Claudio Santamaria: "Alberto Sordi? Unico, folle e libero"

Al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento, Claudio Santamaria ha omaggiato Alberto Sordi nel centenario della sua nascita: un'occasione per parlare di cinema e della possibilità, un giorno, di vederlo dietro la macchina da presa.

INTERVISTA di 01/08/2020
Gli Anni Piu Belli 7
Gli anni più belli: Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti in una scena del film

Di recente nell'ultimo videoclip di Achille Lauro, Bam bam twist, abbiamo visto Claudio Santamaria lanciarsi nella reinterpretazione di una delle scene più iconiche di Pulp Fiction, il ballo scatenato di Uma Thurman e John Travolta. Una sfida che ha affrontato insieme alla moglie, la giornalista Francesca Barra, con cui ha scritto anche un libro, La giostra delle anime. Negli anni non si è mai risparmiato, ha rischiato, giocato, sperimentato: ha cantato (per interpretare Rino Gaetano nell'omonima fiction Rai), doppiato (è sua la voce di Batman nella trilogia diretta da Nolan), e condotto, presentando il Concertone del 1 maggio nel 2008.

Claudio Santamaria conferma la sua vocazione di artista eclettico, anche se quello dell'attore rimane il suo primo amore, "la professione che mi ha insegnato il cinema, tutto quello che so l'ho imparato attraverso questo mestiere meraviglioso a cui sarò sempre grato", ci dice durante l'intervista. Gli ha insegnato che "non si finisce mai di imparare", e lui lo ha sempre dimostrato dagli esordi con Pieraccioni e Muccino (Fuochi d'artificio, L'ultimo bacio) alla consacrazione definitiva con il David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot. A dicembre lo vedremo in Freaks Out, il film di Gabriele Mainetti, in sala dopo una lunga gestazione. In questi giorni, ospite al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento, ha omaggiato Alberto Sordi nel centenario della sua nascita, con una piece, Alberto Sordi. 100 anni da re.

L'omaggio a Sordi e l'arte del mattatore

Al di là di quello che è stato nell'immaginario collettivo, che cosa ha rappresentato Alberto Sordi per il tuo cammino da artista?

Brutti e cattivi: Sara Serraiocco e Claudio Santamaria in una scena del film
Brutti e cattivi: Sara Serraiocco e Claudio Santamaria in una scena del film

Alberto Sordi è libertà, follia creativa, ti mostra fino a dove ci si può spingere e fino a dove soprattutto ci si può utilizzare in maniera buffa e divertente. Ti fa capire quanto un attore possa prestare il proprio corpo, la voce e le emozioni anche per mettersi in ridicolo. È il massimo della spersonalizzazione, è quello che ogni attore dovrebbe vivere, invece a volte non si vogliono fare 'brutte figure', in quel senso Sordi era totalmente al servizio di ciò che faceva.

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E tu? Sei un attore che ha paura delle "brutte figure"?

Quando ti imbruttiscono, ti cambiano, come mi è stato chiesto di fare diverse volte, assolutamente no. Sordi non aveva paura di apparire brutto, ed è una caratteristica fondamentale per un attore.

È un modello di comicità che vedi ancora nella nostra commedia?

Sordi è unico. Adesso vedo tanti tentativi di imitazione, che non hanno nulla a che vedere con quel tipo di comicità e di follia. Non credo alla formula dell''erede di qualcuno' nell'arte, gli attori sono unici, non ci sono eredi di Gassman ad esempio, o di Mastroianni. Nel caso di Sordi non c'è un attore con quella follia, era un matto. Quando guardo Un americano a Roma dove lui figura anche tra gli sceneggiatori, penso sempre che la maggior parte delle cose che accadono in quel film, sia improvvisazione. Parlare di eredi di Sordi è come pensare a un erede di Totò: un'altra maschera, un altro straordinario personaggio che scriveva e inventava di volta in volta recitando.

