Il sol dell’avvenire: Nanni Moretti, la politica e le “cose di sinistra”

Ne Il sol dell'avvenire, Nanni Moretti porta avanti quella riflessione sul ruolo della sinistra nella società italiana già avviata in film quali Palombella rossa e Aprile.

Il sol dell’avvenire: Nanni Moretti, la politica e le “cose di sinistra”

Questa è una sezione del PCI dentro il mio film e io Stalin, che era un dittatore, non lo voglio vedere... strap!

Lo strappo del manifesto di Iosif Stalin, sottolineato dal regista Giovanni con tanto di onomatopea, è il primo esempio di presa di distanza del cinema rispetto alla realtà. Giovanni - ma leggasi pure Nanni - è impegnato nella preparazione del suo "film nel film", incentrato su una sezione del PCI del Quarticciolo, nella periferia meridionale di Roma, nel 1956, nei fatidici giorni dell'invasione sovietica di Budapest; ma per una volta, il regista intende rinunciare a quell'accuratezza filologica a cui si attiene scrupolosamente affinché l'icona di Stalin sparisca della propria pellicola, così come la statua del dittatore sovietico veniva abbattuta dai cittadini di Budapest nel pieno della Rivoluzione Ungherese. Perché, rovesciando la battuta del personaggio di Barbora Bobulova, Il sol dell'avvenire (qui potete leggere la nostra recensione) è sì un film d'amore, ma è anche un grande film politico.

Che cosa significa oggi essere comunisti?

Silvio Orlando Il Sol Dell Avvenire
Il sol dell'avvenire: un'immagine di Silvio Orlando

Il progetto di Giovanni, e dunque di Nanni Moretti, non è il musical sul pasticcere trotzkista nell'Italia degli anni Cinquanta vagheggiato in Caro diario, e realizzato in minima parte in Aprile, bensì un dramma sugli ideali spezzati e sulla frattura del PCI destinato a sfociare nel suicidio del protagonista, ruolo affidato all'Ennio di Silvio Orlando. Ma in fondo la politica è inscindibile dall'esistenza privata, proprio perché la collettività è costituita da ogni singolo individuo: e così i dilemmi ideologici dei personaggi, distribuiti su almeno due livelli di finzione (il film di Moretti e la sua opera di metacinema), si riflettono sulle loro vite e i loro affetti. E siccome la politica è innanzitutto una questione di etica, dai dissidi legati al comunismo negli anni Cinquanta si passa a quelli sull'etica e l'estetica della violenza nel cinema contemporaneo, con la strenua invettiva di Giovanni sul set del crime drama prodotto da sua moglie Paola (Margherita Buy).

Palombella Rossa
Palombella rossa: un'immagine del film

La pervicacia di Giovanni/Nanni, che alla soglia dei settant'anni non ha alcuna intenzione di abdicare alla propria visione della società e del mondo, sembra cozzare con l'indolenza, la confusione, la nevrosi egoriferita che caratterizzava i giovani protagonisti di Io sono un autarchico ed Ecce bombo: ragazzi poco più che ventenni ripiegati su se stessi e quanto mai lontani dagli entusiasmi e la rabbia della generazione del Sessantotto. Dovrà passare un decennio abbondante per arrivare al primo film esplicitamente 'politico' di Nanni Moretti: quel Palombella rossa che, nel 1989, ci offriva un ritratto dello smarrimento della sinistra italiana, rimasta orfana di Enrico Berlinguer, all'epoca del Pentapartito. "Che cosa significa oggi essere comunisti?", è l'interrogativo ripetuto dal Michele Apicella di Palombella rossa nel corso di un dibattito televisivo, e che Michele non cessa di porsi lungo l'intera giornata del torneo di pallanuoto.

