C'era una volta

2011 - 2018

C'era una volta 7: la recensione del gran finale

La popolare serie TV fantasy si conclude una volta per tutte con una settima stagione deludente: e vissero tutti felici e contenti in quel di Storybrooke.

La chiusura di C'era una volta non dovrebbe stupire nessuno: avevamo già notato, nella nostra recensione del midseason finale, che la nuova stagione faticava a decollare. Non siamo proprio riusciti a giustificare l'esistenza di questa settima annata fino alla fine, specialmente alla luce non solo di tutti i problemi che C'era una volta si trascinava dietro da qualche anno, ma anche di una conclusione, quella della sesta stagione, che ci era sembrata ideale, nonché perfettamente in linea con lo spirito fiabesco e surreale della storia.

C'era una volta: una scena con Lana Parrilla nella settima stagione della serie

Per qualche motivo, i creatori della serie Edward Kitsis e Adam Horowitz hanno deciso di proseguire con un cast quasi completamente rinnovato in una location inedita, ma è evidente che la settima stagione non era nei loro piani perché, col passare dei mesi, la sceneggiatura ha continuato a fare sempre più acqua da tutte le parti. A un certo punto è proprio sembrato che gli scrittori procedessero a tentoni, poco convinti dalle nuove scelte intraprese a inizio anno e indecisi se tornare o meno sui loro passi. C'era una volta ha quindi raggiunto un epilogo confuso, frammentario e incoerente che non è riuscito a toccare le corde giuste neppure nel finale corale ma privo di spessore.

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C'era una volta: Ginnifer Goodwin e Josh Dallas nell'episodio Leaving Storybrook

Su e giù per Hyperion Heights

C'era una volta: Lana Parrilla in una scena dell'episodio Leaving Storybrook

La nuova location di Hyperion Heights ha faticato a rievocare l'atmosfera surreale di quella Storybrooke in cui è cominciata questa storia sette anni fa, tant'è che negli ultimi episodi abbiamo finito col tornare nel Maine per chiudere il cerchio: era giusto così, sotto molti punti di vista, ma il cambio di location, così repentino a fine annata, ha tradito ancora una volta le incertezze degli scrittori, incertezze che si sono riflesse per oltre venti episodi nella scelta degli attori, nella recitazione, nell'assurdità di un intreccio che è diventato inutilmente complicato e privo di direzione.

C'era una volta: una scena dell'episodio Leaving Storybrook

Avevamo lasciato C'era una volta, prima di Natale, con un cliffhanger in cui si era palesata quella che sembrava essere la vera minaccia della stagione: non solo Victoria Belfrey (Gabrielle Anwar) ovvero Lady Tremaine, ma un'intera congrega di streghe. In realtà, ben presto la situazione è cambiata e sono apparsi due nuovi avversari nel quartiere di Seattle: un misterioso assassino di streghe (Nathan Parsons) e il suo manipolatore, il Dottor Facilier (Daniel Francis). Le identità e i veri scopi di questi personaggi si sono purtroppo intuiti in pochissimi minuti. Gli autori li hanno introdotti troppo tardi, caratterizzandoli in modo approssimativo e frettoloso: siamo stati ben lontani, insomma, dal carisma di Tremotino (Robert Carlyle), Uncino (Colin O'Donoghue) e Regina (Lana Parrilla), antagonisti passati dalla parte dei buoni che hanno avuto diversi anni per respirare.

C'era una volta: Alison Fernandez  nell'episodio Leaving Storybrook

Ma il vero problema di questa ultima stagione di C'era una volta non risiede forse neppure nella debole caratterizzazione dei nuovi personaggi, né tanto meno negli intrecci sentimentali poco convincenti e forzati. Qualcosa si è spento a livello di ingegnosità. I primi anni era divertente collegare tutti i puntini e scoprire in che modo Kitsis e Horowitz avevano reinterpretato alcune fiabe famose. Avevamo trovato molto originale la scelta di fondere nello stesso personaggio favole diverse: Tremotino, per esempio, che al tempo stesso era la Bestia ma anche il Coccodrillo di Peter Pan. Nell'ultima stagione, tuttavia, gli autori hanno giocato troppo con questo stratagemma, incrociando le varianti di certe favole, come quelle di Cenerentola e Raperonzolo, in più personaggi contemporaneamente.
La trama, però, si è fatta troppo pasticciata, incostante e pretestuosa. Assumendo contorni sempre più da soap opera, persino i colpi di scena hanno perduto ogni impatto, e gli sceneggiatori hanno ricorso sempre più spesso al deus ex machina per cavare i protagonisti d'impaccio. Le ultime puntate sono state un susseguirsi di manufatti ispirati a fiabe o film Disney più o meno recenti, rivelazioni forzate, decisioni poco credibili, mentre vecchi personaggi che avrebbero dovuto essere di supporto hanno guadagnato campo sempre più velocemente, fino a oscurare la nuova generazione che avrebbe dovuto trascinare C'era una volta negli anni a venire.

