Io c'è

2018, Commedia

Io c'è: religioni allo specchio

Alessandro Aronadio, alla sua terza regia, propone una commedia che racconta l'incredibile ascesa di una religione fittizia, inventata con l'unico scopo di defraudare il fisco.

Già nella sua opera precedente, Orecchie, Alessandro Aronadio dimostrava il suo interesse per i meccanismi e le inclinazioni che ci portano ad affidarci al sacro, all'irrazionale, all'inesplicabile. Con Io c'è, il regista e sceneggiatore romano immagina la fondazione di una religione innovativa, versatile e al passo con i tempi. Esattamente quello che serve al giovane albergatore romano per ottenere indispensabili sgravi fiscali, visto che non si riesce più a trovare altra via per frodare il fisco.
Il punto è che lui, questo messia improvvisato interpretato da Edoardo Leo, ha solo la necessità di fare quelche soldo in più per cambiare l'auto e concedersi qualche lusso, e non ha messo in conto i bisogni degli altri. Bisogni a cui la sua confessione fraudolenta sembra andare miracolosamente incontro.

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Io c'è: Edoardo Leo in un momento del film

Attraverso lo specchio

Io c'è: Edoardo Leo in un'immagine del film

Lui, Massimo, è un albergatore romano pigro e gaudente che gestisce un bed and breakfast che ha visto momenti migliori; la sorella Adriana (Margherita Buy) che fa convenientemente la commercialista, lo assicura che i tempi sono cambiati, aggirare le pressanti richieste del fisco con i vecchi trucchetti non è più possibile. Sono le intraprendenti suorine che ospitano i turisti nelle loro celle spartane in cambio di donazioni esentasse a dargli l'idea: se sacerdoti, rabbini e imam non gli danno una mano a ottenere gli stessi vantaggi, una religione si può sempre creare ex novo. Non sarà la prima né l'ultima.

Io c'è: Giuseppe Battiston in una scena del film

La sceneggiatura di Io c'è, firmata da Aronadio insieme a Valerio Cilio, a Renato Sannio e allo stesso Edoardo Leo, che rimarca come ci sia apprensione attorno al problema della libertà di culto, e come questo atteggiamento circospetto di funzionari assortiti, renitenti a indagare su qualsiasi cosa abbia a che vedere con la religione per evitare di farsi qualche nemico, favorisca il bislacco piano di Massimo. Non per questo l'aspirante messia fa le cose con trascuratezza, e, affidata l'amministrazione ad Adriana, recluta uno scrittore male in arnese ed ex rivale in amore (Giuseppe Battiston) per redigere un convincente "manifesto", e i tre - in quelle che sono forse le scene più brillanti del film - definiscono speditamente ed efficientemente i principi base del nuovo credo: Dio siamo noi stessi, perché "chi ama se stesso possiede il mondo". Per quanto riguarda l'etica, più che dei comandamenti, lo ionismo ha per i suoi fedeli dei suggerimenti. Anche perché se Dio siamo noi le regole ce le dettiamo da soli. L'unico oggetto di venerazione dello ionismo? Quello che ci restituisce l'immagine del nostro unico autentico salvatore: lo specchio. Meglio ancora se è uno specchio comprato a 15 euro a Porta Portese.

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Personaggi in cerca di un Io

Io c'è: Edoardo Leo in una scena del film

Per nulla riluttante a persuadere quattro disperati a seguire le sue funzioni pur di ottenere il "numero legale" di fedeli, Massimo si trova presto davanti a uno scenario incredibile. Lo ionismo fa proseliti, induce le persone a cambiare, a migliorarsi, a godersi la vita, e in qualche caso a prendere decisioni forse irrimediabili. A questo punto succede quello che, come commentatori, fatichiamo a spiegarci più del fatto che una religione individualista e libertaria abbia successo: un personaggio cinico ed egoista, che fino a quel momento non si è mai interessato agli altri, inizia a preoccuparsi delle conseguenze della propria azione truffaldina. Non vogliamo raccontarvi troppo dell'intreccio, ma possiamo limitarci a suggerire che in ballo ci sia l'ineffabile fascino di Rosy Abate.

Io c'è: il regista Alessandro Aronadio e Giulia Michelini sul set del film

I protagonisti di Io c'è, anche quelli direttamente coinvolti nella fondazione dello ionismo, sono investiti dalla sua potenza: l'edonista si "redime", la repressa si scatena, e l'intellettuale si trasforma in ideologo mercenario e calcolatore. Ma questo la sceneggiatura non riesce a giustificarlo appieno: se gli interpreti, dal carismatico Edoardo Leo al sempre caustico Massimiliano Bruno, in qualche modo bucano lo schermo, il film ci mette di fronte a uno specchio che si incrina e si deforma con l'uso, la storia ci respinge sempre più man mano che ci addentriamo in essa, e le gag efficaci e gli spunti intelligenti di cui sono costellati i dialoghi non bastano a ricomporre un'immagine cristallina. Il miracolo, per questa volta, non riesce, ma almeno Aronadio non ha bisogno di assoluzioni.

Io c'è: religioni allo specchio
Alessia Starace
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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