Il talento del calabrone, la recensione: il volo atipico del thriller con Sergio Castellitto

La recensione de Il talento del calabrone, un thriller con Sergio Castellitto, pronto a far esplodere una bomba a Milano.

RECENSIONE di 18/11/2020
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Il talento del calabrone: Lorenzo Richelmy in un'immagine

All'inizio di questa recensione de Il talento del calabrone, disponibile in streaming su Amazon Prime Video, vogliamo porre attenzione al titolo del film che si riferisce a una storia che quasi tutti conosciamo: il calabrone, in base alle sue caratteristiche fisiche, non potrebbe volare, ma siccome non lo sa, lo fa comunque. È questo il suo talento inconscio, per quanto sia una spiegazione totalmente irrazionale e fuori da ogni motivo scientifico.

Questo thriller interpretato da Sergio Castellitto, Anna Foglietta e Lorenzo Richelmy, diretto da Giacomo Cimini al suo esordio cinematografico non poteva avere titolo migliore. Al di là del significato all'interno della narrazione, il film fa qualcosa che non può lasciare indifferenti e che ci auguriamo possa trovare sempre più spazio all'interno della nostra industria cinematografica. È un film che prende di petto il voler essere un thriller in tutto e per tutto: nel ritmo, nella storia, nei colpi di scena finali. Basterà al nostro calabrone per riuscire a volare?

Milano sotto scacco

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Il talento del calabrone: un'immagine dal set

È una sera comune a Milano, ripresa nelle inquadrature iniziali come fosse una metropolitana americana. Dj Steph (Lorenzo Richelmy) è intento a condurre il suo programma radiofonico di successo quando una telefonata svolta la serata. Un uomo che si fa chiamare Il calabrone (Sergio Castellitto) annuncia in diretta di volersi suicidare e minaccia l'intera città con una bomba pronta ad esplodere. Lo speaker radiofonico dovrà cercare di tenere in linea quest'uomo misterioso, con gli ascoltatori pronti a commentare via social, mentre il Colonnello Rosa (Anna Foglietta) cercherà di scoprire l'identità del ricattatore. Una corsa contro il tempo (la bomba esploderà a mezzanotte) che darà spazio a cambi d'umore, rivelazioni sul passato, colpi di scena e parecchia musica classica. Costretti a trasmettere i brani richiesti - nella versione voluta dall'uomo -, gli addetti alla radio, via via sempre più provati e stanchi, devono stare al gioco del Calabrone che tiene l'intera città sotto scacco. Non vogliamo raccontarvi di più per non rovinarvi la sorpresa delle svolte narrative, ma vi basti sapere che si respira l'atmosfera di quei thriller tesi, chiusi in un solo spazio e raccontati (quasi) in tempo reale. Semplice, ma efficace, per quanto con una regia che non spicca, il film ricorda nell'impostazione titoli come In linea con l'assassino di Joel Schumacher o Il ricatto, film del 2013 scritto da Damien Chazelle.

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Il talento del cast

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Il talento del calabrone: Sergio Castellitto in un'immagine

Più che quello del calabrone, non possiamo non citare il talento del cast. Non è mai facile riuscire nell'impresa di gestire 90 minuti all'interno di uno stesso ambiente ristretto e con un cast composto principalmente da tre attori, capaci di essere agenti importanti per la riuscita del film. In questo, i tre protagonisti riescono nell'obiettivo di catalizzare l'attenzione del pubblico, anche se non sempre in maniera perfetta. Lorenzo Richelmy, nel ruolo dello speaker radiofonico, manca un po' di quel carisma simpatico che ci si aspetterebbe da un ragazzo che svolge quel lavoro. A tratti troppo altezzoso e con la voce bassa funziona molto di più nella seconda metà del film, quando le cose iniziano a farsi più serie e ha la possibilità di mostrare tutto il suo lato "maledetto" e più cupo. Anna Foglietta ha la capacità di dar corpo a un colonnello deciso e autoritario e non nascondiamo che le possibilità di creare un personaggio iconico ci sono (su tutte il momento in cui con nonchalance indossa scarpe meno eleganti e la fondina della pistola mantenendo l'abito da sera), ma è anche il personaggio che soffre di più una scrittura più abbozzata risultando, a tratti, molto caricaturale nel pronunciare ad alta voce certe battute o nel reagire a certe situazioni. Scrittura che penalizza anche Sergio Castellitto, un personaggio che è allo stesso tempo colto, disperato, minaccioso, pronto a imbastire un lungo monologo a ogni occasione e che riesce a cavarsela proprio grazie al talento e al mestiere.

Una scrittura che punge

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Il talento del calabrone: una scena con Anna Foglietta

Ed è proprio la scrittura che, al contrario di un calabrone, punge chi guarda come una vespa arrabbiata. Grazie a dei dialoghi parecchio artificiosi e letterari e spiegazioni continue che tendono un po' troppo a guidare lo spettatore, fornendogli nozioni di stampo enciclopedico, spesso si ha la sensazione che i personaggi siano davvero dei personaggi e non persone vere, penalizzando così quell'effetto di ansia che il genere thriller dovrebbe far provare. Viene a mancare quindi un po' di empatia verso il destino dei protagonisti e della stessa Milano sotto minaccia. Pure alcune svolte narrative appaiono un po' repentine e implausibili, spesso al limite del ridicolo involontario (ci riferiamo a un certo virus americo-israeliano o alla scoperta finale) confondendo lo spettatore che si ritrova indeciso nell'approccio da scegliere: un thriller serio dove è presente il dramma e la posta in gioco è alta, oppure un semplice film d'intrattenimento? È una domanda che si inserisce in un contesto che abbiamo già affrontato chiedendoci se esiste ancora il cinema di genere puro in Italia e che denota, una volta di più, come ci si stia mantenendo in una via di mezzo poco riuscita. Tuttavia, alla domanda sullo stato di salute del cinema di genere italiano, come per il calabrone, anche un film come questo è comunque una risposta.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione de Il talento del calabrone apprezzando, ancora una volta, il tentativo di dare vita a un thriller metropolitano coinvolgente per tutta la sua durata. Il talentuoso cast funziona, ma è parecchio limitato da una scrittura non all’altezza, con dialoghi molto artificiosi e svolte implausibili, a volte fin troppo. Per quanto riesca a intrattenere il pubblico, sorvolando sulle criticità, la scrittura pone il film in una via di mezzo tra serietà e semplice divertimento che ne castra le qualità.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Il film rimane coinvolgente per tutta la durata, al netto di alcune svolte narrative.
  • Il cast fa il possibile per dare vita a personaggi con cui empatizzare.

Cosa non va

  • La scrittura presenta parecchi difetti, tra dialoghi artificiosi e implausibilità, che minano la qualità del film.