Facile chiamarlo destino quando una serie di coincidenze più o meno (s)fortunate porta le cose ad andare in un modo invece che in un altro. E proprio sulla somma di circostanze apparentemente insignificanti, capaci di modificare in maniera potenzialmente radicale il corso degli eventi, si basa la premessa di Colisión, nuova esclusiva Netflix battente bandiera spagnola.
Il nuovo lungometraggio di Daniel Sánchez Arévalo, regista affermatosi in patria grazie a film come AzulOscuroCasiNegro (2006), Gordos (2009) e La gran familia española (2013), rappresenta un'incursione in un filone relativamente inflazionato sulla piattaforma di streaming, ovvero il thriller criminale, anche se, come detto, la sceneggiatura prova a suggerire delle sfumature in più rispetto a un intreccio lineare di stampo classico. Un intreccio che parte da un contesto storico-sociale che in tempi relativamente recenti ha avuto ripercussioni ovunque, ovvero le conseguenze della crisi economica e i salvataggi pubblici degli istituti bancari.
Colisión: un futuro tutto da scrivere
La storia ha inizio a Madrid, nell'anno 2013. In una Spagna ancora profondamente segnata dalla crisi economica, quattro individui mascherati fanno irruzione in una banca, prendendo in ostaggio il direttore Ernesto e obbligandolo con le maniere forti ad aprire le cassette di sicurezza. La banda vede tra i suoi componenti Pedro, ex poliziotto ormai in pensione, suo figlio Raúl e due giovani colleghi attualmente in servizio, Carla e Tomás. Un quartetto che il pubblico scoprirà ben presto non essere propriamente unito, bensì segnato da divisioni e segreti che rischiano di complicare inevitabilmente le cose.
Il colpo sembra andare nel migliore dei modi, con un bottino che include denaro e diamanti, ma quando il gruppo si dà alla fuga a bordo di un'automobile, resta coinvolto in un incidente e finisce fuori strada. Un evento che cambia tutto, giacché da quel momento il film comincia a mostrarci quattro distinte versioni della storia, in ognuna delle quali è morto uno degli occupanti.
Tante sottotrame
Una struttura a incastro, un'evoluzione quanto mai forzata delle dinamiche alla Rashomon (1950), che rischia in più occasioni di apparire fine a se stessa, anche per via dell'esasperata complessità narrativa che unisce quest'improbabile gruppo di poliziotti/criminali, ognuno alle prese con vari scheletri nell'armadio nel tentativo di nascondere le proprie responsabilità.
Il regista riparte ciclicamente dallo stesso momento, proponendo allo spettatore differenti varianti, una sorta di realtà parallele, dove la vittima cambia di volta in volta. Una modifica che permette di esplorare maggiormente alcune sottotrame altrimenti lasciate in sospeso, ma che rischia di risultare eccessivamente gratuita nelle proprie ambizioni, non sempre supportate da una struttura a incastro sufficientemente solida. Si arriva così a quell'ultima variante che prova a chiudere idealmente il cerchio, ma che fa sorgere ulteriori domande sul senso di quanto si è appena visto.
Un esercizio di stile?
Il titolo è quanto mai emblematico, in quanto richiama per l'appunto il momento del suddetto incidente, ma lo spettatore rischia di arrivare alla conclusione parzialmente disinteressato, in quanto lo script non ha fatto altro che offrirgli questa varietà di situazioni, e la mancanza di una linea guida che vada oltre la semplice "assunzione di colpa" alla lunga si fa sentire.
Certo, l'ultima prospettiva prova a ribaltare ulteriormente le carte in tavola, ma l'impressione è che tutto il minutaggio precedente sia privo di effettivo significato, al punto che Colisión appare più come un esercizio di stile fine a se stesso che come un'operazione fatta e compiuta.
Il folto cast, che vanta tra gli altri la presenza di volti conosciuti come Luis Zahera - la temibile "nemesi" di As bestas: La terra della discordia (2022) - e Laia Costa - assoluta protagonista del memorabile one-shot film Victoria (2015) - prova a mettere una pezza qua e là alle spigolature di una scrittura che chiede troppo senza poi ripagare in pari misura.
Conclusioni
La libertà concessa allo spettatore di osservare le diverse soluzioni narrative, successive all'iniziale incidente del titolo, non si concretizza in un'effettiva ambiguità narrativa, impedendo di esplorare le pur molteplici zone grigie da altre prospettive. Colisión rischia così di venire a noia prima del dovuto, nonostante qua e là emergano sprazzi di quello che avrebbe potuto essere senza un'eccessiva voglia di strafare, anche perché il cast è popolato dalle classiche "facce giuste al posto giusto" e la regia, nei momenti di maggiore tensione e più propriamente di genere, ha comunque un suo perché.
Perché ci piace
- Il cast corale capitanato da Luis Zahera e Laia Costa.
- Una regia efficace nei momenti ad alta tensione.
Cosa non va
- La sceneggiatura eccessivamente contorta e artificiosa nelle sue ambizioni.
- La ripetizione delle situazioni finisce per appesantire il ritmo e non arriva praticamente mai al sodo.