Buon compleanno, Woody Allen: i migliori film di un talento senza età

Woody Allen festeggia 90 anni: rendiamo omaggio al regista newyorkese ripercorrendo i grandi film che l'hanno visto imporsi come un impareggiabile cantore di sentimenti e nevrosi tipici della società moderna.

Un ritratto di Woody Allen

Se un mio film riesce a far sentire infelice una persona in più, allora sento di aver fatto il mio lavoro.

Si potrebbe pensare che il cinema di Woody Allen sia attraversato da un disperato nichilismo e da una sfiducia pressoché totale nei confronti del genere umano; del resto è stato lui stesso a ribadirlo, a più riprese, in film che attraversano ormai quasi sessant'anni di carriera. Basti ricordare il monologo pronunciato per bocca dello stesso Allen dal suo ideale alter ego, Alvy Singer, nell'incipit del film più famoso dell'autore newyorkese, Io e Annie: "Due vecchiette sono ricoverate nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: 'Ragazza mia, il mangiare qua dentro fa veramente pena', e l'altra: 'Sì, è uno schifo, ma poi che porzioni piccole!'. Be', essenzialmente è così che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità, e disgraziatamente dura troppo poco".

L'intramontabile Woody: perché non smetteremo mai di volergli bene

Woody Allen
Un'immagine di Woody Allen

Ed è assai probabile che da allora Woody Allen, all'anagrafe Allan Stewart Konigsberg, non abbia cambiato idea; nemmeno su quell'ultima parte, sebbene oggi il grande regista e sceneggiatore festeggi il traguardo dei novant'anni. Che si tratti delle dissacranti parodie girate nella prima fase della sua carriera, fra Prendi i soldi e scappa del 1969 e Amore e guerra del 1975 (senza dimenticare quel curioso 'esordio' del 1966, Che fai, rubi?, costituito dal rimontaggio e dal ridoppiaggio di un thriller spionistico giapponese), o dell'analisi di una casualità insondabile e beffarda proposta nel suo lavoro più recente, Un colpo di fortuna, Allen non ha mai smesso di metterci in guardia dal carattere illusorio delle "magnifiche sorti e progressive", dipingendo una galleria vivida e variopinta delle contraddizioni insite alla nostra natura.

Manhattan Murder Mystery
Misterioso omicidio a Manhattan: un'immagine di Woody Allen e Diane Keaton

Eppure, per gli spettatori e gli affezionati afferenti ormai a diverse generazioni, i suoi film operano all'opposto di quanto espresso nella dichiarazione di cui sopra: al di là di quell'umorismo inconfondibile diventato un autentico marchio di fabbrica della sua produzione, il cinema di Woody Allen riesce inesorabilmente a regalarci un po' di sacrosanta felicità: per come sa farci innamorare dei suoi personaggi, per quanto scombinati e imperfetti ci possano apparire; per il modo in cui ci permette di riconoscere all'interno di essi più di qualche riflesso di noi e della realtà in cui viviamo; perché, in ultima istanza, ci fa sentire meno soli, ricordandoci che l'ironia e il senso di umanità sono gli strumenti più formidabili di cui disponiamo per attenuare la solitudine e la miseria.

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Coup de chance: Woody Allen approda al Lido di Venezia 2023

Nella sua autobiografia A proposito di niente, pubblicata nel 2020, Allen scrive riguardo la psicanalisi: "L'illusione aiuta. Ti senti un pochino meglio, un po' meno sconfortato. Appunti le tue speranze a un Godot che non arriva mai, ma il pensiero che possa farsi vivo con delle risposte ti aiuta a districarti dagli incubi". Ecco, per le opere che ci ha regalato nei suoi novant'anni di vita vale un po' lo stesso discorso: non pretendono di offrirci delle risposte (sebbene qualcuna, magari, riescano a darcela), ma senza dubbio costituiscono un antidoto infallibile contro ogni tipo di incubi. E a quelle opere vogliamo rendere omaggio, in occasione dei novant'anni di questo autore intramontabile, ripercorrendo in ordine cronologico una selezione di quelle più belle: film capaci di imprimersi nel nostro immaginario collettivo e, cosa ancor più importante, di farci sentire "un pochino meglio", anche all'ennesima visione.

