Doppio sospetto, la recensione: un thriller torbido e perturbante

La recensione di Doppio sospetto, il thriller belga vincitore di ben nove premi Magritte, con due attrici in stato di grazia.

RECENSIONE di 27/02/2020
Doppio Sospetto 1
Doppio Sospetto: Veerle Baetens in una scena del film

In questa recensione di Doppio sospetto, il film vincitore di ben nove premi Magritte, faremo il possibile per commentare l'ottimo thriller di Olivier Masset-Depasse senza raccontarne i colpi di scena (e sono tanti!). Impresa complicata perché, anche se a prima vista può sembrare un film piccolo e poco attraente, Doppio sospetto lavora col genere thriller nel migliore dei modi: è intrigante, mantiene alta la tensione ed è pure capace di creare un senso (positivo, visto il genere di appartenenza) di inquietudine. In poche parole, lo diciamo subito, si esce dalla sala soddisfatti nonostante un pizzico di amaro in bocca.

Tra Hitchcock e David Lynch

Doppio Sospetto 10
Doppio Sospetto: Anne Coesens in una scena del film

La trama del film può essere riassunta in poche righe: Alice e Céline sono due madri che vivono in una bifamiliare legate da una grande amicizia condivisa anche dai due figli. Un giorno Alice assiste impotente alla morte del figlio di Céline, e col passare dei giorni sembra colpevolizzarla per l'incidente. Inizierà una discesa in un abisso di paranoie e insicurezze che logorerà i rapporti tra le due. Ambientandolo negli anni Sessanta l'immaginario mostrato richiama i capolavori di Alfred Hitchcock come La donna che visse due volte e, di conseguenza, certi aspetti del cinema di David Lynch: la donna bionda sembra una nuova Kim Novak che si scontra con la donna bruna creando così un duello d'identità (Duelles, il titolo originale francese) che non può che ricordare Mulholland Drive. Ancora una volta lo scontro tra doppi fa da padrone: due donne, due madri, due figli. Persino la casa dove Alice e Céline vivono è doppia, anche se leggermente asimmetrica.

Due attrici, un regista

Doppio Sospetto 3
Doppio Sospetto: Veerle Baetens durante una scena del film

Il rischio nel proseguire la visione di un film di questo tipo è quello di arrivare a un punto critico in cui l'impianto narrativo prende una piega troppo esagerata o sbanda clamorosamente, esagera nei toni tanto da far crollare il patto di incredulità che si instaura tra film e spettatore. Fortunatamente in Doppio Sospetto questo non accade. Gran parte del merito va sicuramente all'interpretazione delle due attrici protagoniste. Veerle Baetens, conosciuta ai più per il suo ruolo nel bellissimo Alabama Monroe - Una storia d'amore, film all'epoca nominato agli Oscar come miglior film straniero e battuto dal nostro La grande bellezza, ha in sé la caratura di una diva classica hollywoodiana credibilissima nel momento in cui il suo personaggio scivola lentamente in una spirale di paranoia al limite della follia.

Doppio Sospetto 7
Doppio Sospetto: Veerle Baetens in una scena del film

E non è facile spiccare quando si è di fianco ad Anne Coesens che riesce, solo con lo sguardo o qualche leggera smorfia facciale, a far dubitare lo spettatore più sicuro. Il duetto tra le due vaga tra fiducia, amicizia, vendetta e senso di colpa, indecisione, rabbia e odio, e il tutto risulta in qualche modo ipnotico. Ed è anche avvincente, perché la regia di Masset-Depasse riesce a essere classica e chiara quando deve esserlo e anche perturbante quando è il momento di lasciar fluire il lato più morboso del film. Inquadrature sghembe, con volti sovrapposti, che ricordano la migliore produzione di Brian De Palma e che accentuano sotto traccia il clima malsano che si sviluppa. Non manca un discorso sullo sguardo voyeuristico: dei personaggi del film che spiano, che osservano, ma anche dello spettatore che si fa partecipe osservando il lento declino di un rapporto.

Doppio Sospetto 6
Doppio Sospetto: Veerle Baetens, Anne Coesens in una scena del film

I 12 film da vedere del 2020

Un finale originale (fin troppo?)

Doppio Sospetto 8
Doppio Sospetto: una scena con Veerle Baetens

Non c'è dubbio che il film riesca a tenere incollato lo spettatore fino a far esplodere la tensione nel terzo atto risolvendo e chiarendo definitivamente tutti i dubbi narrativi che si erano accumulati. La risoluzione dell'intreccio è allo stesso tempo avvincente e coraggiosa: il modo in cui si arriva alla conclusione è coerente con il tono del film e l'ultima inquadratura sembra essere la perfetta chiusura, malata e disturbante, di un ottimo thriller psicologico. Peccato, quindi, per una breve coda che funge da epilogo che sembra quasi un'aggiunta postuma per far uscire dalla sala lo spettatore in maniera più tranquilla. Sembra quasi che il film voglia dare una dolce carezza dopo una serie di ceffoni dolorosi, ma senza quella sincerità che la storia richiedeva. Ha l'aria di essere accomodante quando, per tutta la sua durata, il film ha tentato di instillare dubbi e incertezze, di mettere in discussione la serenità. Certo, non è detto che questa nota stonata possa avere lo stesso effetto per ogni spettatore e siamo sicuri che alcuni potranno apprezzare questo finale un po' più solare. Eppure, a parere di chi scrive, la sensazione è quella di voler chiudere nel modo più tranquillo possibile una storia che aveva la sua forza proprio nel suo essere perturbante.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione di Doppio sospetto con l’invito di entrare in sala e godersi, in ogni caso, questo film ben riuscito, ottimamente girato e recitato, capace di tenere incollato alla poltrona nonostante qualche volta si possa pensare che i colpi di scena siano troppo innaturali. Nonostante un epilogo un po’ stonato, ciò non toglie che Doppio sospetto sia un thriller psicologico capace di racchiudere uno dei poteri più forti dell’arte cinematografica: renderci insicuri e a disagio e allo stesso tempo non lasciarci smettere di guardare.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

2.5/5

Perché ci piace

  • Un ottimo thriller capace di affascinare dall’inizio alla fine.
  • Le due attrici reggono magnificamente la scena.
  • Un film che scuote le sicurezze dello spettatore.

Cosa non va

  • L’epilogo più solare sembra un surplus stonato all’interno della narrazione.