitolo 2, la recensione: fa più paura Pennywise o il troppo amore per il romanzo?

La recensione di It Capitolo 2: Andrés Muschietti firma un sequel ambizioso e complesso, un film più fedele al romanzo di Stephen King.

RECENSIONE di 03/09/2019
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It: Capitolo 2, una delle prime immagini del film

Non è affatto facile scrivere questa recensione di It Capitolo 2: perché per quanto sapessimo già in partenza che questa seconda parte sarebbe stata ben più difficile da adattare, il regista Andrés Muschietti ha consapevolmente scelto la strada più ardua, aumentando in maniera significative le ambizioni e le insidie del progetto. It - Capitolo due è certamente un film piacevole, di grande intrattenimento e, nonostante il tema di fondo, anche parecchio divertente; ma al tempo stesso può rappresentare anche qualcosa di ben diverso dalle aspettative di chi non conosce il libro.

Non un semplice seguito del film precedente, ma quasi un nuovo, e ben più complesso, adattamento di tutto il celebre e splendido romanzo di Stephen King, non solo di una parte di esso. Se quindi quell'It del 2017 aveva funzionato così bene, sia al botteghino che presso la critica, proprio per il suo essere così essenziale e semplice, con questa nuova pellicola della durata di quasi tre ore tutto si fa molto più complesso. E, proprio per questo, anche più difficile da giudicare ed apprezzare nella sua totalità.

Una trama tra presente e passato

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IT: Capitolo 2, un'immagine dal film

Quando diciamo che non si tratta di un semplice seguito, non intendiamo certo dire che la storia non sia il proseguimento di quanto visto due anni fa. Anzi, questo It - Capitolo 2 ne riprende esattamente una delle scene finali, per poi fare un lungo balzo in avanti di 27 anni, quando ormai Bill Denbrough e gli altri suoi sei amici sono ormai adulti e vivono quasi tutti lontani da Derry e completamente dimentichi di quanto successo quella estate del 1989. Tutti tranne uno, Mike Hanlon, rimasto a Derry e perfettamente consapevole sia di quanto successo anni prima che di ciò che sta per accadere di nuovo: Pennywise è tornato e una nuova scia di sangue ha invaso la (fittizia) cittadina del Maine.

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It: Capitolo 2, Pennywise in una delle prime immagini del film

Questa è la premessa di questo secondo capitolo, ed era quindi assolutamente normale aspettarsi, dopo un primo film tutto dedicato ai bambini, che il focus centrale fossero prevalentemente i Perdenti adulti. Invece la prima cosa che stupisce di questo It - Capitolo 2 è proprio il tanto spazio ancora una volta dedicato proprio ai protagonisti più giovani, con un gran numero di flashback che ci riportano nuovamente agli anni '80 e ci raccontano di nuove dinamiche di gruppo e di nuovi orrori che i bambini avevano dovuto affrontare loro malgrado.

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It: Capitolo 2, una delle prime immagini del sequel

Proprio questo viaggiare avanti e indietro tra le due timeline è uno degli elementi più caratterizzanti (e riusciti) del romanzo di Stephen King, ma come ben sappiamo, per questioni produttive, non era stato possibile mantenere questo elemento nel primo film. Il risultato è quindi che questo secondo capitolo, almeno da questo punto di vista, è molto più vicino all'opera originaria sia come struttura che come atmosfera, ma finisce col diventare un po' incoerente e ridondante per quanto riguarda il (doppio) progetto nella sua interezza.

I Perdenti si fanno grandi

A soffrirne sono i personaggi adulti che, seppur interpretati da attori di un certo rilievo, finiscono in alcuni casi col diventare quasi dei comprimari rispetto ai più giovani protagonisti. È soprattutto il caso proprio del Bill di James McAvoy o della Bev di Jessica Chastain, fondamentali nella versione cartacea (grazie anche a due sottostorie personali e familiari qui non presenti) ma di scarso rilievo in questo adattamento. Va molto meglio invece al Richie di Bill Hader e all'Eddie di James Ransone, i due personaggi con i dialoghi più brillanti e un maggiore approfondimento in termini di scrittura. Gli altri tre (perfino Ben!) sono quasi non pervenuti.

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IT: Capitolo 2, Beverly in una scena del film

E sia chiaro, non è che non sia bello rivedere i bambini che ci avevano conquistato due anni fa, tutt'altro. Ma è impossibile non pensare che forse un maggiore equilibrio nella sceneggiatura o addirittura una diversa impostazione del progetto avrebbe potuto creare una maggiore empatia anche verso gli adulti. Anche perché sono proprio loro ad essere i protagonisti di tutta la fase finale del film, ed è un vero peccato per lo spettatore non riuscire a provare lo stesso interesse e trasporto provato nel film precedente.

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Troppo amore, poca paura

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It: Capitolo 2, il Club dei Perdenti riunito al ristorante

Ma non è certamente questo l'unico problema di questo It - capitolo 2, ma, dispiace dirlo, solo l'inizio. Perché l'enorme ambizione di Andres Muschietti, nonché il troppo amore per l'opera che ha scelto di adattare, hanno reso il film troppo ricco e gonfio di personaggi, eventi e temi (alcuni appena accennati) da renderlo disomogeneo e inutilmente lungo. E, paradossalmente, ha fatto in modo che anche le parti prettamente horror del film finissero col perdere molto del loro fascino, visto che Pennywise stesso è quasi sempre una presenza mordi e fuggi, molto meno inquietante rispetto al primo film: aumentano i jump scares, che già in precedenza non è che fossero pochi; aumentano le sequenze in cui si cerca la sorpresa e il raccapriccio ad ogni costo (spesso con risultati davvero molto kitsch e risibili, vedi la scena del volpino), ma dello spaventoso Pennywise che aveva staccato il braccio a Georgie si perdono le tracce fin troppo presto, dopo la prima mezz'ora del film ed una sola vera (bella) scena di cui è assoluto protagonista.