A proposito di niente: Woody Allen si racconta fra autoironia e macigni nelle scarpe A proposito di niente: Woody Allen si racconta fra autoironia e macigni nelle scarpe

Io e Annie

Woody Allen Diane Keaton Annie Hall
Io e Annie: Woody Allen e Diane Keaton

Partiamo dal 1977, dal titolo della svolta inaspettata e della consacrazione incontestabile e definitiva: Io e Annie non è solo il primo capolavoro di una filmografia in cui questo appellativo può essere scomodato più volte, ma uno di quei film miracolosi in grado sia di segnare un'epoca, sia di trascendere il contesto di appartenenza per imporsi nel novero dei classici senza tempo. Quarta delle sette collaborazioni fra Woody Allen e la mitica Diane Keaton (otto, se si conta pure il cameo musicale della Keaton in Radio Days), Io e Annie è una stupefacente dimostrazione tanto della genialità del suo autore, quanto di una libertà creativa che gli permette di stravolgere le regole della narrazione, stabilendo un nuovo paradigma per il cinema alleniano e per il genere della commedia romantica.

Annie Hall
Io e Annie: un'immagine di Diane Keaton e Woody Allen

Intitolato in originale Annie Hall, in onore del personaggio interpretato da una Diane Keaton a dir poco radiosa, Io e Annie intreccia confessione autobiografica e cronaca di un amore attraverso una formula senza precedenti nella storia del cinema. Dopo quasi mezzo secolo rimane il maggior successo di Allen, insignito anche di quattro premi Oscar (tra cui miglior film e regia), nonché l'opera preferita da un vasto numero di fan.

Noi e Annie: perché continueremo ad amare Diane Keaton Noi e Annie: perché continueremo ad amare Diane Keaton

Interiors

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Interiors: un'immagine di Mary Beth Hurt e Geraldine Page

Ad appena un anno di distanza, nel 1978, Woody Allen sorprende critica e pubblico con un film che non potrebbe essere più lontano dalla sua produzione precedente: Interiors, sua prima incursione nei territori del dramma e primo tassello di un'ideale trilogia ispirata in prevalenza al cinema di uno dei suoi idoli, Ingmar Bergman, proseguita nel 1987 con il misconosciuto Settembre e nel 1988 con Un'altra donna, una perla da riscoprire della sua filmografia. In Interiors Allen esplora i complessi rapporti fra i membri di una famiglia dell'alta borghesia newyorkese, laddove l'improvvisa separazione di una coppia di lunga data spinge le loro tre figlie a un difficile confronto e a una dolorosa autoanalisi. Dal rigore immersivo della messa in scena alla direzione del cast, in particolare di una superba squadra di attrici, da Diane Keaton a una sublime Geraldine Page, Interiors si attesta fra le grandi opere del canone alleniano.

Manhattan

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Manhattan: un'immagine di Diane Keaton e Woody Allen

È il 1979 quando Woody Allen torna nei territori della commedia sentimentale con l'altro film che, insieme a Io e Annie, può essere ascritto fra le pietre miliari di questa prima fase della sua carriera: Manhattan. Dalla meravigliosa apertura sulle note di Rhapsody in Blue di George Gershwin all'avvolgente bianco e nero di Gordon Willis, Manhattan è un'opera la cui forza iconica si conserva intatta ancora oggi: merito di una sceneggiatura fra le più brillanti e divertenti mai scritte da Allen, qui nei panni di un nuovo alter ego, l'autore televisivo Isaac Davis; di una serie di momenti da antologia, dalla querelle attorno all'"accademia dei sopravvalutati" alla passeggiata notturna per New York sulla melodia di Someone to Watch Over Me; e di un cast da applauso che annovera la giovanissima Mariel Hemingway, Meryl Streep in uno dei suoi primi ruoli e, ovviamente, una magnifica Diane Keaton, che riconferma la sua irresistibile alchimia con Allen.

Manhattan di Woody Allen: uno dei film per cui vale la pena vivere Manhattan di Woody Allen: uno dei film per cui vale la pena vivere

Hannah e le sue sorelle

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Hannah e le sue sorelle: Mia Farrow, Barbara Hershey e Dianne Wiest

Nel corso degli anni Ottanta la creatività di Woody Allen non conosce alcuna battuta d'arresto, e la sua florida produzione di questo decennio è corredata da diversi picchi, da Zelig (1983) a La rosa purpurea del Cairo (1985), per arrivare nel 1986 ad Hannah e le sue sorelle: un racconto corale in grado di sviluppare le vicende dei suoi personaggi con un esemplare amalgama di sentimento, dramma e ironia. Nell'arco di due anni, scanditi da tre feste del Ringraziamento, Hannah e le sue sorelle ci conduce attraverso i dilemmi amorosi, professionali ed esistenziali di un terzetto di sorelle, interpretate da Mia Farrow, Barbara Hershey e Dianne Wiest, e degli uomini nelle loro vite: dal nevrotico Mickey di Woody Allen al marito fedifrago di Michael Caine. Ricompensato con tre premi Oscar, fra cui miglior sceneggiatura, Hannah e le sue sorelle rientra a pieno diritto fra i capolavori più apprezzati nella carriera del regista.

