Al cinema ci piace sorprenderci. E così sapevamo dell'accoglienza per Club Kid al Festival di Cannes dove è stato presentato in Un Certain Regard, ma non abbiamo voluto approfondire oltre il lavoro di Jordan Firstman prima di approfittare del passaggio alla Festa di Roma e gustarcelo. E abbiamo fatto bene, perché il film è uno splendido viaggio che osa e ironizza, ma finisce poi per emozionare con tenerezza. Jordan Firstman ci immerge nella comunità queer, ma con un colpo di mano riesce ad avvolgerci di tenerezza e firmare uno dei film più delicati visti negli ultimi tempi. Per questo non può che farci piacere l'imminente arrivo al cinema anche in Italia, dal 3 dicembre grazie ad I Wonder Pictures.
La trama di Club Kid: dalla nightlife di Manhattan all'arrivo di Arlo
La storia del film di Firstman ruota attorno a Peter, un instancabile promoter della vita notturna newyorkese: le sue giornate scivolano tra after-party underground, relazioni fugaci, disincanto da social media e una totale assenza di freni inibitori. Questo equilibrio caotico va improvvisamente in frantumi con l'arrivo di Arlo, un bambino di dieci anni nato da una vecchia relazione con Sophie. Ritrovatosi all'improvviso genitore di un figlio di cui ignorava l'esistenza, Peter rifiuta di conformarsi alle regole della famiglia tradizionale e sceglie di trascinare Arlo nel suo eccentrico micromondo queer fatto di club, drag queen e orari sballati. La convivenza forzata tra i due si trasforma presto in un percorso a doppio senso: mentre il bambino scopre la complessità del mondo adulto, Peter si trova costretto a ridefinire il concetto di maturità senza rinunciare alla propria identità.
La rivelazione Reggie Absolom e il ruolo di Cara Delevingne
Club Kid segue il percorso del protagonista Peter, ha nel cast un volto popolare e magnetico come quello di Cara Delevingne, ma a scompaginare l'impianto narrativo ed emotivo del film è il giovanissimo Reggie Absolom, che ci regala un Arlo meraviglioso, un bambino che sa essere allo stesso tempo puro, tenero e brillante. È il pezzo di puzzle che va a completare il quadro della personalità di Peter, ma allo stesso tempo ne cambia totalmente il disegno.
Jordan Firstman è stato fortunato a trovarlo e bravo a sceglierlo e costruire con lui un bellissimo rapporto padre/figlio in divenire, in cui le dinamiche tra loro si alternano e completano a vicenda, tratteggiando un percorso di crescita che funziona, in modo diverso, per entrambi e arriva a trasmettere grande emozione in chi guarda.
Il tocco di Jordan Firstman tra satira e maturità
Club Kid è un film in cui Jordan Firstman investe molto, firmando in prima persona sia sceneggiatura che regia, ma caricandosi sulle spalle anche il ruolo di protagonista. È il suo Peter a dettare i tempi del racconto, perché sue sono anche le parole che compongono l 'ossatura del progetto e sue le scelte di una messa in scena che si tiene in perfetto equilibrio tra toni e approcci differenti: se in apertura il film osa ed è audace, immergendoci nella vita estrema e sregolata che ruota attorno al protagonista, l'arrivo di Arlo è accompagnato da sfumature differenti, da tenerezza ed emozione, innocenza e pura spontaneità. Il Peter che ne deriva non può che essere figlio dello scontro tra queste realtà e il modo in cui viene raccontato è sublime.
La colonna sonora di Cristobal Tapia de Veer e la fotografia notturna
C'è anche un importante senso del ritmo nel racconto di Club Kid, come se fosse la musica stessa che fa da sfondo alle feste della prima parte a dettare anche il senso del racconto e la forma del montaggio e della messa in scena. Il film di Jordan Firstman ha un gran senso del ritmo, una propria musicalità intrinseca che accompagna il racconto e si avvale dell'ottimo lavoro di Cristobal Tapia de Veer nel sottolineare le atmosfere di una New York notturna in cui il protagonista si immerge e opera.
Un'opera riuscita e sorprendente, quindi, che speriamo riesca a trovare il proprio pubblico anche nel nostro paese, a dispetto di un periodo non facile per tutte quelle uscite che non rientrano nella definizione di evento cinematografico, rassicurando lo spettatore proponendogli esattamente ciò che si aspetta di trovare. Ma a noi, come detto, al cinema ci piace sorprenderci.
E Club Kid ci ha sorpresi.
Conclusioni
In un panorama distributivo spesso appiattito su formule narrative iper-collaudate o su eventi da blockbuster a colpo sicuro, Club Kid dimostra come il cinema indipendente americano sappia ancora reinventare i generi dall'interno. Jordan Firstman compie un salto d'autore notevole: prende l'estetica caotica, dissacrante e frammentata della sua comicità contemporanea e la mette al servizio di un racconto universale di crescita e responsabilità. Non è una semplice favola queer sulla "famiglia scelta", ma un'indagine sincera sul prezzo emotivo dell'uscire da un egoismo infantile per fare spazio all'altro. Un esordio che diverte senza superficialità e commuove senza facili ricatti lacrimogeni, confermandosi come una delle sorprese più autentiche della stagione cinematografica autunnale.
Perché ci piace
- Reggie Absolom regala un magnifico piccolo Arlo ed evita ogni stereotipo da "bambino prodigio"; la sua alchimia naturale con Jordan Firstman è il cuore pulsante del film.
- Il passaggio dalla sfrontatezza edonistica della notte queer alla delicatezza dell'intimità familiare avviene senza strappi o forzature melodrammatiche.
- La colonna sonora di Cristobal Tapia de Veer detta il battito del film, valorizzando una New York notturna fotografata lontano dalle solite cartoline.
- Dialoghi brillanti, tempi comici perfetti e una satira tagliente dell'ecosistema culturale dei trentenni urbani.
Cosa non va
- Il personaggio di Sophie di Cara Delevingne, pur magnetico e funzionale all'innesco narrativo, viene presto relegato ai margini della dinamica principale.