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It: Capitolo 2, Jessica Chastain in una scena

Da lettori ed amanti del libro, è facile capire come la tentazione di inserire il più possibile dell'opera di Stephen King fosse davvero irresistibile, soprattutto dopo l'incredibile successo del primo film e il conseguente aumento sia delle risorse a disposizione che della fiducia della Warner. Ma inserire personaggi quali Henry Bowers senza poi in realtà servirsene, visto che la sua presenza è totalmente inutile ai fini dello sviluppo della trama del film, è un chiaro esempio di quello che non si dovrebbe mai fare in certe trasposizioni: farsi guidare solo dal cuore e dall'affezione per l'opera, e perdere di vista il progetto che si ha tra le mani e che necessariamente dovrebbe essere qualcosa di molto diverso. Il primo film di Muschietti questa lezione l'aveva fatta sua, forse più per necessità che per bravura, questo no, ma diventa vittima di troppo amore, troppa ambizione e forse anche paura di deludere se stessi e i milioni di fan.

Un finale da incubo o l'incubo del finale?

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IT: Capitolo 2, i Perdenti in una scena del film

E a proposito di delusioni, arriviamo all'argomento più difficile di tutti, il famigerato finale di It. Se non avete letto il libro probabilmente non potrete capire il perché l'abbiamo definito così, ma sappiate che anche i fan più sfegatati del romanzo o di King non possono che ammettere che la sfida finale con Pennywise è senza alcun dubbio la meno riuscita di tutta l'opera. Nonché anche la più infilmabile, visto che si tratta in gran parte di un delirio metafisico e onirico di dimensioni cosmiche. Ora, date queste premesse, la cosa migliore da fare, o quantomeno la più semplice, sarebbe stato eliminare completamente questo aspetto e, come per il primo film, inventarsi tutt'altro.

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It: Capitolo 2, Pennywise ricompare

In It Capitolo 2 Muschietti invece fa una scelta ben più coraggiosa, ma assolutamente suicida: toglie sì la follia kinghiana, ma se ne inventa di sana pianta una tutta sua che finisce con l'essere ancora meno sensata e coerente con il resto, peraltro nemmeno particolarmente riuscita da un punto di vista cinematografico. L'effetto è straniante per chi conosce il romanzo, e, immaginiamo, al limite del WTF per tutti coloro che provengono direttamente dal film di due anni fa. L'unica consolazione in tutto questo potrebbe essere l'ironico tormentone che si sussegue per tutto il film e che in più occasioni prende bonariamente in giro Stephen King (peraltro presente anche in lungo e bellissimo cameo) e la sua notoria incapacità di chiudere i libri in modo soddisfacente.

A sua discolpa però va detto che l'epilogo vero e proprio del romanzo era bellissimo e poetico, mentre Muschietti sbaglia clamorosamente anche quello con una lettera finale sdolcinata e inutile che suona quasi come una dichiarazione di resa: come a dire "cari fan io ci ho provato, ma meglio di così non si poteva fare". Forse è vero, forse meglio di questo non era nemmeno giusto pretendere, ma la delusione al momento non ce la toglie nessuno.

Conclusioni

Questa nostra recensione di It - Capitolo 2 gronda delusione, lo sappiamo, e ce ne dispiace. Dopo un buon primo film, ci aspettavamo un secondo adattamento magari più infedele al romanzo ma più riuscito nel suo complesso. Così non è stato, ma ciò non toglie che il film di Muschietti sia comunque un film piacevole da vedere, a tratti anche divertente ed esaltante, ma ricco di difetti e problemi di adattamento anche piuttosto gravi. Parafrasando un regista decisamente più talentuoso, possiamo dire che questo It di Muschietti non è forse quello di cui abbiamo bisogno, ma il massimo che al momento ci possiamo meritare e permettere.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

2.9/5

Perché ci piace

  • Il film parte piuttosto bene, in particolare l'omicidio di Adrian Mellon (intepretato da Xavier Dolan) e il primo incontro dei Perdenti adulti faranno felici i lettori kinghiani.
  • Alcune sequenze, sia horror che non, sono visivamente molto belle e di grande impatto.
  • In generale il film intrattiene e "diverte", molto più della media dei prodotti di genere similari.
  • Le sequenze flashback relative ai bambini e la rappresentazione della loro amicizia speciale continuano a funzionare molto bene...

Cosa non va

  • ... peccato che lo stesso non avvenga anche con i personaggi adulti, soprattutto considerati gli ottimi attori a disposizione.
  • Troppi jump scares e troppi momenti al limite del kitsch che fanno sì che venga meno molto dell'inquietudine del primo film.
  • Alcune scelte di adattamento sono francamente inspiegabili vista la loro inutilità in termini di trama, e il finale del film è un mezzo disastro.