Homeland

2011 - ....

Homeland 7, in guerra contro la Casa Bianca

Carrie Mathison, l'eroina interpretata da Claire Danes, torna sul piccolo schermo con la settima stagione di Homeland, che riprende le fila del discorso interrotto un anno fa. Fra possibili complotti, angosciosi scenari fantapolitici e sane dosi di spy thriller, la nostra recensione del primo episodio, Enemy of the State.

Homeland: Claire Danes durante una scena dell'episodio Enemy of the State

Difficile parlare di fantapolitica e scenari distopici nel 2018. Dopo l'anno più assurdo, imprevedibile e probabilmente più inquietante che la politica statunitense abbia sperimentato da tanto, tantissimo tempo, film e serie TV sono costretti a confrontarsi con un'attualità che, per diversi aspetti, rivaleggia quasi ad armi pari con la finzione narrativa. In un contesto del genere, perfino Homeland deve continuare a fare i conti con un "realismo" per il quale le soglie di sospensione dell'incredulità variano di giorno in giorno (mentre scriviamo, ad esempio, il 'vero' Presidente degli Stati Uniti esorta via Twitter i docenti ad imbracciare le armi come antidoto alle stragi scolastiche).

Con questa premessa, già valida un anno fa per la sesta stagione ma oggi ancor più doverosa, torniamo dunque a immergerci nell'universo di Homeland. Enemy of the State , primo episodio della settima e penultima stagione della pluripremiata serie targata Showtime (che farà calare il sipario nel 2019 con l'ottava stagione), recupera il racconto a partire da America First, quel season finale che aveva aperto un nuovo, oscuro scenario per la nazione difesa strenuamente dall'ex agente della CIA Carrie Mathison.

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Ombre sulla Casa Bianca

Homeland: Elizabeth Marvel nell'episodio Enemy of the State

Firmato dal co-creatore e showrunner di Homeland, Alex Gansa, e affidato alla regista storica della serie, Lesli Linka Glatter, già al timone di alcuni degli episodi più importanti delle precedenti stagioni, America First ci dipinge la deriva autoritaria della Presidenza di Elizabeth Keane (Elizabeth Marvel), desiderosa che i presunti mandanti del fallito golpe contro di lei ricevano una condanna esemplare da parte del tribunale militare. Elizabeth Keane, già al cuore della sesta stagione, si conferma un personaggio profondamente diverso da quello che avevamo conosciuto un anno fa: una leader tanto machiavellica da far invidia al Frank Underwood di House of Cards (serie in cui la Marvel aveva interpretato, fra l'altro, una delle più agguerrite avversarie politiche del Presidente), con il suo atteggiamento di severità e spregiudicatezza e il rigore implacabile nel conseguire i propri obiettivi.

Homeland: Mandy Patinkin in una scena dell'episodio Enemy of the State

Una figura verosimile o forzata? Nel pieno dell'era trumpiana, e con il braccio di ferro ancora in corso fra il Presidente e l'FBI sulla "questione russa", non è così scontato definire 'forzata' la fittizia Presidente Keane di Homeland: rimane da stabilire, però, come gli autori sapranno giustificare questa repentina metamorfosi di un personaggio nato con tutt'altri presupposti. A suonare davvero forzate, semmai, sono alcune scelte narrative piuttosto discutibili a rigor di logica: un caso su tutti, il dialogo in prigione fra David Wellington (Linus Roache), capo dello staff della Casa Bianca, e Saul Berenson (Mandy Patinkin), finito al gabbio insieme ad altri vertici della CIA su indicazione della stessa Keane ma al quale ora viene offerto addirittura un ruolo in qualità di consulente della sicurezza, spalla a spalla con il Presidente.

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Homeland: Elizabeth Marvel in una scena dell'episodio Enemy of the State

"Is this spy shit really necessary?"

Homeland: Claire Danes e Morgan Spector in una scena dell'episodio Enemy of the State

Nella sua ineluttabile valenza autoironica, è senz'altro la battuta più divertente dell'intero episodio: "Queste cazzate da spie sono davvero necessarie?". La risposta di Carrie, ovviamente, non può che essere affermativa: del resto, a confermare Enemy of the State come una ripartenza nel complesso più che positiva è soprattutto la sua natura di fascinosissimo spy thriller, nel solco della tradizione della serie fin dalle proprie origini. Dalle tensioni che si respirano in casa di sua sorella Maggie (Amy Hargreaves), presso la quale è ospite non più molto gradita, all'impresa che sta conducendo in gran segreto allo scopo di portare a galla la verità sul Presidente Keane, Carrie Mathison rimane il maggiore, indispensabile punto di forza di Homeland. La problematica eroina impersonata da Claire Danes, alle prese con un difficile ruolo di madre e un'ancor più difficile battaglia per preservare la homeland security, torna dunque al centro di una missione di cui suspense e paranoia costituiscono le coordinate essenziali.

Homeland: Claire Danes in una momento dell'episodio Enemy of the State

Le sequenze nell'hotel, le 'trasformazioni' con tanto di parrucca bruna (un omaggio alle variegate parrucche di Keri Russell in The Americans?), i fantasiosi escamotage per eludere una possibile sorveglianza, la sensazione di essere costantemente pedinati e braccati: quando gioca nel campo del puro thriller spionistico, con la sua invidiabile gestione del ritmo, Homeland rimane una serie in grado di tenere inchiodati gli spettatori allo schermo. Per il resto, Enemy of the State si limita ad accennare ai disturbi psichici della protagonista: un terreno già fin troppo battuto in passato, e che ormai sarebbe preferibile non tornare a percorrere, onde evitare uno sgradito effetto déjà-vu, per concentrarsi invece sugli elementi di 'genere' della serie. Perché come per Carrie, anche la nostra risposta alla domanda iniziale è un convinto, risonante "sì": this spy shit is really necessary!

Homeland 7, in guerra contro la Casa Bianca
Stefano Lo Verme
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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