Quando Netflix ha fatto il suo ingresso nel mondo della produzione seriale, proponendo i suoi Original, era riuscita a imporsi come realtà nuova, alternativa, innovativa. Ma questa spinta verso la rivoluzione si è dovuta scontrare contro la realtà di un pubblico in costante crescita, che ha costretto la piattaforma ad annacquare il suo catalogo con contenuti che seguono logiche e gusti più ordinari e consolidati. Come L'altro padre.
Non è un caso, infatti, che siano produzioni come questa serie messicana dal gusto soap a finire subito nella top 10 di Netflix, perché è un dato di fatto che c'è un pubblico per questo tipo di racconto ed è probabilmente la fetta più consistente. Nella tv generalista, come dimostra il successo delle tante dizi turche in arrivo sui canali Mediaset, così come per in streaming. Questo però non vuol dire che la qualità debba necessariamente essere bassa e anche tra le soap ci possono essere produzioni dignitose in grado di incuriosire, intrattenere, persino lasciare qualche spunto di riflessione. Ma non è il caso de L'altro padre, non del tutto almeno.
Il dramma di Julieta
La storia de L'altro padre ruota attorno a Julieta, che non può vivere la tipica vita da adolescente qual è per una malattia congenita che la costringe a determinate accortezze e dialisi. Avrebbe bisogno di un trapianto di rene, ma la madre, Maca, non può donarle uno dei suoi perché ha la stessa patologia, pur non dimostrandone i sintomi. Non è però l'unico dolore per Maca: quando anche il padre e i fratelli di Julieta fanno il test del DNA per verificare la compatibilità e valutare di donarle l'organo necessario, i risultati riservano una notizia inattesa, ovvero che il marito di Maca non è il vero padre di Julieta.
La scoperta che il padre biologico della ragazza è l'uomo con cui Julieta ha avuto una breve relazione extra-coniugale è sì un fulmine a ciel sereno, ma anche una speranza di trovare un donatore per la figlia. Per salvare Julieta, quindi, Maca è costretta a portare alla luce un segreto sepulto nel suo passato, divisa tra l'amore per la figlia e il costo da pagare per quel tradimento del passato. Una scelta che coinvolge due famiglie e che mette alla prova la capacità di perdonare di tutte le persone coinvolte.
La vera protagonista de L'altro padre
Anche se l'avvio della storia, la scintilla, è Julieta con il suo dramma personale, i vincoli a cui è sottoposta e i suoi appelli social per trovare un donatore, la vera protagonista de L'altro padre è Maca, interpretata da una efficace Silvia Navarro. Attorno alla figura della madre di Julieta ruotano i dilemmi morali più interessanti della serie: da una parte l'incertezza su quanto fosse consapevole della possibilità che il padre di Julieta fosse un altro uomo; dall'altra l'opportunità della pressione che si trova costretta a portare avanti per dare una speranza alla figlia. Temi che però non hanno lo spazio adeguato per essere approfonditi, perché la serie mette troppa carne al fuoco, troppi elementi tra cui trovare un difficile equilibrio.
Chi è l'altro padre?
Nel proporre troppo, L'altro padre finisce per non riuscire a sviluppare le diverse linee che traccia, tra il (melo)dramma di Julieta, i dilemmi di Maca e quella spruzzata di thriller che condisce uno dei sementi della serie ma poco aggiunge in termini di economia del raconto. Un punto però resta anche a fine visione ed è forse il vero cuore tematico della serie messicana: chi è realmente l'altro padre? Chi è in generale il padre di una persona, quello biologico o quello che la cresce? Ovvero, nel contesto narrativo della serie, l'uomo che ha cresciuto Julieta e si rammarica di non poterla aiutare o quello biologico con cui Maca aveva avuto una relazione?
Conclusioni
L'altro padre, la serie messicana targata Netflix, si rivela un'occasione riuscita soltanto a metà. Se da un lato lo spunto di partenza legato al trapianto di Julieta solleva dilemmi morali affascinanti su cosa significhi realmente essere genitori, dall'altro la sceneggiatura sceglie la via più facile e prevedibile del melodramma. La brava Silvia Navarro fa il possibile per elevare il materiale a disposizione, ma la narrazione inciampa nel voler inserire a tutti i costi elementi thriller che finiscono per appesantire la visione. L'altro padre è un prodotto consigliato esclusivamente a chi cerca un guilty pleasure senza troppe pretese, perfettamente in linea con le classiche soap opera da binge-watching disimpegnato. Chi invece si aspetta un dramma familiare profondo e coerente, farebbe meglio a cercare altrove nel catalogo streaming.