In Utero, recensione: uno sguardo al medical drama italiano che parla di genitorialità

Su HBO Max arriva un'altra serie italiana: In Utero, uno show che parla di genitorialità, con delicatezza e senza retorica.

Sergio Castellitto nella serie In Utero

Dopo Portobello, un'altra produzione italiana arriva sulla piattaforma HBO Max. Stiamo parlando di In Utero, un medical drama che va a toccare uno degli argomenti più delicati, sentiti e dibattuti degli ultimi anni: la procreazione assistita e, con essa, tutta una serie di sottotematiche profondamente umane. La serie, infatti, punta ad arrivare al pubblico più ampio possibile.

In Utero Sergio Castellitto
Una scena della serie

Ambientata a Barcellona, racconta ciò che in Italia è ancora spesso un tabù e lo fa partendo da un'idea di Margaret Mazzantini, con la direzione artistica di Maria Sole Tognazzi - affiancata da Nicola Sorcinelli, che si è occupato della regia della seconda metà della stagione - e un cast ricco, capitanato da due nomi di spicco come Sergio Castellitto e Maria Pia Calzone. Uno show già di per sé interessante, quindi, che però, proprio per tutto ciò di cui parla, deve stare attento non solo al linguaggio e alla rappresentazione, ma anche a dare il giusto tempo e risalto alle molte e complesse situazioni che racconta.

Il microcosmo di Creatividad: di cosa parla In Utero

In Utero Scena
Ruggero e Angelo in laboratorio

Creatividad è una clinica che si occupa di fertilità. Anche se situata in Spagna, a Barcellona, lo staff è prevalentemente italiano ed è capitanato da Ruggero (Sergio Castellitto) e da Teresa (Maria Pia Calzone), coniugi e fondatori: lui è il medico primario, mentre lei si occupa della gestione logistica e finanziaria della struttura. Nel loro team ritroviamo poi Angelo (Alessio Fiorenza), un talentuoso embriologo e stretto collaboratore di Ruggero, e Dora (Thony), una neoassunta patient assistant. Saranno le loro vite, in cui il lavoro si intreccia inevitabilmente al privato, e i vari pazienti della clinica a mostrarci quanto sia complessa la genitorialità e quanto siano intricati le relazioni e i desideri di ciascuno.

Tra desiderio e diritto: la struttura narrativa

In Utero è una serie che, come accennato, cerca di intercettare una vasta fetta di pubblico presentando la classica struttura duale: una trama orizzontale, che si dipana lungo tutti gli 8 episodi che compongono la stagione, e trame verticali dedicate ai casi di puntata, che si risolvono nell'arco di uno o due episodi. Questa impalcatura, cara ai medical drama, è gestita con efficacia, concedendo le giuste tempistiche ai diversi casi presentati: storie interessanti e variegate, che cercano di raccontare la genitorialità non in modo rigido ed univoco, ma come un ampio spettro di desideri, condizioni, timori e possibilità.

In Utero Maria Pia Calzone Sergio Castellitto
Maria Pia Calzone e Sergio Castellitto nei panni di Teresa e Ruggero

"I figli sono un desiderio, non sono né un diritto né un dovere". In questa frase pronunciata da Ruggero troviamo, infatti, il fulcro di tutta la narrazione; una dichiarazione d'intenti che si veste di carne e ossa e che riassume in poche parole ciò che viene poi sviluppato nella trama. Le tematiche e gli intrecci risultano ben gestiti, coinvolgono lo spettatore e stimolano la riflessione.

L'unico punto debole, in alcuni momenti, riguarda il tono: se per buona parte del tempo In Utero si presenta come un dramma introspettivo condito con un tocco di leggerezza, è l'uso talvolta incauto della componente romantica a spezzare un po' troppo il pathos, avvicinando lo stile narrativo più alla serialità televisiva generalista che a quella "da piattaforma".

Una regia al servizio delle emozioni

La regia, invece, si rivela ottima. Maria Sole Tognazzi detta la linea artistica dando un'impronta importante e definita alla serie. La sua direzione è pulita e curata, senza troppi fronzoli, ma costruita con inquadrature volte ad accompagnare la storia e a dettare tempi in grado di guidare lo spettatore in un percorso di consapevolezza, prima di tutto emotiva e poi visiva. Anche nella seconda metà, affidata a Nicola Sorcinelli, la qualità tecnica rimane alta, confermando lo sforzo produttivo dietro uno show sicuramente ambizioso. In Utero si dimostra quindi una serie che vuole raccontare molto, puntando a creare dibattito senza emettere giudizi, ma mantenendo sempre un approccio aperto e profondamente umano.

Conclusioni

In Utero si conferma un medical drama ambizioso e profondamente umano, capace di affrontare il delicato tabù della procreazione assistita con grande sensibilità e senza pregiudizi. Al netto di qualche incauta deriva romantica che a tratti spezza il pathos per avvicinarsi a toni più generalisti, la serie brilla per una solida gestione dell'impalcatura narrativa e per l'ottima regia, pulita e sempre al servizio delle emozioni. Un'opera che stimola una riflessione genuina, aperta e necessaria sulle complesse sfumature della genitorialità.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La recitazione del cast, sentita e autentica.
  • La regia curata e a servizio della storia.
  • Le tematiche e il modo in cui vengono affrontate.

Cosa non va

  • La componente romantica non sempre ben gestita.