Howard e il destino del mondo: il tragico esordio della Marvel al cinema

Howard e il destino del mondo, il primo cinecomic Marvel si è rivelato uno strambo flop, capace di diventare un piccolo cult col passare del tempo.

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La locandina italiana di Howard e il destino del mondo

Violenza, nudità, linguaggio scurrile, contenuto sessuale e uso di droghe ("ma ha anche dei difetti", verrebbe da aggiungere). Sono queste le avvertenze che etichettano Howard e il destino del mondo sulle piattaforme streaming. Niente di strano, tranne un piccolo dettaglio. Il film in questione è a tutti gli effetti il primo cinecomic Marvel della storia del cinema. E, almeno nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto attrarre anche un pubblico giovane grazie al suo simpatico e goffo protagonista pennuto: un papero antropomorfo scorbutico e sprezzante, piombato da un altro pianeta. È questo l'identikit di Howard e il destino del mondo, bizzarro esperimento cinematografico che nel 1986 si rivelò un flop su tutta la linea. Troppo strambo per fare colpo sugli adulti, troppo controverso per piacere ai bambini, rimasti traumatizzati da una marea di doppi sensi e mostri osceni. Eppure, nonostante gli incassi miseri e i 4 Razzie Awards nel curriculum, il nostro papero ha lasciato bei ricordi in molte persone. Per quanto possa sembrare assurdo, Howard e il destino del mondo è circondato di affetto, forse perché associato a ricordi nostalgici, forse perché col tempo la sua stranezza è stata apprezzata. Oggi ripercorriamo il tragico esordio della Marvel al cinema, raccontando la storia di un papero alto 90 centimetri, capace di lascare il segno anche nel fallimento.

Chi è Howard?

Willow, George Lucas sul set con Warwick Davis
Willow, George Lucas sul set con Warwick Davis

Siamo a metà degli anni Ottanta, e nel mondo dell'intrattenimento c'è un uomo che da quasi un decennio semina successi uno dietro l'altro. George Lucas è diventato una specie di Re Mida hollywoodiano: tutto quello che tocca diventa oro per il box office e culto per la storia del cinema. Reduce dal clamoroso successo della trilogia di Star Wars, appena conclusa con Il ritorno dello Jedi, il nostro amichevole George galattico aveva iniziato a espandere il suo impero anche come produttore. La Lucasfilm è ormai una fucina di idee e franchise di successo, visto che al fianco di Luke Skywalker si è fatto strada anche un certo Indiana Jones, nuova icona del cinema d'avventura. Insomma, nella vita lavorativa di George Lucas va tutto bene, niente è andato mai storto.

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Un albo del fumetto "Howard il papero"

Almeno sino a quando un albo di Howard il papero arriva tra le sue mani, facendolo innamorare perdutamente. Il personaggio è apparso per la prima volta sulle tavole di un albo nel 1973. È proprio allora che i creatori Steve Gerber e Val Mayerik fanno esordire il personaggio nel numero 19 della serie e a fumetti Adventure Into Fear. È l'inizio della bislacca vita editoriale di Howard il papero (in Italia pubblicato col titolo Orestolo il Papero dalla Editoriale Corno). Il personaggio è irriverente, sboccato, ironico. Una specie di via di mezzo tra un paperino politicamente scorretto e uno stravagante antenato di Deadpool per l'approccio quasi parodistico al genere fumettistico. Le sue storie sono tutt'altro che canoniche, perché variano nei generi, passando dal noir allo splatter, senza mai perdere uno profondo spirito dissacrante. Insomma, il pennuto più che un papero sembra la tipica pecora nera nel panorama editoriale della Marvel. E presto lo diventerà anche sul grande schermo.

