Freaks Out visto in anteprima, per Gabriele Mainetti "è migliore di Jeeg"

Il regista di Freaks Out, Gabriele Mainetti ha presentato i primi minuti del suo nuovo film alla Festa del Cinema di Roma 2020: non vediamo l'ora che sia il 16 dicembre per vederlo in sala.

INTERVISTA di 22/10/2020
Freaks Out: una foto dei protagonisti
Freaks Out: una foto dei protagonisti

Dopo averci detto all'Ultrapop Festival della sua passione per Steven Spielberg e del forte desiderio che "il maestro", come lo chiama lui, possa un giorno vedere Freaks Out, sua opera seconda, Gabriele Mainetti è tornato a parlare del cinema del regista americano alla Festa del Cinema di Roma, dove, alla fine dell'Incontro Ravvicinato condotto da Antonio Monda, direttore artistico del festival, ha presentato i primi sette minuti del nuovo film.

Lo chiamavano Jeeg Robot e la rinascita del cinema di genere italiano

In sala (si spera) il prossimo 16 dicembre, Freaks Out è un passo molto importante per Gabriele Mainetti, come ci ha detto sul red carpet di Roma: "È una grande emozione essere di nuovo qui cinque anni dopo Lo chiamavano Jeeg Robot. Sono molto emozionato: non ci ho dormito la notte! È come se uno dovesse confermare di essere in grado di fare quello che hai saputo fare in Jeeg Robot. Quando ho realizzato il mio primo film non ero così convinto di aver fatto questa grandissima cosa: me lo dicono, ma per me è un buon film. Mi continuano a dire che è speciale, magari è così. Questo qua secondo me è meglio."

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Freaks Out: una foto del film

L'attesa sta diventando spasmodica, anche perché, a un mese e mezzo dall'uscita, il film non è ancora finito: "Ancora non è pronto, anche volendo non potrei farlo vedere a Spielberg. Ci si può arrivare però: tutto sta a capire se il grande maestro abbia un secondo di tempo da dedicare a questo semplice film."

La video intervista a Gabriele Mainetti

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I primi minuti di Freaks Out sono una meraviglia

Visto quanto è geloso di questo film, che sta realizzando ormai da anni e in cui ha investito tutti gli incassi di Lo chiamavano Jeeg Robot, ci è venuto il dubbio che Gabriele Mainetti possa fare come George Lucas, ovvero rimanere così ossessionato dalla sua creatura da ritoccarla all'infinito. Per fortuna questo pericolo sembra scongiurato, ma il viaggio di Freaks Out potrebbe comunque riservare sorprese: "Non lo ritoccherò, ma una versione integrale di tre ore spero che prima o poi possa uscire. Mi hanno costretto a ridurlo a un tempo umano, che garantisse più proiezioni. A un certo punto bisogna dire basta: perché se a un regista gli tieni aperto un film non chiude mai."

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Freaks Out: un'immagine del film

Prima di andare troppo oltre, come sono quindi questi primi minuti di Freaks Out? C'è molto di quello che abbiamo visto nel trailer ufficiale: siamo a Roma (come si vede anche dal poster, in cui sullo sfondo si intravede il Colosseo), e in città è arrivato il circo, più precisamente il Circo Mezzapiotta. E già qui scatta l'applauso per Mainetti e per il suo fedele compagno di viaggio Nicola Guaglianone, sceneggiatore anche di Lo chiamavano Jeeg Robot. L'ironia e la romanità continuano a essere importanti (per chi non conosce il dialetto romano, "mezza piotta" vuol dire 50mila lire).

Ad accoglierci nel tendone la faccia stralunata di Giorgio Tirabassi, il cui personaggio si chiama Israel, presentatore del Circo, che introduce i protagonisti: il primo è un ragazzo dai capelli chiarissimi, che sembra a suo agio nel far spuntare dalla propria bocca scorpioni e insetti vari (Cencio, interpretato da Pietro Castellitto); poi c'è un clown in grado di attaccarsi addosso oggetti di metallo (Mario, ovvero Giancarlo Martini); dopo di lui appare un uomo totalmente ricoperto di peli, un po' lupo mannaro un po' Chewbacca di Star Wars, sotto la cui pelliccia si nasconde Claudio Santamaria; infine, dall'alto, arriva Matilde, acrobata affidata a Aurora Giovinazzo, che oltre a volteggiare nell'aria riesce ad accendere le lampadine toccandole.

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Freaks Out: una foto del film

C'è tanta meraviglia in questi primi minuti: echi di Federico Fellini e Tim Burton, una citazione a la fiaba La Bella e la Bestia e poi anche l'amato E.T., primo film visto in sala dal regista, con queste luci e lucciole che fanno tanto "telefono casa". Mainetti si concentra sui corpi, ci sta attaccato e rende subito chiaro che nascondono capacità straordinarie. Poi però la realtà irrompe: siamo in guerra, precisamente durante la Seconda Guerra Mondiale, esplodono bombe e striscioni con la svastica nazista sventolano dai palazzi. Dal circo si passa in strada, in cui non c'è più stupore ma orrore, ripreso con un piano sequenza che ci porta direttamente in mezzo alle macerie. L'anticipazione si è interrotta qui e adesso abbiamo una sola certezza: non vediamo l'ora che sia il 16 dicembre per goderci Freaks Out sul grande schermo.