Il ragazzo invisibile - Seconda generazione

2017, Fantastico

Il Ragazzo invisibile 2, Girardello e Perez: “La situazione fa l’eroe: per cambiare si deve fare casino"

Intervista video a Ludovico Girardello e Victor Perez, rispettivamente protagonista e supervisore degli effetti speciali di Il ragazzo invisibile - Seconda generazione di Gabriele Salvatores. In sala dal 4 gennaio.

Il ragazzo invisibile - Seconda generazione: Ludovico Girardello in un momento del film

Folti boccoli biondi, sguardo imbronciato, figura sottile avvolta in una tuta aderente: il ragazzo invisibile, Michele per amici e parenti, torna al cinema con il secondo capitolo delle sue avventure, Il ragazzo invisibile - Seconda generazione, diretto ancora una volta da Gabriele Salvatores, nelle sale dal 4 gennaio.

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Interpretato da Ludovico Girardello, Michele è un adolescente come tanti, che deve capire il suo posto nel mondo, compito reso difficile dal suo essere uno "speciale", ovvero una persona dotata di superpoteri (in questo caso la capacità di rendersi invisibile) e dal fatto di essere stato adottato. Tutto si complica con l'arrivo di Yelena (Kseniya Rappoport), sua madre naturale, che, al contrario di Giovanna (Valeria Golino), che l'ha cresciuto con amore, lo spinge a essere forte e spietato.

Il ragazzo invisibile - Seconda generazione: Ludovico Girardello in una scena del film

Problemi con i genitori, un dilemma morale, un potere che dona grandi responsabilità: i temi classici dei supereroi ci sono tutti. Ne abbiamo parlato con Girardello e Victor Perez, supervisore degli effetti visivi realizzati dalla squadra di Frame by Frame, che hanno sposato la filosofia di un altro personaggio italiano da "fumetto": lo Zingaro di Luca Marinelli in Lo chiamavano Jeeg Robot. A volte, per cambiare davvero le cose, bisogna fare "il botto più grande di tutti i botti".

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"Il botto più grande di tutti i botti"

Il ragazzo invisibile - Seconda generazione: Galatéa Bellugi, Ksenia Rappoport e Ludovico Girardello in'immagine promozionale

Un aspetto che accomuna Il ragazzo invisibile - Seconda generazione ad altri due film che affrontano il tema di come comportarsi da eroi nella vita di tutti i giorni, ovvero Lo chiamavano Jeeg Robot e Smetto quando voglio - Ad honorem (i protagonisti del primo sono supereroi per caso, mentre nel secondo lo sono della mente), è che in tutti e tre alla fine c'è qualcuno che è molto arrabbiato, ha un forte desiderio di riscatto e vendetta e quindi decide di fare "il botto più grande di tutti i botti". Hanno ragione? L'unico modo per cambiare le cose è fare il botto più grande di tutti i botti? "È come una nave nel ghiaccio" ci ha detto Girardello, proseguendo: "Se stai fermo non si muoverà mai e prima o poi i marinai moriranno, se invece scendi dalla nave e cominci a picconare il ghiaccio, con grande fatica, prima o poi tornerai a casa. Quindi sì: secondo me un po' di casino si deve fare".

Il ragazzo invisibile - Seconda generazione: Galatéa Bellugi e Ksenia Rappoport sul set del film

Per Perez: "È la situazione che crea l'eroe: l'eroe, per definizione, non può scegliere di esserlo, ma deve trovarsi in una situazione che lo costringe a prendere una decisione, ed è per quello che è un eroe, perché è colui che reagisce a ciò che sta succedendo e vuole cambiare. L'eroe è tanto più grande quanto grande è l'antagonista: che sia il destino o lo Zingaro. Un eroe ha bisogno di un cattivo, in qualsiasi forma si presenti. Per cui famo er botto più grande di tutti i botti. O, come dice un'altra frase che adoro di quel film: unisciti a me e insieme saremo due figli di una supermignotta".

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La nostra intervista a Ludovico Girardello e Victor Perez

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