Föa, recensione: il rumore del G8 di Genova in un film di notevole coscienza artistica

Margherita Ferrari racconta una giornata epocale osservandola di sbieco, centrandone il valore umano e tragico. Produce Paolo Sorrentino. Presentato ad Alice nella Città.

Una scena di Föa

Parlando di Föa, diretto dalla brava Margherita Ferrari, si dovrebbe partire dal suo sottotitolo, ovvero 'c'era una volta il futuro'. Tra l'altro, föa, in dialetto ligure, vuol dire favola. Mica è un caso: il film ha tutti i crismi della favola. Personaggi compresi. E, come poetica vuole, ogni favola ha un inizio, una catarsi centrale, e una determinata conclusione. Ferrari, all'esordio (supportata alla produzione da un nome importante, Paolo Sorrentino), è brava a fare il giro, parlando senza troppi artifizi, di un accavallamento epocale che ha segnato il nostro contraddittorio paese.

Il passato, e appunto il futuro, quello che arriva mentre la Storia scorre veloce, senza fermarsi ad aspettare. Ed è curioso che la regista, genovese, classe 1997, sia parte di una generazione a cui il futuro continua a essere sottratto da logiche sempre più distopiche. Appunto, Foa, in appena ottanta minuti, racconta la fine e l'inizio di un futuro che sì c'era una volta, ma poi non è stato più.

Föa, il G8 di Genova osservato da dietro le finestre

Scritto da Anita Della Cioppa, Veronica Penserini e la stessa Ferrari, Föa sembra una perfetta istantanea di un tempo che fu. Il poster di Titanic appeso al muro, il video di Crying at the Discoteque degli Alcazar che passa su Mtv, i vestiti colorati, i capelli in disordine. Intanto, per le strade di Genoa si respira una strana e nervosa aria. È il 20 luglio del 2001, e la città, bollente e inquieta, si sta preparando al G8.

Foa Scena Film
Gaia Ravina e Iker Urgoiti

Mentre la temperatura inizia scaldarsi, e le sirene della polizia cominciano a ululare, dentro casa c'è Nicole (Gaia Ravina), che ha 18 anni e aspetta un bambino. È sola. Il fidanzatino l'ha lasciata e la famiglia è partita. Incautamente, la ragazza apre la porta di casa facendo entrare tre manifestanti. La giornata è ancora lunga, la violenza sotto casa aumenta e il fumo dei lacrimogeni sale fin su, sfiorando un rifugio in cui il mondo privato di Nicole incontra quello pubblico di Julian, Irene ed Elixi (Gabriele Falsetta, Clara Tramontano, Iker Urgoiti), rivoluzionari solitari in lotta contro un sistema capitalista. Un sistema che, di lì a poco, sarà complice accondiscendente della morte di una ragazzo poco più grande di Nicole. Si chiamava Carlo Giuliani.

Tensione e rumore

Il mondo fuori e quello dentro, la tensione che si alza, il vociare e poi il silenzio. Ferrari ci sa fare, sia con le parole che con le immagini. Mostra e dimostra il giusto, sfrutta al meglio i filmati dell'epoca, amatoriali e sporchi, e miscela tutto secondo un'idea di cinema compiuta, mossa da una certa fermezza, infuocata e perspicace. "La guerra è là fuori, e noi la stiamo perdendo" dice Gabriele Falsetta, spiando il caos legittimato che imperversa tra le strâ di Genova.

Tra l'altro, se escludiamo Diaz di Vicari, è interessante ragionare sui postumi del G8 rispetto al nostro cinema, che ha faticato a elaborare con la giusta lucidità quel vertice entrato nella cronaca: un evento drammatico prima che politico mai troppo raccontato, che Margherita Ferrari, tuttavia, osserva appunto di sbieco, centrando però il valore umano e tragico. Come suggerisce Föa, quel G8 ha letteralmente accavallato i giorni di un futuro di fatto incompiuto.

Per questo, e considerando pure l'età della regista, il valore del film aumenta e non poco: dentro, nella cura tecnica e scenica, si intravede la presa di posizione e quindi la coscienza artistica e pure sociale. Il testo e il contesto, si direbbe, e pure la luce indomita che spunta l'indomani: un barlume di bellezza capace di scuotere l'oscurità più nera prima che tutto svanisca. Come cantavano i Delta V, "Un'estate fa La storia di noi due. Era un po' come una favola. Ma l'estate va e porta via con se anche il meglio delle favole".

Conclusioni

Giovanissima, Margherita Ferrari dimostra di saperci fare tanto con le immagini che con le parole. Föa racconta una giornata drammatica nonché epocale (il brutale G8 di Genova) osservandola di sbieco e centrando il valore umano e tragico. Con coraggio, consapevolezza e lucidità artistica.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La tecnica scelta.
  • Il finale.
  • La tensione.
  • Il lavoro sul rumore.

Cosa non va

  • Forse è voluto, ma ci mette un po' ad accendersi.
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