First Reformed: la crisi nera di un pastore senza gregge

Un anno dopo il violento Cane mangia cane, lo sguardo disilluso di Paul Schrader si incunea dentro la fede incrinata di un uomo solo e nell'atmosfera malsana degli Stati Uniti d'America. Il risultato è un'opera amarissima, respingente e assai brusca.

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Dubitare è una buona via per credere. Porsi domande è il modo migliore per arrivare a delle risposte utili a raggiungere una parvenza di consapevolezza. Dicono che i migliori uomini di fede portino dentro di sé il sano germe del dubbio pur di arrivare alle loro illuminate certezze. Anche a padre Teller capita di dubitare. Il suo confessionale non ha grate, lastre di metallo o forme di separazione. La confessione di questo cappellano inquieto è un diario lungo 12 mesi dove gettare fiumi di inchiostri e di malessere; è dentro un male di vivere subito condiviso col pubblico, invitato ad entrare nella crisi nera di un uomo piegato dal senso di colpa e dall'inadeguatezza. First Reformed porta nel titolo il nome di una chiesa gloriosa, un granitico luogo di fede fondato 250 anni fa, tra le cui mura sono conservate grandi storie di misericordia e di altruismo.

First Reformed: Amanda Seyfried in una scena del film

Alla vigilia della celebrazione dei due secoli e mezzo della chiesa, Teller avverte un violento distacco tra l'istituzione che rappresenta e il suo tumulto interiore. Un terremoto dell'anima alimentato anche da un senso di colpa profondissimo: quello di un padre che ha perso suo figlio, dopo averlo incoraggiato ad arruolarsi. Questa valanga di inquietudine si sovraccarica ancora di più quando nella sua vita entra una coppia di attivisti ambientalisti, i quali fanno emergere loschi legami tra la chiesa e alcune multinazionali del posto. Così, First Reformed si impone come un racconto torbido di una crisi totale, di un male inquinante che si insinua ovunque, nel cuore di un uomo come nell'ambiente malsano di una nazione inguaribile.

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La fede inquinata

First Reformed: Ethan Hawke in una scena del film

Un padre in crisi raccontato da un padre fondatore della New Hollywood. Tra disincanto e disillusione, Paul Schrader ha sempre "professato" un cinema di profonde solitudini e di inevitabili conflitti interiori. In questo First Reformed non fa eccezione e la regia dell'autore americano ci tiene a sottolineare di continuo il vuoto pneumatico in cui sono immerse le sue anime in pena. Pieno di campi medi e campi lunghi, il film di Schrader cattura quadri di un'umanità che abita spazi vuoti e malsani. Case spoglie, chiese vuote e fredde, periferie inquinate. La tosse perenne di Teller è la naturale conseguenza di un'aria fetida che permea ogni inquadratura di First Reformed. Quella di questo pastore senza gregge è la storia di un male che si annida e si moltiplica come una massa tumorale inarrestabile, capace di sporcare sia il corpo che lo spirito. Mentre la stesura del diario fa grandinare sullo spettatore tante domande nodose e scomode, assistiamo alla decomposizione di un uomo repellente a qualsiasi contatto umano. Lontano dai suoi fedeli, impermeabile alle pressioni dei suoi superiori e violento con chi lo ama, il Teller di un Ethan Hawke imploso e sofferente ci guida dentro un inferno spiacevole. First Reformed non è né facile, né accogliente, ma un'opera ispida che chiede allo spettatore lo sforzo di comprendere le motivazioni di un personaggio assai contraddittorio.

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Il bisogno di credere

First Reformed: Paul Schrader sul set del film

Ispirato da Il diario di un curato di campagna di Robert Bresson e influenzato più o meno inconsciamente dai temi sollevati da Silence di Martin Scorsese, Schrader ci butta in faccia un'opera respingente dove l'empatia con i protagonisti è minata da una scrittura brusca e criptica. Succede quando, dopo una prima ora contraddistinta da una regia rigorosa e funzionale a calarci in un'atmosfera plumbea, il film vira verso derive visionarie forzate alle quali si aggiungono motivazioni drastiche poco ben argomentate. First Reformed è, in fondo, un thriller dell'anima e, in quanto tale, si incunea dentro zone d'ombra in cui non è scontato trovare razionalità, ma è più facile imbattersi nell'incomprensibile. In questa esplorazione dolorosa e complicata, lo sguardo da spietato antropologo di Schrader si posa sul bisogno umano di credere in qualcosa e in qualcuno pur di sentirsi parte di un mondo instabile, un mondo dominato da istituzioni (economiche o religiose) che spesso schiacciano e opprimono persino i loro rappresentanti. First Reformered è l'elogio di un dubbio che si arrende a se stesso, è la ricerca infinita di uno scopo, è un film che richiede al pubblico un atto di fede tutt'altro che scontato.

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Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0

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