Io ti salverò: nell’impero della mente con Alfred Hitchcock

Nel 1945, con Io ti salverò, Alfred Hitchcock sublimava la passione hollywoodiana per la psicanalisi in un affascinante giallo con Ingrid Bergman e Gregory Peck.

APPROFONDIMENTO di 31/10/2020

"Il male è che tutti quanti leggono sull'amore cose prive di ogni fondamento, e si aspettano che ogni bacio sia un poema ed ogni abbraccio un dramma in cinque atti." "E quando vengono le delusioni si ammalano e chiamano in soccorso la psicanalisi, eh?"

Io ti salverò: Ingrid Bergman e Gregory Peck
Io ti salverò: Ingrid Bergman e Gregory Peck

Nel dialogo fra la dottoressa Constance Petersen e il suo nuovo collega, il sedicente Anthony Edwardes, all'inizio del loro idillio romantico, vengono citati i due elementi al cuore di Io ti salverò: la passione amorosa, motore delle azioni di innumerevoli protagonisti hitchcockiani (e in particolare delle sue volitive eroine), e l'indagine psicanalitica, legata alla professione dei due personaggi. Ma la psicanalisi, come anticipato dalla scritta che apre il film, fungerà anche da strumento narrativo: il veicolo in grado di condurre alla verità in questa peculiare detection, facendo luce nel labirinto della mente di Edwardes, alias John Ballantyne, interpretato da Gregory Peck.

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Io ti salverò: Gregory Peck in una scena del film

Io ti salverò, secondo frutto della collaborazione tra Alfred Hitchcock e il produttore David O. Selznick dopo il capolavoro Rebecca, la prima moglie, viene presentato a New York il 31 ottobre 1945. Alla fine dell'anno è distribuito nelle sale statunitensi, registrando un enorme successo di pubblico (sarà il quarto maggior incasso del 1945), e poco più tardi riceverà sei nomination agli Oscar, tra cui miglior film e regia, aggiudicandosi il premio per l'inquietante colonna sonora composta da Miklós Rózsa. Si tratta di un progetto particolarmente caro a Selznick, che aveva acquistato i diritti del romanzo La casa del dottor Edwardes di John Palmer e Hilary A. Saunders (Hitchcock ne affiderà l'adattamento a due fra i suoi sceneggiatori di fiducia, Angus MacPhail e Ben Hecht), proprio in virtù del tema alla base del racconto.

La psicanalisi nel cinema classico americano

Lo Specchio Scuro
Lo specchio scuro: Olivia de Havilland in un duplice ruolo

L'uscita di Io ti salverò (Spellbound, "sotto un incantesimo", il suggestivo titolo originale) corrisponde infatti all'apogeo dell'interesse, nella Hollywood degli anni Quaranta, nei confronti della psicanalisi e delle teorie fruediane: una fascinazione che registi e sceneggiatori declinano talvolta in drammi realistici (La fossa dei serpenti di Anatole Litvak), in qualche raro caso nel campo della commedia o del musical (Le schiave della città di Mitchell Leisen), ma che assai più spesso sfruttano per costruire intrighi e colpi di scena tipici del cinema noir, senza curarsi più di tanto dell'attendibilità scientifica. Fatto sta che, sotto l'influenza della psicanalisi, verranno partoriti alcuni fra i migliori thriller del decennio: dal magistrale dittico di Robert Siodmak del 1946, La scala a chiocciola e Lo specchio scuro, a film quali Anime in delirio di Curtis Bernhardt, Pazzia di Rudolph Maté e Dietro la porta chiusa di Fritz Lang.

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Io ti salverò: Gregory Peck addormentato accanto a Ingrid Bergman
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Io ti salverò: Gregory Peck e Ingrid Bergman in una foto promozionale

In Io ti salverò è la protagonista stessa, Constance Petersen, a svolgere il mestiere di psicanalista: la prima parte della storia è ambientata a Villa Verde, un istituto di igiene mentale nel Vermont, dove fa la sua comparsa il nuovo direttore, il giovane Anthony Edwardes, che non tarda a colpire l'attenzione di Constance. Per i due ruoli principali vengono ingaggiati la più popolare star dell'epoca, Ingrid Bergman, sulla cresta dell'onda dopo aver recitato in Casablanca, Per chi suona la campana e Angoscia, e un Gregory Peck agli albori della fama: la Bergman, che Hitchcock preferisce a Jennifer Jones, tornerà a farsi dirigere dal maestro del brivido nel classico Notorious e nel meno fortunato Il peccato di Lady Considine, mentre nell'arco di un anno Gregory Peck sarebbe diventato uno degli attori più amati del pianeta.