Il sol dell'avvenire di Nanni Moretti è un film d'amore

La sinistra secondo Moretti fra Prima e Seconda Repubblica

Palombella Rossa 1989 Nanni Moretti
Palombella rossa: Mariella Valentini e Nanni Moretti

"Siete un partito da rifare. Siete scomparsi, galleggiate a mezz'aria. Mancate d'identità, avete almeno tre anime": sono i rimproveri che Michele si sente rivolgere sul bordo della piscina, in un surreale incubo a occhi aperti in cui il privato - i ricordi d'infanzia, le idiosincrasie, lo struggimento per Il dottor Zivago - si intreccia al senso di impotenza di una sinistra in calo di consensi e che, pur rappresentando oltre un quarto dell'elettorato italiano, resta relegata in un angolo della scena politica. Trascorrerà ancora un altro decennio, scandito dal terremoto di Tangentopoli e dal collasso della Prima Repubblica, per approdare nel 1998 a una nuova riflessione sullo stato di salute della sinistra in Italia: Aprile, cronaca diaristica del biennio compreso fra il 1994 e il 1996 e secondo capitolo dichiaratamente autobiografico nella filmografia di Nanni Moretti a un lustro di distanza da Caro diario.

Aprile
Aprile: un'immagine di Nanni Moretti

Dallo schermo della TV, Emilio Fede ed Enrico Mentana annunciano i risultati delle elezioni del 1994 e il trionfo del Polo delle Libertà di Silvio Berlusconi; il PCI, dopo la fine della Guerra Fredda, si è trasformato nel PDS, e Nanni Moretti commenta con amarezza: "Insomma, preparati no, preparati! [...] Se perdi, scendi, fai una dichiarazione ferma e dignitosa. Sono le undici e mezza, ancora non si vede nessuno!". È la sera del 28 marzo 1994, quando "per la prima volta in vita mia mi feci una canna": da lì in poi, la vita professionale e familiare di Moretti - al contempo autore e personaggio - non può non farsi influenzare da un paese in fase di profondo cambiamento. Mai come in Aprile si era avvertita un'urgenza così schiettamente militante da parte dell'autore romano, sintetizzata da quella scena memorabile da subito incisa nel nostro immaginario: "D'Alema, di' una cosa di sinistra! Di' una cosa anche non di sinistra, di civiltà! D'Alema di' una cosa, di' qualcosa, reagisci!".

Il caimano: i 15 anni del film di Nanni Moretti, profetico e inquietante

Dal ventennio del caimano al sol dell'avvenire

Il Caimano
Il caimano: un primo piano di Nanni Moretti

L'esortazione che, in Aprile, precedeva la rivalsa elettorale del centro-sinistra nel 1996 con l'Ulivo di Romano Prodi avrebbe avuto un'eco altrettanto veemente e amara nel febbraio 2002, ma stavolta al di fuori dello schermo: l'intervento di Nanni Moretti alla manifestazione del centro-sinistra a piazza Navona, suggellato dall'attacco diretto alla leadership di Piero Fassino e Francesco Rutelli e dal lapidario monito "con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai". Il contesto era quello del secondo Governo Berlusconi e della sua martellante macchina mediatica, paragonata da Moretti allo squadrismo neofascista del secondo dopoguerra. E proprio l'Italia del berlusconismo sarebbe stata nel 2006 l'oggetto de Il caimano, in cui l'espediente del metacinema (anche lì, come ne Il sol dell'avvenire, si racconta la genesi di un "film nel film") funge da veicolo di denuncia dei conflitti d'interessi dell'allora Presidente del Consiglio e dei suoi tentativi di delegittimazione della magistratura.

Nanni Moretti Margherita Buy
Il sol dell'avvenire: Nanni Moretti e Margherita Buy

Ne Il caimano, l'amalgama fra satira, commedia umana e dramma politico culmina nella messa in scena della condanna di Berlusconi (impersonato dallo stesso Moretti) e della sommossa popolare contro i giudici: un explicit dai contorni distopici, e per certi versi decisamente profetico (nel 2013 arriverà la condanna definitiva di Berlusconi per frode fiscale). Ma mentre ne Il caimano Moretti guardava al presente e al futuro con angoscioso pessimismo, Il sol dell'avvenire si rivolge al passato con la fiduciosa tenerezza dell'ucronia: e se nel 1956, durante l'invasione dell'Ungheria, il Partito Comunista Italiano si fosse emancipato dall'Unione Sovietica per perseguire davvero una visione marxista? Ecco dunque Giovanni/Nanni sfilare per via dei Fori Imperiali con i compagni di ieri e di oggi, sventolando le bandiere rosse, in un epilogo a metà strada fra Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo e il finale di di Federico Fellini. Suggerendoci che per una volta forse la storia, e quindi il futuro, si possono costruire perfino con i "se"...