Cambiare l’acqua ai fiori, la recensione: tra poesia e fedeltà al romanzo

Jean-Pierre Jeunet adatta Cambiare l'acqua ai fiori, il romanzo di Valérie Perrin, con Leïla Bekhti e Matthias Schoenaerts. Un dramma poetico tra memoria e lutto presentato alla Festa del cinema di Roma.

Un'immagine di cambiare l'acqua ai fiori

Ci sono storie capaci di far vibrare le corde dell'animo come poche altre, narrazioni così delicate e al contempo incisive che, anche a distanza di tempo, resta praticamente impossibile dimenticare. Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin appartiene senza dubbio a questa categoria: una vicenda dolorosa e insieme accogliente, che trova ora una nuova dimensione sul grande schermo grazie alla mano di Jean-Pierre Jeunet, già autore di pietre miliari come Il favoloso mondo di Amélie e Una lunga domenica di passioni. Presentata alla Festa del Cinema di Roma, questa trasposizione del romanzo della scrittrice francese si rivela un'opera affascinante e ben calibrata.

Tra le ombre del passato e la cura del presente

Violette Toussaint svolge un lavoro singolare: è la custode del cimitero di Brancion-en-Châlon, un piccolo comune della Borgogna. La sua esistenza, però, non è sempre trascorsa tra viali alberati e lapidi silenziose. Anni prima la donna era legata a Philippe e insieme avevano una bambina, Léonie; a quel tempo, Violette si guadagnava da vivere come casellante in un passaggio a livello manuale. Una quotidianità familiare tutt'altro che idilliaca: Philippe era una presenza distratta e sfuggente, incline ai tradimenti e del tutto disinteressato al lavoro e alle incombenze domestiche.

Cambiare Lacqua Ai Fiori Scena Immagine Film
Una scena del film

Violette quindi custodisce gelosamente il proprio vissuto, evitando di riaprire vecchie ferite. Tuttavia, quando alla sua porta si presenta Julien, un commissario di polizia giunto da Marsiglia per esaudire l'ultimo desiderio della madre (far riposare le sue ceneri accanto a quelle dell'amante segreto) per la protagonista giunge il momento ineludibile di fare i conti con la memoria, affrontando anche quegli snodi dolorosi che avrebbe preferito lasciare per sempre nell'oblio.

Fedeltà al testo e chiaroscuri d'autore

Cambiare l'acqua ai fiori si dimostra un film emotivamente coinvolgente, capace di valorizzare ogni passaggio narrativo pur rimanendo fedele allo spirito del testo d'origine. Il romanzo di Valérie Perrin sembra aver costituito una solida bussola durante la stesura della sceneggiatura, che sceglie saggiamente di preservarne la costruzione temporale e gli sbalzi cronologici originali. Questa impostazione permette allo spettatore di svelare per gradi l'animo di Violette, le sue ferite intime, gli affetti e le improvvise rinascite. La trama si compone infatti di lutto, malinconia e piccole epifanie quotidiane, che scandiscono il presente con una cadenza al tempo stesso sommessa e profonda.

Cambiare Lacqua Ai Fiori Scena Castellitto
Sergio Castellitto in Cambiare l'acqua ai fiori

Violette domina la scena dall'inizio alla fine, valorizzata dall'interpretazione ricca di sfumature di Leïla Bekhti abile nell'infondere al personaggio la giusta fragilità senza mai privarlo di veridicità e calore. Altrettanto convincente risulta la prova di Matthias Schoenaerts: il suo Philippe è un ritratto credibile di debolezza, indolenza ed egoismo, venato tuttavia di una sofferenza profonda che gli conferisce tridimensionalità. A convincere meno, al contrario, sono i personaggi secondari.

Jeunet proviene d'altronde dal mondo dell'illustrazione e del fumetto e, come già accadeva in Amélie, tende a tratteggiare le figure di contorno con toni marcatamente eccentrici e caricaturali. In questo contesto più intimo e drammatico, tale cifra rischia di spezzare l'armonia d'insieme, incrinando a tratti quel pathos autentico che sostiene l'intero lungometraggio.

La cifra visiva

La regia, nel suo complesso, dimostra comunque una solida tenuta, confermando quell'estetica ricercata e immediatamente riconoscibile che contraddistingue da sempre l'autore. Si tratta di un linguaggio visivo peculiare che non mancherà di dividere, ma che, al netto delle criticità espresse poc'anzi, sa trovare un felice punto di contatto con l'universo narrativo della Perrin, accostandosi al racconto con una sensibilità visiva non priva di poesia.

Conclusioni

L’adattamento cinematografico di Cambiare l’acqua ai fiori firmato da Jean-Pierre Jeunet convince per la fedeltà alla struttura temporale del romanzo di Valérie Perrin, una scelta che permette di svelare con delicatezza il peso emotivo della memoria. Il cuore pulsante dell'opera risiede nelle interpretazioni: Leïla Bekhti offre una prova luminosa e misurata, capace di bilanciare fragilità e dignità, affiancata da un Matthias Schoenaerts che dona spessore e credibilità a una figura complessa e sfuggente. Se da un lato la regia conferma una cifra estetica poetica e riconoscibile, perfettamente in sintonia con le atmosfere intimiste del racconto, dall'altro la propensione di Jeunet a tratteggiare i comprimari con toni marcatamente caricaturali stona un po’con il dramma di fondo, spezzando a tratti il pathos di un film nel complesso solido ed emozionante.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Le interpretazioni di Leïla Bekhti e Matthias Schoenaerts.
  • La fedeltà all'opera originale, pienamente compresa e reinterpretata.

Cosa non va

  • Personaggi secondari troppo caricaturali.
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