Escape Room

2019, Drammatico

Escape Room, la recensione: e se un film come questo lo avessimo già fatto, in Italia?

La recensione di Escape Room: un thriller horror in bilico tra gioco e realtà; una formula riuscita, che per una volta abbiamo fatto, e meglio, in Italia.

Escape Room 5

Ma perché un film simile non possiamo farlo in Italia? Quante volte abbiamo detto questa frase, parlando della capacità degli americani di fare un cinema di genere e intrattenimento, e del nostro cinema fermo sempre alla dicotomia tra Autore e commedia? La recensione di Escape Room, in uscita il 14 marzo, è un altro tassello da aggiungere al dibattito. Il film di Adam Robitel (Insidious - L'ultima chiave) è infatti uno di quei thriller, al limite dell'horror, in cui i protagonisti, e lo spettatore, si trovano a chiedersi continuamente se si trovino in un gioco o in una realtà davvero pericolosa, come in The Game di David Fincher: Ma anche - attenzione - come in Ride di Jacopo Rondinelli, scritto e prodotto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

Sì, avete capito bene: un prodotto di casa nostra. Escape Room prova a portare sul grande schermo una delle nuove tendenze del gioco di oggi, le stanze dalle quali, per uscire, serve trovare una serie di indizi. Sono un po' come uno spettacolo di teatro interattivo, o un videogame con le persone, come sentiamo dire nel film - per chi ci si trova dentro. Per chi, come noi, assiste dalla poltrona di un cinema, Escape Room è un buon B Movie che fa il suo dovere: tiene alta la tensione e intrattiene.

Leggi anche: Insidious - L'ultima chiave, non convince il quarto capitolo della saga

La trama: l'attesa del gioco è essa stessa il gioco

Escape Room 7

La trama di Escape Room inizia nella sala d'attesa di una società, dove sei persone si incontrano: sono state scelte per partecipare al gioco di una escape room, e il vincitore riceverà un lauto premio in denaro. Ci sono Zoey (Taylor Russell), ragazza tanto timida quanto geniale; Ben (Logan Miller), che lavora in un supermercato e non ha grandi aspirazioni; Jason (Jay Ellis), uomo di successo sicuro di sé e del suo aspetto fisico; Mike (Tyler Labine), uomo maturo con un passato da minatore; Amanda (Deborah Ann Woll), ex soldatessa con stress post traumatico; Danny (Nik Dodani), nerd ed esperto di questo tipo di giochi. La prima sorpresa arriva subito: la sala d'attesa è già la prima stanza del gioco, la prima escape room. Sì, l'attesa del gioco è essa stessa il gioco. E, come potete immaginare, il dubbio si insinua subito nei partecipanti: il gioco è davvero così pericoloso, o è solo ben orchestrato? Si rischia davvero la vita o vogliono solo farci credere così? Il fatto è che chi ha organizzato tutto sembra conoscere davvero bene i partecipanti, e sa fare leva sulle loro paure.

Leggi anche: Che paura! Da Alien a Insidious, i jump scare degli horror in un video

Tra thriller, horror e videogame...

Escape Room 10

Chi sta orchestrando il gioco sa usare gli elementi per spaventare, e per mettere in difficoltà i giocatori: il calore, il freddo, il buio, il vuoto. Ma, oltre ad aspetti e situazioni in grado di mettere a disagio chiunque, sembra sapere cosa c'è nel passato dei giocatori, quali sono i drammi che li tormentano, quali sono le loro paure. E che tutti hanno una cosa in comune... Escape Room si sviluppa, da un lato, come i classici dell'horror, come certi slasher in cui i personaggi cominciano a morire uno alla volta, e anche secondo un certo senso: ma le sorprese non mancano, e l'ordine non è quello che ci potremmo aspettare basandoci sull'esperienza di anni e anni di horror. Dall'altro, il film di Adam Robitel segue quello che è lo svolgimento di un videogame: una volta completato uno schema, o un livello, si passa al successivo, con nuove sfide, nuovi scenari e nuove difficoltà. E poi c'è la ricerca del game master tra chi gioca, che è un po' come la ricerca dell'assassino nei classici film gialli...

Leggi anche: The Truman Show: Una vera bugia lunga 20 anni

Da The Game a The Truman Show

Escape Room 11

È naturale che un film così sia per forza di cose qualcosa di derivativo. Perché quando ci si muove intorno a un gioco di cui non si sanno i limiti, quando si gioca in scenari artefatti costruiti ad arte è impossibile non pensare a una serie di esempi. Come abbiamo scritto in apertura, il primo riferimento che viene in mente è The Game - Nessuna regola di David Fincher, per il suo essere in bilico tra gioco e realtà, ma anche il suo Panic Room per la claustrofobia delle situazioni. Il gioco da risolvere per uscire da una stanza fa di Escape Room una versione concreta e meno metafisica di Cube - Il cubo. E quello scenario che sembra una distesa infinita, ma si ferma davanti a un muro e una porta non può non farci pensare, per un attimo, a The Truman Show.

Leggi anche: Ride e il rapporto tra cinema e videogiochi

B movie, ma con un significato

Escape Room 9

Escape Room è un B Movie dichiarato, fin dalla scelta di impiegare attori poco noti, per passare a una certa schematizzazione dei caratteri e per arrivare a una serie di battute tipiche da film di serie B. Questo non vuol dire che sia un film semplice, perché instilla in chi guarda una serie di riflessioni sul genere umano e l'assuefazione a un certo tipo di intrattenimento, su chi comanda il gioco e chi lo subisce. E, per essere un B Movie, ha una certa attenzione per le backstory dei personaggi.

Leggi anche: Recensione Ride: La folle e coraggiosa corsa di Guaglione e Resinaro

Ma lo abbiamo già fatto noi: Ride

Escape Room 12

Escape Room è quindi un film ben orchestrato dove tutto (finali e sottofinali a parte, ma lì si tratta di decidere se stare "al gioco" o no) pare funzionare al meglio, e raggiungere gli obiettivi che si era prefissato. Il punto è che, stavolta, un film simile lo abbiamo fatto anche noi, in Italia. Sì, abbiamo fatto proprio un eccezionale prodotto di genere che si muove nel mondo dei giochi di ruolo ed è allo stesso tempo un thriller e una riflessione sul gioco, sullo spettacolo e l'intrattenimento oggi. È Ride, di Jacopo Rondinelli, scritto e prodotto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Pieno di riferimenti alla cultura pop e alla storia del cinema, si muove in fondo negli stessi territori di Escape Room, ma è più originale, citazionistico senza essere derivativo, più profondo nel disegnare i personaggi, e nella riflessione sull'intrattenimento (ed è anche una riflessione sul mezzo, che qui manca). Ed è molto più complesso e stratificato, senza nulla togliere alla sua spettacolarità, e vive su una scelta stilistica ben precisa. Allora il consiglio è quello di vedere Escape Room, un ottimo film da popcorn per il venerdì sera. E poi andarsi a rivedere il "nostro" Ride. E dire (alla Frankenstein jr): si - può - fare!

Escape Room, la recensione: e se un film come...
Maurizio Ermisino
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Insidious - L'ultima chiave, non convince il quarto capitolo della saga
Ride: Le citazioni del film, da Kubrick a Matrix