Di film come Piccolo Miracolo dovrebbero farne di più. C'è cuore, sentimento. C'è credibilità, un filo di poesia, e poi c'è l'aderenza a una certa realtà. Quella che, per cliché, si potrebbe chiamare invisibile, e invece è più visibile che mai mai. Guardare, osservare. Anzi, sentire. Lo spessore emotivo, il contro-racconto che ci vorrebbe tutti uguali. Stessi diritti e stessi doveri. Macché, anzi, il contrario.
"È tutto loro quello che luccica" si legge all'inizio. Una scritta sbafata su cui indugia il regista Guido Chiesa che, dopo tante commedie, punta a un tono diverso, più amaro, per un cinema socio-umano che, qui in Italia, lo fanno ormai in pochi. Una frase intelligentemente inserita dalla sceneggiatrice Nicoletta Micheli, con il soggetto firmato in coppia con Edoardo Leo (e sì, si vede quanto ci siano i temi cari a Leo) ispirato al romanzo La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei. Ed è tristemente vero: la spaccatura sociale, basta osservare la strada sotto casa, è diventata una voragine. Sì, quello che luccica è per pochi. Il resto? Briciole, e un'estenuante sopravvivenza.
Piccolo Miracolo e le strade di Roma
Siamo a Roma. La Roma del centro, e quella della periferia. Le giacche e le cravatte di Prati, le buste della spesa di Torre Angela. La periferia est, dei palazzoni alti e scrostati, eretti a schiera, che riflettono la luce dei tramonti più belli. Una zona mangiata e deturpata dai troppi palazzinari. Tra loro c'è Davide Lancia (Marco D'Amore), figlio di uno spregiudicato costruttore (Giorgio Colangeli).
Davide non ha scrupoli, vuole dimostrare di avere la stoffa buttando giù una sgarrupata palazzina per ereggere l'ennesimo palazzo extra-lusso. La rivalutazione, dice qualcuno. Fortuna che in quella palazzina c'abita ancora Ursula (Greta Scarano). Determinata, ironica, battagliera. Non intende mollare l'appartamento e sì, è cieca.
Un'opera popolare, finalmente
Piccolo Miracolo, dunque, è un film intelligente perché ci mette testa e anima. Niente furberie, niente piagnistei, niente che possa essere avvicinabile al più comodo degli stereotipi o delle didascalie da pubblicità progresso. Il rischio c'era, perché troppe volte il cinema (italiano) ha banalizzato certi temi e certi gesti. Per scrittura e per regia, invece, quello di Chiesa punta al centro e, quindi, alla semplicità di certe emozioni.
Un'opera popolare, quasi operai. Finalmente, sarebbe da dire. E che bravi Greta Scarano e Marco D'Amore. Coppia inedita per il nostro cinema, dimostrazione di quanto ci sia una vitale necessità di alternare le giuste facce. Basta volerlo e basta farlo. Scarno e D'Amore dimostrano che si può. Non da meno i nomi 'accanto': Laura Adriani, Pierluigi Gigante, Gian Marco Tognazzi, Chiaro, è un film sul saper osservare, e sul saper cambiare direzione. Un film sull'orientamento come bussola morale, che esalta finalmente gli ultimi, i dimenticati, gli indifesi, gli abusati. Ed è un film sulle generazioni a confronto, sul bisogno di emanciparsi dai propri padri per trovare, definitivamente, una dimensione diversa, più nuova e più giusta.
Un film che cambia le prospettive
E poi c'è gente normale in Piccolo Miracolo. Niente salotti borghesi ma vita vissuta, quella che tranva forte, che non lascia scampo. Il bar di zona, l'asfalto bucato, le transenne, la vicina di casa. La disabilità di Ursula, per brevità di concetto, diventa però il gancio, e anzi il tramite: Piccolo Miracolo ri-accende la consapevolezza, e riesce a tracciare la giusta misura di ciò che abbiamo attorno. Ci spinge, con accessibile normalità, a rivedere le nostre prerogative, addomesticando qualsiasi superficiale lamentela. Non è poco. È un'opera che prende posizione, che esorta senza urlare. Nel farlo, la sceneggiatura non rinuncia al sentimento, tenendo alto l'umore e l'amore che, nemmeno a dirlo, riesce a raddrizzare, per miracolo, ogni cosa o quasi.
Conclusioni
C'è tanto cuore e tanto sentimento in Piccolo Miracolo. Se basterebbe questo per determinare la riuscita di un film, quello di Guido Chiesa riesce a raccontare con semplicità e sicurezza una storia umana di resistenza e di giustizia, allargando lo sguardo verso una narrativa socio-umana di grande impatto. Sincero, sentito, commovente, ironico. Nota speciale ai protagonisti: Greta Scarano e Marco D'Amore, finalmente una coppia inedita per il nostro cinema.
Perché ci piace
- Il cast, finalmente una coppia diversa.
- La storia di partenza.
- La semplicità del racconto.
- C'è cuore.
Cosa non va
- Difetti minimali, nel contesto relativi.