Fin dalla sua prima stagione, Doc - Nelle tue mani ha scelto di non limitarsi solo alla finzione scenica, ma di camminare a braccetto con la complessa realtà della sanità pubblica italiana. Dalla gestione della pandemia da COVID-19 fino alle difficoltà quotidiane dei reparti, il medical drama italiano continua a farsi cassa di risonanza per le ferite e le criticità del nostro sistema ospedaliero. Un legame significativo con l'attualità che costituisce un'importante ponte verso gli spettatori e che gli attori sembrano vivere con profondo senso di responsabilità morale e professionale.
In questa quarta stagione, in onda ogni giovedì su Rai 1, grande attenzione è posta sui tagli al Sistema sanitario nazionale, una condizione che i protagonisti si ritroveranno a vivere sia come dottori che come cittadini. Abbiamo chiesto a Pierpaolo Spollon, Giovanni Scifoni e Marco Rossetti cosa ne pensano.
I tagli al Sistema Sanitario e la frattura tra medici e pazienti
Al centro dei nuovi episodi, quindi, tagli ai fondi, carenza cronica di organico, scarsità di posti letto e un clima di crescente tensione sociale. Come sottolinea Marco Rossetti, la scrittura dello show è riuscita ancora una volta a cogliere il punto critico: "Uno dei pregi di Doc è che ha sempre seguito in qualche modo i medici e il Sistema Sanitario Nazionale. Quest'anno la bravura degli sceneggiatori è stata evidenziare i problemi principali del sistema: la mancanza di fondi, la carenza di medici e infermieri, ma anche una generalizzata insofferenza e assenza di empatia da parte dei pazienti e delle loro famiglie. I medici devono imparare a difendersi all'interno dell'ospedale e operano spesso in condizioni di scarsa sicurezza e con uno stato d'animo inadeguato."
Un'analisi confermata anche da Giovanni Scifoni, che evidenzia lo sforzo psicologico richiesto a chi lavora in prima linea: "Abbiamo la grossa responsabilità di rappresentare una categoria messa in condizioni non ottimali e spinta all'estremo delle forze per fare il proprio lavoro. In DOC c'è molto di tutto questo. È una responsabilità che affrontiamo con molta serietà."
La "medicina difensiva" e la paura che frena le cure
Se il personale sanitario lavora sotto pressione, il cortocircuito finisce per travolgere chi si trova dall'altra parte della barricata. Scifoni pone l'accento su un fenomeno sempre più diffuso e pericoloso: la paura del medico di fronte al rischio di contenziosi legali. "A farne le spese, più che i medici, sono proprio i pazienti. I medici pagano con la propria vita professionale e con le relazioni umane, dato che molti non hanno più una vita. Ma oggi il medico in Italia vive una condizione di paura: non ha più il coraggio di fare certe scelte perché sa che rischierebbe una denuncia o il posto di lavoro. Così, molti medici bravissimi sono costretti a non compiere azioni che potrebbero salvare o migliorare la vita di un paziente. È una cosa inaccettabile: dobbiamo togliere la paura a questi medici e restituirgli il coraggio con tutele maggiori."
Film e serie tv come medicina per l'anima
Se le storie e le serie televisive possono funzionare come una vera e propria "medicina per l'anima", abbiamo chiesto ai tre interpreti, medici dello schermo, di prescrivere un film capace di curare un dolore della vita. Marco Rossetti consiglia Captain Fantastic di Matt Ross per contrastare l'ansia da prestazione della società moderna: "È un film che dà un'idea di famiglia, di ascolto, di natura e di rapporti umani. Ci fa riflettere sulla differenza con una società come quella di oggi che ci vuole tutti perfetti e sempre in prestazione. È un film che può curare un po' l'anima."
Giovanni Scifoni prescrive Little Miss Sunshine per rimarginare le ferite dei sogni infranti: "Un film che cura il dolore fortissimo che si prova quando si infrange un sogno. Una pellicola deliziosa che ho amato molto." Pierpaolo Spollon sceglie Into the Wild di Sean Penn per ritrovare l'equilibrio interiore: "Sublima la mia necessità di esplorare e di sentirmi libero, ma allo stesso tempo mi fa riflettere sulle reali implicazioni, acquietando quella parte di me che vorrebbe prendere e lasciare tutto."