Darkest Minds

2018, Thriller

Recensione Darkest Minds. Gli X-Men in felpa e jeans

La recensione di Darkest Minds: è il primo film di una nuova saga Young Adult, tra Divergent e Maze Runner, con protagonisti dei giovani molto simili agli X-Men.

Maurizio Ermisino
Darkest Minds: Amandla Stenberg e Mandy Moore in una scena del film

"Lanterne che fluttuano nell'aria, è come Hogwarts", esclama Ruby Daly (Amandla Stenberg), la protagonista di Darkest Minds, primo film di una nuova saga in arrivo sui nostri schermi. È una saga Young Adult, ma non siamo certo dalle parti di Harry Potter. Non siamo nel fantasy, ma più nel distopico e nel soprannaturale. In un futuro molto prossimo, una misteriosa malattia comincia a sterminare tutti i bambini. Chi sopravvive, è perché ha un dono, un potere. E allora il governo comincia ad essere spaventato, a catturare i bambini e a studiarli. "O morivi, o finivi nei campi". La voce narrante è quella di Ruby, ed è chiaro che lei è una che appartiene al secondo gruppo. I bambini vengono schedati in base a delle categorie, contraddistinte dai colori: dal verde al blu al giallo, fino ai più pericolosi, gli arancioni, che si decide di sterminare. Ruby è tra questi: riesce a fuggire, incontra tre amici, Mike, Ciccio e Zu, e deve districarsi in un mondo che è diviso tra il governo, la Lega, che è la resistenza, e un gruppo di ragazzi che vive in autonomia in un campo, con un misterioso leader.

Darkest Minds: Skylan Brooks, Amandla Stenberg, Harris Dickinson e Miya Cech in un momento del film

Come nell'America di Donald Trump

Darkest Minds: Harris Dickinson in una scena del film

Fa un certo effetto, nella prima parte del film, vedere una massa di bambini separati dai genitori, e deportati in dei campi dove sono costretti a stare da soli, maltrattati da forze di polizia. È un momento terribilmente profetico di quella che sarebbe stata, e che è oggi, l'America di Donald Trump. E un piccolo segno dei tempi, di quella pietà per i bambini che dovrebbe essere un valore condiviso dei paesi civili, e sempre più spesso, viene messa in dubbio. E la storia ci insegna che, quando un'opera riesce a essere profetica, un valore in sé già ce l'ha.

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Tra Divergent e Maze Runner

Darkest Minds: Skylan Brooks, Amandla Stenberg, Harris Dickinson e Miya Cech in una scena del film

Dopo i primi minuti di film però è chiaro che siamo in un'altra saga Young Adult, l'ennesima che punta a ottenere il successo di Hunger Games. Non siamo a quei livelli, ma la storia sembra piuttosto portarci dalle parti delle saghe di Divergente di Maze Runner - Il labirinto. Della prima ha il non sapere quale sia la parte giusta da cui stare e la divisione in classi, in gruppi di appartenenza, secondo i propri doni e le proprie caratteristiche: ma lì si parlava soprattutto di indole, qui sono veri e propri superpoteri, lì le caste avevano un aspetto politico (alcune governavano sulle altre), qui la classificazione è in base alla pericolosità. Della saga di Maze Runner Darkest Minds ci ricorda invece la fuga da un luogo chiuso, e quella paura dell'ignoto che si trova all'esterno.

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Come gli X-Men

Ma, se fuori è una saga Young Adult distopica, dentro Darkest Minds è in fondo un film di supereroi. Siamo dalle parti degli X-Men: i nostri ragazzi non sono altro che mutanti. X-Men senza tuta e maschera, senza una comprensione ancora piena dei loro poteri, senza un'organizzazione. (Super)eroi di tutti giorni, vestiti in jeans e felpa come un qualsiasi adolescente. Ruby è un'arancione, ed è una piccola Xavier, sa leggere nel pensiero e condizionarlo. Mike è un blu, e riesce a spostare gli oggetti, Zu, gialla, sa comandare l'elettricità; Ciccio è un verde, ha un'intelligenza straordinaria. Oltre ai modelli sopra citati, ci viene in mente anche la Undici (Eleven) di Stranger Things.

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Né Jennifer Lawrence né Shailene Woodley

Darkest Minds: Amandla Stenberg e Harris Dickinson in una scena del film

Rispetto ai modelli di cui sopra, cioè le saghe Young Adult, Darkest Minds appare, almeno all'inizio, meno ambiziosa e posizionata verso un pubblico ancora più giovane. La protagonista, Ruby, è ancora più giovane della Katniss di Hunger Games e della Kate di Divergent. E, al momento dell'uscita del film, Amandla Stenberg non è affatto conosciuta come lo erano ai tempi Jennifer Lawrence o Shailene Woodley. E, anche per quanto riguarda i personaggi adulti, la nuova saga non fa sfoggio di grandi star come Donald Sutherland, Kate Winslet o Naomi Watts: le uniche attrici famose sono Mandy Moore, nei panni di Cate, un'esponente della Lega, e Gwendoline Christie, in quelli della cacciatrice di taglie Lady Jane. Sembra un'operazione a budget molto più basso, una scommessa che, se vinta, potrebbe essere un buon successo. A proposito di Amandla Stenberg, è la prima volta che una saga Young Adult vede come protagonista una ragazza afroamericana. Dopo il successo di Black Panther nel mondo dei supereroi, è una tendenza importante. È tutto molto interessante, ma non tutto funziona: forse per il poco carisma degli attori protagonisti, forse per uno script e una regia che non accentuano a dovere i momenti chiave, tutto scorre in maniera abbastanza piatta.

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Darkest Minds: Amandla Stenberg in una scena del film

Adolescenza, lotta continua

Darkest Minds: Amandla Stenberg in un momento del film

Ma qual è il vero aspetto che rende vincente una saga Young Adult? Sicuramente il fatto che tocchi dei tasti nello spettatore, che parli di problemi in cui i ragazzi possano identificarsi. Darkest Minds** racchiude in sé uno degli aspetti chiave dell'adolescenza: il sentirsi un mondo a parte, unico e speciale, nettamente separato dal mondo degli adulti. E poi la difficoltà a trovare il proprio posto nel mondo. Se il primo film, come ci auguriamo, avrà successo, vedremo Ruby e i suoi amici provare a trovarlo. E vedremo se Darkest Minds troverà il suo posto tra le saghe per adolescenti.

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Maurizio Ermisino
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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