Hannah e le sue sorelle: le donne in amore (e in crisi) di Woody Allen Hannah e le sue sorelle: le donne in amore (e in crisi) di Woody Allen

Crimini e misfatti

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Crimini e misfatti: un'immagine di Woody Allen e Mia Farrow

A chiudere il decennio, nel 1989, è un'altra vetta assoluta della filmografia alleniana, uno dei suoi film più densi e complessi: Crimini e misfatti, una pellicola costruita lungo due binari narrativi paralleli. Woody Allen presta il volto a Cliff Stern, altra figura di intellettuale deluso: un documentarista costretto a fare i conti con la propria etica lavorativa dopo essere stato ingaggiato dal presuntuoso cognato Lester (Alan Alda). Un intenso Martin Landau interpreta invece Judah Rosenthal, stimato oculista la cui vita è messa a repentaglio dalla relazione clandestina con Dolores Paley (Anjelica Huston), spingendolo verso una via d'uscita quanto mai oscura. Con un intreccio ispirato per metà a Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, Crimini e misfatti è imperniato sulla dicotomia fra il disincantato pessimismo proprio della poetica di Allen e una strenua fiducia, nonostante tutto, negli esseri umani: "La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della Creazione: siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all'universo indifferente".

Pallottole su Broadway

Pallottole su Broadway: un'immagine di Dianne Wiest e John Cusack
Pallottole su Broadway: un'immagine di Dianne Wiest e John Cusack

Nella prima metà degli anni Novanta, l'itinerario di Woody Allen si divide tra film più intimi e riflessivi, come Alice (1990) e Mariti e mogli (1992), e titoli in cui rivisita generi quali il noir espressionista, ovvero Ombre e nebbia (1991), e il giallo alla Hitchcock, vale a dire Misterioso omicidio a Manhattan (1993). Questo lustro culmina, nel 1994, in Pallottole su Broadway, trascinante commedia ambientata nel microcosmo teatrale newyorkese dei "ruggenti anni Venti", con John Cusack nei panni di David Shayne: un giovane drammaturgo alle prese con dubbi e problemi legati alle ragioni dell'arte e alla natura del talento, temi ricorrente di diverse pellicole di Allen. Arricchito da una strepitosa squadra di comprimari, fra cui la "pupa del boss" Jennifer Tilly e l'istrionica diva di una Dianne Wiest da Oscar, Pallottole su Broadway si contraddistingue per un meccanismo narrativo e comico tra i più efficaci mai creati da Allen.

Match Point

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Match Point: Scarlett Johansson e Jonathan Rhys Meyers

La fascinazione di Woody Allen per l'elemento del delitto e il tema della colpa è un leitmotiv del suo cinema, perlomeno dai tempi di Crimini e misfatti: e al capolavoro del 1989 si ricollega non a caso, nel 2005, la sua opera più acclamata di inizio millennio, Match Point. Ambientato nei quartieri alti della borghesia londinese, il film racconta la scalata sociale condotta dal giovane e spregiudicato insegnante di tennis Chris Wilton, impersonato da Jonathan Rhys Meyers, le cui ambizioni di farsi strada nell'upper class verranno incrinate dall'attrazione erotica per la Nola Rice di una conturbante Scarlett Johansson. La più cupa e più tesa fra le pellicole di Allen, Match Point assume le cadenze di un thriller volto a mettere alla prova il senso morale del protagonista: un modello a cui il regista si rifarà anche per i successivi Sogni e delitti (2007), Irrational Man (2015) e Un colpo di fortuna (2023), e che resta fra le punte di diamante della sua variegata e ricchissima filmografia.

Match Point: crimini e misfatti nel capolavoro noir di Woody Allen Match Point: crimini e misfatti nel capolavoro noir di Woody Allen