Calibro 9, la recensione: il poliziottesco chiama, Toni D'Angelo spara

La recensione di Calibro 9, sequel ideale del cult Milano Calibro 9, diretto da Toni D'Angelo e interpretato da Marco Bocci e Alessio Boni, dal 4 febbraio su Amazon Prime Video.

RECENSIONE di 04/02/2021
Calibro 9 Michele Placido Marco Bocci
Calibro 9: Michele Placido e Marco Bocci in auto

Come scoprirete da questa recensione di Calibro 9, il film di Toni D'Angelo non si configura solo come sequel ideale di Milano calibro 9, ma si pone come vero e proprio omaggio al poliziottesco, rimodernato grazie a qualche tocco che però non ne altera i tratti essenziali. Violento, frenetico, il sequel si riallaccia al cult di Fernando Di Leo del 1972 raccontando le gesta del figlio di Gastone Moschin e Barbara Bouchet, Fernando Piazza, interpretato da Marco Bocci. Proprio come il padre, anche Fernando, che di mestiere fa l'avvocato, si ritrova invischiato in una colossale truffa culminata nella sparizione di cento milioni di euro.

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Calibro 9: una sequenza del film

Lungi dall'essere essenziale per la visione, la conoscenza di Milano calibro 9 aiuta a gustare a fondo la miriade di omaggi e citazioni che costellano Calibro 9, dai parallelismi nelle storie ai rimandi al personaggio di Ugo Piazza/Gastone Moschin, di cui a un certo punto si vede perfino la tomba. Ma a darci la misura della libertà che si prendono gli autori ci pensa l'apparizione di Barbara Bouchet nei panni della madre di Fernando, Nelly, morta alla fine di Milano calibro 9. L'unico personaggio la cui continuità narrativa è coerente col passato è Rocco Musco, criminale affascinato dall'abilità di Ugo Piazza che ne vendicherà la morte nel finale del film di Fernando Di Leo. A interpretarlo negli anni '70 era Mario Adorf. Adesso il testimone passa a un canuto Michele Placido in un ruolo piccolo, ma incisivo. In apertura di Calibro 9 lo troviamo appena uscito di prigione dopo aver scontato la detenzione per aver ucciso proprio il killer di Ugo Piazza.

Quando il genere si adegua al presente

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Calibro 9: intenso primo piano di Ksenija Rappoport

Già in Falchi, Toni D'angelo si era misurato col poliziottesco. Stavolta il regista con la propensione per il genere trova la sponda ideale nella collaborazione con Gianluca Curti, figlio di Ermanno Curti, produttore di tanti cult di genere tra cui la celebre 'trilogia della Mala' di Fernando Di Leo di cui Milano Calibro 9 fa parte. Fin dalle prime scene, la passione di Toni D'Angelo per la materia trattata appare chiarissima. Il regista si riallaccia al passato espandendo le possibilità di una storia che coinvolge hacker, pezzi grossi della finanza, avvocati di grido, agenti di polizia dalla moralità tutt'altro che impeccabile e la ndrangheta in un'avventura internazionale. Se Milano era teatro unico dell'azione nel film di Fernando Di Leo, la sua scomparsa nel titolo di Calibro 9 è tutt'altro che casuale. Grazie a un budget più consistente, la storia si delinea come un'avventura internazionale che rimbalza da Milano a Montecarlo, dalla Calabria ad Anversa, teatro della "santa", incontro tra clan mafiosi.

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La fascinazione di Toni D'Angelo per stile, atmosfere, dialoghi del poliziottesco d'antan non gli impedisce di attualizzare il genere. Alle scene più sporche e sanguinolente - l'escalation di violenza degli scagnozzi della mala in cerca dei 100 milioni spariti che culmina nella visita alla Madre di Fernando Piazza - corrispondono sofisticate sequenze action e inseguimenti automobilistici al ralenti debitori più di James Bond che di Er Monnezza. Lo spirito del poliziottesco si riveste di una confezione elegante, a tratti patinata, supportata da un montaggio rapido che però cede il passo spesso e volentieri a sequenze dialogiche che hanno lo scopo di permetterci una conoscenza più approfondita dei singoli personaggi.

Facce da carogna: una sfida per il cast

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Calibro 9: Marco Bocci e Alessio Boni in una scena

Nonostante l'impegno infuso da tutti i membri del cast di Calibro 9, le scelte di casting risultano avventurose. Nel ruolo dell'avvocato senza scrupoli che non disdegna di venire a patti col crimine, Marco Bocci ha la faccia troppo pulita. Il physique du rôle lo aiuta molto di più a risultare convincente nei (pochi) momenti romantici del film. Sempre intensa, Kseniya Rappoport interpreta l'avvocatessa penalista Maia Corapi, membro di un importante clan della ndrangheta, ruolo che la costringe a reinventarsi sfoderando grinta e doti di action woman. L'azzardo più grosso riguarda, però, il personaggio di Alessio Boni che interpreta un poliziotto impegnato a pedinare Maia Corapi con l'intento di alimentare la guerra tra clan per tornaconto personale. I suoi scopi e le motivazioni che lo guidano risultano piuttosto torbidi. Non meno oscura è la ricostruzione del puzzle che va a comporre la truffa a matrioska al centro della storia. Alla prima visione non è così semplice districarsi nel turbine di personaggi e colpi di scena, ma questo fa parte del gioco.

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Calibro 9: una scena del film

Una delle caratteristiche principali del poliziottesco è la presenza di personaggi al di là del bene e del male, figure dalla moralità discutibile sempre pronte a vendersi al miglior offerente descritte magistralmente da Giorgio Scerbanenco, i cui racconti erano alla base di Milano Calibro 9. Toni D'Angelo e il suo cast si misurano coraggiosamente con un modello difficile da eguagliare. Le incertezze nell'interpretazione che trapelano a tratti sembrano legate soprattutto all'incapacità di perseguire un'unica strada e alla contaminazione di una moderna sensibilità con un genere piuttosto granitico. I personaggi così cool e così fuori dal tempo di Di Leo oggi invocano un maggior approfondimento psicologico perseguito in quelle sequenze dialogiche che spezzano il ritmo dell'azione. Un restyling su cui i puristi avranno da ridire, ma che raggiunge lo scopo primario di intrattenere il pubblico con un omaggio traboccante di sincera passione.

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Conclusioni

Un film che trasuda ammirazione per la stagione del poliziottesco all'italiana anni '70, come sottolinea la recensione di Calibro 9, nuova incursione del genere di Toni D'Angelo che riparte dal cult Milano Calibro 9 per immaginare una (dis)avventura occorsa al figlio di Gastone Moschi e Barbara Bouchet, un avvocato con la passione per i soldi facili interpretato da Marco Bocci. Nel film anche Alessio Boni nei panni dei panni di un poliziotto con più ombre che luci sulle sue azioni e Ksenija Rappoport in quelli di una bella e coraggiosa avvocatessa che proviene da una famiglia della ndrangheta. Il genere riletto in chiave moderna con qualche modifica e tanto citazionismo.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.1/5

Perché ci piace

  • Per gli amanti del genere, il film contiene numerose chicche.
  • Interessante l'esperimento di Toni D'Angelo di usare uno dei generi più codificati come il poliziottesco innestandovi suggestioni moderne.
  • Il film intrattiene grazie a una truffa rompicapo e a scene d'azione spettacolari.

Cosa non va

  • Il cast viene messo alla prova con personaggi fuori dal tempo i cui toni non sempre risultano azzeccati.
  • I tentativi di approfondimento psicologico tipici di tanto cinema moderno potrebbero non essere graditi dai puristi.