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Un lieto fine per tutti

C'era una volta: Josh Dallas e Ginnifer Goodwin nell'episodio Leaving Storybrook

Tutto si è concluso in due episodi che hanno compresso nella loro durata tutti i pregi e i difetti di C'era una volta, sfortunatamente spostando l'asticella più verso i secondi. Quando ABC ha deciso di non rinnovare la stagione per un'ottava annata, gli autori hanno chiuso in fretta e furia le sottotrame in sospeso - e neppure tutte - e riportato in scena il Tremotino del Regno dei Desideri, "boss finale" di una stagione che a tratti è sembrata veramente un brutto videogioco. Nello scontro finale, si verificano i prevedibili sacrifici e cambi di rotta cui ci ha abituati C'era una volta. Uncino si sacrifica per salvare la figlia Alice (Rose Reynolds) ma viene riportato in vita da Tremotino che, rinunciando alla propria vita per salvare l'amico, sconfigge il suo alter ego malvagio e si riunisce a Belle (Emilie de Ravin) nell'Aldilà.

C'era una volta: Dania Ramirez e Andrew J. West nell'episodio Leaving Storybrook

Regina, invece, affronta in un ridicolo duello all'arma bianca proprio la versione alternativa del figlio adottivo Henry (Jared Gilmore), traviata da Tremotino e dal desiderio di vendetta. Una stucchevole apparizione di Robin Hood (Sean Maguire) la aiuterà a convincere Henry che tutti meritano una seconda occasione, salvando così tutti gli abitanti di tutti i mondi delle favole che rischiavano di essere intrappolati in libri senza lieti fine. Il punto di forza di C'era una volta, che ne ha cementificato la popolarità specialmente nel circuito delle famiglie, è stato sempre il cliché più bello del mondo: l'amore è più potente di ogni maleficio o legame di sangue, il bene trionfa sempre, tutti meritano una seconda opportunità. Sono messaggi splendidi, ma ci sono casi e casi.

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C'era una volta: Robert Carlyle nell'episodio Leaving Storybrook

Così, quando nel gran finale la Regina Cattiva diventa la Regina Buona e viene incoronata sovrana di tutti i regni, ora riuniti nei confini di Storybrooke, non siamo riusciti a trattenere una smorfia. Nel salone del castello, gli sceneggiatori hanno riunito gli attori più importanti di questa stagione e delle precedenti, perciò non poteva mancare neppure l'ex protagonista Emma Swan (Jennifer Morrison). Per i fan di C'era una volta, il montaggio finale che, tra scroscianti applausi, accompagna le parole di Regina e una carrellata di riprese nella cittadina di Storybrooke, deve essere stato sicuramente commovente. Ma un occhio più attento non può fare a meno di ricordare che alcuni di quei personaggi, intenti a divertirsi e sorridere allegramente, hanno compiuto efferati omicidi, messo interi regni a ferro e fuoco, assassinato amici e famigliari dei presenti.

C'era una volta: Tiera Skovbye e Rose Reynolds  nell'episodio Leaving Storybrook

Sì, C'era una volta è pur sempre una favola, ma nel ricordarci che nessuno è mai del tutto perduto, valica anche un sottile confine tra bene e male che è giusto imparare a distinguere, non ignorare completamente. Un finale confuso, quindi, come tutta la stagione. C'era una volta si unisce purtroppo a quelle serie televisive che finiscono con l'essere prolungate insensatamente, culminando in epiloghi affrettati e superficiali. Peccato, perché se gli autori avessero avuto il coraggio di tentare veramente la strada del "requel" (un prodotto a metà strada tra il reboot e il sequel) forse le cose sarebbero andate diversamente.

C'era una volta 7: la recensione del gran finale
Christian Colli
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
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