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Il video di Achille Lauro, il piacere di rischiare, la regia

Tutto Il Mio Folle Amore 2
Tutto il mio folle amore: Claudio Santamaria durante una scena del film

Nel videoclip dell'ultimo singolo di Achille Lauro reinterpreti insieme a tua moglie l'iconica scena del ballo di Pulp Fiction. Come è nata quell'idea? E la collaborazione con Achille Lauro?

Io e Francesca siamo stati contattati da Achille Lauro, credo che l'idea di quella scena sia sua. Ci è sempre piaciuto come artista, è un personaggio che si sa reinventare costantemente, come ha dimostrato con la sua partecipazione a Sanremo: lo ha fatto creando qualcosa, creando spettacolo, scalpore, stupore. Ha innescato un dibattito, una discussione, la sua arte può piacere o no, ma rimangono delle performance che fanno parlare. Gino Castaldo lo ha definito un "Vasco Rossi 2.0". A Sanremo con "Vado al massimo" Vasco arrivò ultimo, tutti si chiedevano chi fosse, nessuno lo capì, poi è diventato Vasco Rossi. Proprio come lui Lauro si mette in gioco, sperimenta, rischia; la possibilità di rischiare è un aspetto dell'arte che mi piace molto.
Se non rischi nell'arte non vedo in quale altro luogo lo si possa fare: non ti stai lanciando con un paracadute, stai facendo spettacolo. Di lui mi piace molto il modo di porsi, la creatività musicale, artistica e visiva.

Claudio Santamaria e Francesca Barra in versione Pulp Fiction nel video di Achille Lauro

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Celebrity Hunted: Caccia all'uomo - Claudio Santamaria e Francesca Barra in fuga

Hai già girato un cortometraggio. A quando il tuo esordio alla regia di un lungo? Quali storie ti piacerebbe raccontare da regista?

È un po' presto per parlarne, ma i miei registi preferiti sono Lynch e Fellini, e amo le storie raccontate da Jim Jarmusch. Di recente invece mi è piaciuto molto un film che ho recuperato un po' di tempo fa, Storie Pazzesche, candidato agli Oscar nel 2015 come miglior film straniero, lo rivedo spesso. Il regista è argentino ed è straordinario il modo in cui riesce a coniugare delle storie molto crude e violente con un'ironia fortissima.
In questo Tarantino è un maestro, riesce a mostrarti degli spaccati di criminalità molto cruenti, facendoti ridere e turbandoti nello stesso tempo. Unire questi due elementi per me sarebbe un grandissimo risultato.

L'emergenza Covid ha esasperato e portato alla luce problemi preesistenti. Quali criticità ha portato alla luce nel caso del cinema?

In Italia il cinema è un'industria molto piccola rispetto a quella francese o statunitense. Le criticità ci sono sempre state, dalle difficoltà di distribuzione a quelle produttive. Mi sembra però che da qualche tempo a questa parte ci sia un po' più di coraggio, grazie anche al diffondersi di piattaforme come Netflix che, alzando il livello delle serie, hanno spinto anche le nostre reti nazionali ad alzare il tiro. E poi sta tornando la varietà del cinema di genere, che il nostro cinema aveva.

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Venezia 2019: Claudio Santamaria durante il photocall di Tutto il mio folle amore

Ma con l'emergenza di questi mesi sono emerse alcune problematiche pregresse, come ad esempio il fatto che la categoria degli attori, così come quella dei tecnici, delle maestranze, non abbiano una forza contrattuale alta e un sindacato forte che li protegga, e che non ci siano delle leggi, come succede in Francia ad esempio, capaci di salvaguardare e sostenere il cinema. Il Fus (Fondo unico dello spettacolo) è molto meno di quanto il cinema paghi in tasse.
In questi mesi si è parlato di tutto, tranne che di cinema e arte, basta pensare che abbiamo un Ministero che accorpa spettacolo è accorpato al turismo. Come puoi pensare che lo spettacolo possa essere accostato al turismo? Sono due comparti con esigenze e introiti estremamente diverse, viviamo in un paese dove si concentra la maggior parte del patrimonio artistico mondiale, ma sembra non importi a nessuno.