Ogni giugno con il mese del Pride torna una parola bellissima e un po' consumata dall'uso: rappresentazione. La usiamo spesso, giustamente, per parlare di chi trova uno spazio sullo schermo dopo essere stato ignorato, semplificato o infilato per anni in cliché duri a morire.
Però c'è un punto che vale la pena ricordare: i film LGBTQIA+ non parlano solo a chi si riconosce direttamente in quell'identità. Al contrario parlano a tutti quelli che, almeno una volta nella vita, hanno avuto paura di svelarsi.
E allora il mese del Pride è diventato, nel tempo, il pretesto perfetto per riscoprire la profondità di certe storie. Il cinema che resta, in fondo, non è quello che rimane chiuso in una teca ma quello che ci ricorda che queste storie parlano anche a noi. Vediamo allora quali sono le migliori.
Priscilla, la regina del deserto: il diritto di essere
Qualsiasi articolo che parli del cinema queer non può non iniziare con il caposaldo per eccellenza. Priscilla, la regina del deserto resta uno dei casi più felici di cinema capace di fare politica semplicemente esistendo. Presentato a Cannes nel 1994 e premiato poi con l'Oscar ai miglior costumi, segue due drag queen e una donna transgender attraverso l'Outback australiano su un bus diventato iconico, talmente kitsch da essere liberatorio.
Protagonisti sono loro: Hugo Weaving, Guy Pearce e Terence Stamp, super truccati con annessi tacchi alti, piume e glitter a non finire. Ma sotto i cumuli di paillettes, c'è un road movie tenero, che prende alla lettera il detto "non è la meta che conta ma il viaggio". Ed è proprio quando decidiamo di seguire le avventure di Mitzi, Bernadette e Felicia che ci rendiamo conto che il pregiudizio è un accessorio decisamente fuori moda.
I segreti di Brokeback Mountain
Se Priscilla è eccesso allo stato puro, I segreti di Brokeback Mountain è un sussurro. Un sussurro che fa malissimo. Due giovani uomini - un mandriano e un cowboy da rodeo - si incontrano nel 1963 e costruiscono un legame destinato a durare una vita. Il film ha vinto 3 Oscar ma il dato che conta è un altro: il regista Ang Lee ha preso un immaginario iper maschile come il western e lo ha trasformato in una tragedia amorosa sulla repressione, sul tempo perduto, sul prezzo della paura.
È ancora uno degli esempi migliori del fatto che una storia queer non diventa universale quando si "normalizza", ma quando osa fino in fondo. Ennis (Heath Ledger) e Jack (Jake Gyllenhaal) non sono simboli astratti, sono due uomini che arrivano troppo tardi a se stessi, come accade spesso molti di noi.
La terra di Dio, ovvero imparare a lasciarsi amare
La terra di Dio è un film più piccolo e più ruvido, ma altrettanto potente. Dimenticate le immense lande americane, ci troviamo ora nello Yorkshire fangoso dove le giornate iniziano presto e si lavora duramente. Johnny (Josh O'Connor) è scontroso, autodistruttivo e spesso sgradevole, vive come se ogni contatto umano fosse un fastidio da liquidare in fretta. L'arrivo di Gheorghe, lavoratore rumeno assunto nella fattoria, cambia tutto e dà un altro tono anche al film.
La loro relazione nasce piano, in modo fisico, tra le mani screpolate, i silenzi e il freddo. E il punto non è tanto che Johnny si innamora di un uomo, quanto che deve imparare a ricevere tenerezza senza trattarla come un'aggressione. E il film racconta in modo meraviglioso il passaggio, faticosissimo, dall'anestesia emotiva alla possibilità di fidarsi.
Mine Vaganti, il coming out nella famiglia italiana
Ferzan Özpetek prende il tema dell'identità e lo porta dentro il luogo più delicato, spesso ipocrita, rumoroso, caotico e contraddittorio del nostro immaginario: la famiglia italiana. Altro che thriller psicologico, la vera angoscia è dire una verità "scomoda" a tavola, tra un piatto di pasta e il peso delle aspettative.
Tommaso (Riccardo Scamarcio) torna a Lecce con l'idea di dire a tutti che è gay e svincolarsi dal copione che è stato scritto per lui. Solo che il fratello lo precede. Il risultato è un vero terremoto, un putiferio di svenimenti e deliri di persecuzione, con un Ennio Fantastichini e una Lunetta Savino semplicemente divini.
Del regista turco avremmo potuto scegliere tanti altri ma Mine vaganti ha un sapore diverso. È un film che ci obbliga a vedere le crepe, che ci spinge a smetterla di vivere nella versione di noi che gli altri trovano comoda, anche se questo vuol dire deludere qualcuno.
Little Miss Sunshine: accettare tutto e tutti, anche il fallimento
Little Miss Sunshine sembra l'intruso della lista, ma chiunque abbia visto questo piccolissimo film sa quanto in realtà metta sul piatto il concetto di inclusività a 360°. Se parliamo di identità, accoglienza, crescita e accettazione, il pulmino giallo degli Hoover merita un posto in prima fila.
Frank, lo zio interpretato da Steve Carell, è gay, depresso, reduce da un tentativo di suicidio e un fallimento sentimentale e professionale. In un film meno intelligente sarebbe stato una macchietta, qui invece è parte del disastro generale, perché nessuno nella famiglia Hoover è normale, qualsiasi cosa voglia dire essere "normale". E sguazza come tutti gli altri nello stesso caos, è uno dei pezzi storti di un puzzle tenerissimo.
Il film mostra con una delicatezza rara il desiderio di tanti: avere accanto persone che quando il furgone non parte scendono e spingono. Magari litigando, o con l'aria di chi preferirebbe essere altrove. Però spingono.
Willow e Tara, la potentissima rivoluzione di Buffy
Buffy - L'ammazzavampiri non è un film, d'accordo, ma non si può prescindere dal parlarne perché ha realizzato una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda la rappresentazione omosessuale in TV. Con Willow e Tara ha portato una relazione queer dentro una serie tra le più amate e seguite, mentre era all'apice del successo.
Ed è stata una delle prime a farlo in modo così naturale, rendendola parte del racconto. Una parte fondamentale, se pensiamo alle drastiche conseguenze che porta la sua fine. Dando soprattutto alla coppia l'importanza il riconoscimento che meritano, mostrando la quotidianità dell'amore con le sue timidezze le sue crisi, le sue passioni, i litigi e i progetti per il futuro.
Per molti spettatori spettatrici vedere due ragazze amarsi così, in una serie popolare seguita da milioni di adolescenti, fu importantissimo. Certo, il destino di Tara è ancora una ferita aperta, ma questo la dice lunga su quanto fossero amate. E quanto abbiano lasciato il segno.