Beast, recensione: sudore e testosterone per un film di botte uguale ad altri cento

L'archetipo del ring e uno sport-movie dallo standard garantito. Scrive e interpreta Russell Crowe, ma il protagonista è il granitico Daniel McPherson.

Una scena di Beast

La caduta e la conseguente risalita, le botte da orbi, il sudore, gli allenamenti. Equazione standard, applicata a uno sport movie che punta alle emozioni più semplici e dirette. Prevedibile fin dalle prime scene, puntando sul testosterone e le facce giuste. Nulla di imprescindibile, immediatamente riconoscibile, Beast di Tyler Atkins è, affilandoci a tutti gli altri che l'hanno scritto, una specie di non richiesta rivisitazione di Rocky.

Beast Scena Film
Daniel McPherson in Beast

Molto, molto alla lontana, chiaro, nemmeno minimamente avvicinabile, ma per rendere la giusta idea della metratura è, per quanto possibile, il paragone più calzante. La domanda è: funziona? Se non avete troppe preteste, e al netto di una ridondante e continua (e quindi stancante) dimostrazione di forza, sì.

Beast, la rivincita di Daniel McPherson

Abbastanza curioso che Beast sia stato scritto da David Frigerio e da Russell Crowe, che si è ritagliato anche una parte non centrale ma determinante. Al centro del film c'è Patton James (Daniel McPherson), ex leggenda della MMA (arti marziali miste) che, dopo una crisi personale, tanto per cambiare, ha appeso i guantoni al chiodo. Lo ritroviamo dieci anni dopo. Ha messo su famiglia e fa il pescatore.

Beast Russell Crowe Daniel Macpherson
Beast: Russell Crowe e Daniel MacPherson in una scena

La promessa di "non combattere più" però è tradita: quando il fratello Malon (Mojean Aria) viene pestato di botte dall'incattivito lottatore Xavier (Bren Foster), Patton decide di rimettersi in gioco per affrontare il temibile Xavier, campione in carica dell'ONE Championship. Se i muscoli, dopo tanto tempo, hanno bisogno di essere risvegliati, Sammy (Crowe), l'ex allenatore di Patton, è inizialmente restio ad allenarlo.

Standard per un film da vedere e subito dimenticare

Beast è uno di quei film a prova di "distrazione". Abbassi lo sguardo, pensi ad altro, ti concedi un pisolino. Quando riprendi la visione la storia è tutta lì, praticamente dove l'avevi lasciata. Insomma, non ti sei perso nulla, e nulla ti perderai. Lo scontro definitivo, la vendetta, la redenzione. Pugno dopo pugno, livido dopo livido. C'è tutto quello che dovrebbe esserci: un orizzonte riciclato, in cui si riciclano scene e personaggi.

Beast Russell Crowe
Beast: Russell Crowe in una scena

Atkins va detto che le scene sul ring sa pure girarle (e ci mancherebbe), punta al movimento e al dinamismo, quando però il ritmo rallenta - poche volte, bisogna dirlo - Beast insegue un'enfasi ridondante sorretta da un'incessante e appesantita colonna sonora, e pure sottolineata da una serie di frasi che puntano sulla retorica (tipo, "il tempo non è merce di scambio. Abbiamo momenti e memoria, se non vivi il momento non avrai memoria", dice un ammaccato Russell Crowe nei panni del "classico" allenatore).

Chiaro: ciononostante manca il dramma e il concetto, se non la sostanza che potrebbe reggere un montaggio che sfiora le due ore (troppe). Se poi l'estetica della lotta - con poesia annessa - funziona sempre sul grande schermo, un certo tipo di storytelling fin troppo abusato finisce per incrinare il tutto. Cosa resta? Niente di memorabile, se non una visione pigra che, a sprazzi, ci ricorda perché lo sport e la narrativa, anche nel peggiore dei casi, è sempre una combo vincente. O quasi.

Conclusioni

Beast punta alla forza e al testosterone raccontando una storia - fin troppo canonica - di cadute e risalite. Dall'altra parte l'enfasi sembra eccessiva, così come è eccessiva una certa retorica che spinge sulle frasi fatte. Le regole dello sport-movie ci sono tutte, ma l'identità generale sembra mancare. Certo, se amate l'MMA troverete pane per i vostri denti.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La lotta è sempre cinematografica.
  • Se amate le storie di redenzione...

Cosa non va

  • ... ma tutto fin troppo telefonato.
  • Un'insieme di elementi ricorrenti nel genere.
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