Una produzione problematica

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Foto dal backstage del film

Preda di un giustificato delirio di onnipotenza, George Lucas crede nel progetto senza timori. Il nostro è affascinato dall'originalità dell'anarchico Howard e dall'idea di dare vita al primo cinecomic Marvel. Un personaggio dalla personalità spiccata, avventura scanzonata, puro spirito underground tipicamente anni Ottanta: cosa potrebbe andare storto? Lo scoprirà molto presto, visto che le cose iniziano a precipitare quando, dopo l'idea iniziale di una trasposizione animata, si opta per il live action. Il motivo? Rendere il film più trasversale, e non indirizzato solo ai più piccoli. Questa scelta, col senno di poi, si rivelerà un errore atroce. Però andiamo con ordine. Lucas affida la regia a una persona di fiducia, a quel Willard Huyck con cui ha già collaborato sin dai suoi esordi al cinema. In passato Huyck ha co-sceneggiato American Graffiti e Indiana Jones e il tempio maledetto. Il tutto al fianco di Gloria Katz, sua moglie e fedele collaboratrice. Insomma, con questi curriculum prestigiosi alle spalle, Howard sembra in buone mani e poter covare grandi sogni nel suo nido. Poi ecco l'enorme scoglio: dare vita e forma ad Howard è maledettamente difficile. I tempi sono ancora acerbi per la via del digitale, e così l'Industrial Light & Magic sceglie la strada dell'analogico: un costume pennuto e una testa animata con la tecnica dell'animatronica. Purtroppo, però, riuscire a rendere espressivo quello che è a tutti gli effetti il protagonista del film è un'impresa quasi insormontabile. E così il character design è vincolato dai limiti della tecnologia e di conseguenza Howard appare rigido, mono-espressivo, con pochissimi margini di manovra nei movimenti degli occhi e del becco. La sua faccia viene affidati a ben cinque tecnici, costretti a sudare per ottenere una mimica facciale convincente. Non aiutano anche le difficoltà dei sei attori che hanno vestito gli scomodi panni del papero. Dentro quel costume infernale non si vede niente e non si respira bene. La voce di Ed Gale, attore che aveva già dato vita a Chucky la bambola assassina, non si sente. Così durante le riprese la troupe è costretta a usare un altoparlante per rendere possibile lo scambio di battute e l'interazione con il resto del cast. Il tutto fa lievitare il budget oltre misura, portando i costi a 37 milioni di dollari. Solo per fare un esempio: Ritorno al futuro ne è costato 19. Quella che doveva essere una nuova gallina dalle uova d'oro si stava trasformando poco per volta in un brutto anatroccolo.

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Il papero nascosto

La locandina di Howard e il destino del mondo
La locandina di Howard e il destino del mondo

E allora come si pubblicizza un film di cui persino i creatori dubitano? Come vendere al pubblico un racconto dedicato a un papero che non è proprio il fiore agli occhiello della pellicola? Semplice: nascondendolo. La campagna marketing di Howard e il destino del mondo passerà alla storia per il suo essere atipica e stramba almeno quanto il film stesso. Perché? Perché sui poster e nelle locandine il protagonista assoluto Howard non appare mai mettendoci la faccia. A volte si scorgono soltanto alcune sue parti del corpo, altre appare con il volto coperto da giornali e grandi occhiali da sole. Così il reparto marketing decide di giocare d'astuzia. Ovviamente punta tutto sulla presenza della lanciatissima Lea Thompson, fresca del successo roboante di Ritorno al futuro, portando avanti la sua immagine. E poi crea un font ruffiano per il titolo del film, molto fumettoso e soprattutto con dei colori sospetti come il giallo e l'arancione, facilmente associabili a film amati come Indiana Jones e lo stesso Ritorno al futuro. E poi la mossa della disperazione: "se non possiamo mostrare Howard, puntiamo tutto sulla sua personalità insolita". E così nell'estate del 1986 viene creata la Duck Calls, una linea di segreteria telefonica con cui era possibile parlare con Howard "in persona". Componendo il numero 1-900-410-DUCK, alla modica cifra di 2 dollari al minuto, si poteva ascoltare il papero presentare i temi del film oppure interagire con gli altri protagonisti della storia. Il tutto attraverso un umorismo grezzo pieno di giochi di parole non proprio memorabili. A confermare il clima di sfiducia prima del lancio, arrivano anche campagne pubblicitarie poco ispirate della birra Budweiser e un merchandising alquanto deludente. Assieme all'inutile adattamento a fumetti, arriva anche un videogioco per Commodore 64: Howard the Duck: Adventure on Volcano Island. Indovinate com'è?