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Ingrid Bergman, eroina hitchcockiana fra ragione e sentimento

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Io ti salverò: Ingrid Bergman, Michael Chekhov e Gregory Peck

Anthony Edwardes, la cui vera identità è quella di John Ballantyne, costituisce al contempo "l'uomo del mistero" (nel suo passato potrebbe celarsi un omicidio), nonché l'individuo braccato dalla legge, un tòpos del cinema del regista inglese. Constance, a sua volta, corrisponde a un ben preciso archetipo di eroina hitchcockiana, che Ingrid Bergman saprà incarnare con un perfetto amalgama fra dubbio e determinazione: la figura femminile le cui azioni sono motivate da un sentimento che la spinge ad assumere la funzione di 'salvatrice'. "Una donna innamorata occupa l'ultimo posto nella scala dei valori intellettuali", chiosa con misogino cinismo il suo mentore, il dottor Alex Brulov (l'attore russo Michael Chekhov, che rivisita l'iconografia di Sigmund Freud), ma Constance al contrario riesce a far sì che l'amore per John non arrivi ad offuscare la sua intelligenza, né tantomeno il suo intuito.

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Io ti salverò: Ingrid Bergman e Gregory Peck

Nel prologo, il distacco di Constance rispetto all'universo maschile - e alla propria sessualità - è incrinato da una variabile 'irrazionale': la passione per un uomo che, scopriremo in seguito, potrebbe perfino essere un assassino (e Hitchcock ricorre subito, non senza ironia, alla metafora delle porte che si aprono). Io ti salverò è, in fondo, l'avventura di una donna che abbandona le proprie sicurezze per tuffarsi nell'ignoto (e nell'eros); e in tal senso, il percorso di Constance è parallelo al viaggio compiuto da John nei meandri della propria memoria, in cerca della verità su se stesso e sulla morte del vero dottor Edwardes. L'interpretazione freudiana dei sogni sarà dunque il modus operandi per risolvere il mistero: il fulcro dell'indagine risiede nell'esplorazione dell'inconscio di John, quell'"altrove" che permette a Hitchcock di addentrarsi nel regno dell'onirico.

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Nei labirinti dell'inconscio con Alfred Hitchcock (e Salvador Dalí)

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Io ti salverò: un'immagine della scena del sogno

Un regno che, nel film, viene messo in scena nientemeno che dal maestro dell'arte surrealista: è infatti Salvador Dalí, sedici anni dopo quell'autentico manifesto del surrealismo che è Un chien andalou (realizzato con Luis Buñuel), a dar vita alla celeberrima sequenza del sogno di John. A partire dall'autocitazione del "taglio dell'occhio", Dalí ci offre due minuti (sui circa venti previsti in origine) destinati ad entrare nell'antologia del cinema hitchcockiano: una superba rappresentazione di quel concetto di perturbante che, quindici anni più tardi, verrà sviluppato con forza ancora maggiore nell'indimenticabile Psycho. Il recupero dei ricordi perduti e dei traumi infantili sarà invece alla radice, nel 1964, di un altro thriller 'psicanalitico' di Alfred Hitchcock, Marnie.

Gregory Peck e Ingrid Bergman in Io ti salverò
Gregory Peck e Ingrid Bergman in Io ti salverò

L'idea dell'inconscio come teatro della suspense è insomma una delle costanti del cinema hitchcockiano (e già Rebecca, la prima moglie ne era un esempio magistrale), ma in Io ti salverò il regista porta all'estremo tale assunto, rendendolo quanto più esplicito possibile e divertendosi a giocare con le allegorie e i simbolismi. Anche per questo si tratta di un capitolo importantissimo nella produzione del regista, ben più di quanto i critici (o lo stesso Hitchcock) non abbiano riconosciuto a suo tempo: un murder mystery per molti versi sperimentale e il prodromo di almeno un paio di futuri capolavori firmati da Sir Alfred.

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