Portare sul grande schermo un'icona dell'animazione 2D senza snaturarne l'essenza richiede un delicato equilibrio tra rispetto della tradizione e innovazione tecnica. Coyote Vs. Acme è finalmente arrivato al cinema e, dopo aver corso il rischio di non vedere mai la luce a causa della cancellazione da parte di Warner Bros., si dimostra un piccolo grande capolavoro.
Il regista Dave Green ha affrontato questa sfida mettendo al centro della pellicola il tratto distintivo di Willy il Coyote: il suo essere un personaggio completamente muto, rispettando la regola d'oro voluta dal suo ideatore, Chuck Jones. Durante un incontro con la stampa, il regista ha raccontato la complessità tecnica e narrativa di questo progetto.
La fisica del silenzio e la magia del set
Far funzionare Willy il Coyote in un contesto live-action e all'interno di un'aula di tribunale ha richiesto anni di preparazione grafica e uno sforzo congiunto tra illustratori e storyboard artist prima ancora di girare. Il vero scoglio era permettere agli attori in carne ed ossa di interagire con un protagonista invisibile.
Come spiegato da Dave Green, la presenza fisica del personaggio è stata ricostruita sul set attraverso la recitazione tecnica: "I personaggi come Willy e Beep Beep non parlano, quindi abbiamo dovuto combinare il lavoro degli storyboard artist con la presenza di un burattinaio, Dave Barclay. Ha manovrato un pupazzo a grandezza naturale di Willy direttamente in scena con gli attori, per poi sfilarsi quando dovevamo girare il ciak definitivo. La vera sfida è stata far recitare il cast contro il nulla, affidandosi a movimenti complessi e ai classici cartelli scritti." Willy il Coyote porta con sé un'eredità pluridecennale che imponeva massima fedeltà. Il fatto di non potersi esprimere a voce o salutare la troupe ha quindi trasformato la recitazione in un puro esercizio di mimica e ritmo comico.
L'ottimismo incrollabile di Willy
Oltre al suo linguaggio del corpo esilarante, il silenzio di Willy racchiude la sua caratteristica psicologica principale: la totale incapacità di arrendersi: "Credo che il fondamento di questo personaggio sia il fatto di essere il più ottimista di tutti i Looney Tunes. Si sveglia ogni singolo giorno aspettandosi di mangiare lo stufato di Beep Beep, fa un piano, fallisce e ci riprova il giorno dopo. La sua passione e la sua perseveranza sono una lezione di vita. È un comico fisico travolgente, anche se probabilmente lui non vorrebbe esserlo." Ed è proprio in nome di questa sua perseveranza che i tanti fan si sono poi uniti per permettere al film di vedere filnalmente la sala.
La satira contro il colosso industriale
Il contrasto tra il tenace Coyote silenzioso e l'onnipotente multinazionale Acme riprende infine la grande tradizione dei classici cortometraggi d'animazione. "Spero che il film riesca a restituire la stessa quantità di critica sociale che c'era nei vecchi corti dei Looney Tunes, che riflettevano sempre la cultura del proprio tempo. È estremamente attuale raccontare la storia di un colosso aziendale che cerca di schiacciare chi si trova in una posizione di svantaggio."