Cosa funziona e cosa no

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Lea Thompson in un una scena del film

È giunta l'ora di andare oltre la superficie, di avventurarci dietro la confezione e l'aspetto di questo Howard e il destino del mondo. In sostanza: com'è questo film? Ci sarebbero molte parole per definirlo, ma la più immediata è forse una: strano. Di fatto sembra una specie di risposta dissacrante a E.T., con questo papero piombato sulla Terra dallo spazio, costretto a fronteggiare l'ostilità umana. Solo che, invece di nascondersi, Howard affronta di petto noi miserabili terrestri per smascherarne la meschinità. Il tutto dentro un film squilibrato e schizofrenico nei toni, che mescola fantascienza, parodia, ironia, azione e comicità slapstick in una specie di pasticcio cinematografico. Un frullato di generi in cui gli ingredienti erano davvero troppi per dare alla pellicola un gusto preciso. Peccato non aver approfondito l'intrigante Duckworld da cui proviene Howard, che nelle scene iniziali sembrava una specie di Terra alternativa piena di citazioni pop decisamente cinefile (come dimostrato dalla locandina "paperizzata" di Indiana Jones). Rivisto con gli occhi di oggi è incredibile come il film risulti malizioso e ingenuo allo stesso tempo. Da una parte ci sono una marea di ammiccamenti sessuali espliciti, che al tempo turbarono molti bambini e genitori. L'attrazione fisica tra Howard e la protagonista è lampante (e per certi versi disturbante, visto che si accenna a del sesso interspecie), e non dimentichiamo che nel film appare un profilattico e si vede persino una papera nuda con tanto di seni pennuti in bella mostra. Dall'altra, però, Howard ci ha regalato un film divertente nel suo essere bizzarro, spensierato e soprattutto con il coraggio di azzardare e infischiarsene delle etichette.

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Il mitico Howard in una scena del film

Col tempo questo suo anarchico desiderio di libertà lo ha fatto emergere dalla poltiglia di mediocrità in cui molti lo avevano gettato. Perché, forse, anche Howard e il destino del mondo (per quanto grezzo e sgraziato) rappresenta un cinema disinibito, creativo, con tanta voglia di sperimentare. Perfetto emblema del cinema anni Ottanta, insomma. Un film in cui un papero veniva dallo spazio per dimostrarci quanto siamo fuori di testa, e che celebrava l'intesa tra due outsider che si sono riconosciuti a vicenda per poi prendersi la loro rivincita sul mondo. Insomma, la sensazione è quella di un film uscito prima del previsto per poter essere accolto come si deve. Oggi, trentacinque anni dopo, abbiamo familiarizzato con il politicamente scorretto grazie a South Park e I Griffin, e abbracciato lo spirito dissacrante sia nei cinecomic (con Deadpool e The Boys) che nelle commedie sboccate (qualcuno ha detto Ted?). E non è un caso che la rivalutazione collettiva del povero Howard lo abbia portato ad apparire di sfuggita sia nei due film dedicati ai Guardiani della Galassia che nell'epica adunata finale di Avengers Endgame (in cui lo scorgiamo nella folla). Camei che, ovviamente, hanno esaltato i fan del pennuto. Tempo fa si è parlato di una serie tutta dedicata al nostro burbero antieroe, ma tutto è caduto nel dimenticatoio. Sembra questo il destino infame di Howard, che con un colpo di coda ci fece un gran regalo. Senza volerlo. Il fallimento del film, infatti, costrinse George Lucas a vendere parti della Lucasfilm per non essere ridotto sul lastrico. Il suo amico Steve Jobs fece un'offerta molto generosa per la neonata divisione aziendale dedicata all'animazione digitale. Una sezione che anni dopo sarebbe diventata una certa Pixar. Molti capolavori sono nati da una costola di Howard il papero. Grazie anche per questo, burbero e incompreso pennuto. Non lo dimenticheremo.