Bumblebee

2018, Azione

Recensione Bumblebee: una nuova strada per la saga dei Transformers

La recensione di Bumblebee, il film ispirato ai giocattoli Hasbro che segna un cambio di rotta per la saga dei Transformers con la nuova regia di Travis Knight.

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Bumblebee arriva al cinema al momento giusto e rappresenta la scelta più sensata per continuare a sviluppare film sui Transformers. La saga ispirata ai giocattoli della Hasbro ha avuto un grande successo di pubblico, con cinque film tra il 2007 e il 2017 capaci di racimolare oltre quattro miliardi di dollari a livello globale, ma con il quinto film era stato evidente che qualcosa si era incrinato nel rapporto con il suo pubblico: l'incasso americano di Transformers - L'ultimo cavaliere si era fermato a 130 milioni di dollari e pur aggiungendo quanto ottenuto a livello internazionale, il totale si era fermato a poco più della metà del capitolo precedente. Era necessario cambiare per tener vivo il franchise... ed è stato fatto.

Il primo cambio è stato alla guida del progetto, passando da Michael Bay, che resta comunque tra i produttori, a un giovane cineasta con caratteristiche molto diverse, quel Travis Knight fondatore della Laika, regista di Kubo e la spada magica e vicino a un cinema distante da quello adrenalinico del suo precedessore. Si è inoltre scelto di fare un passo indietro dal punto di vista temporale, spostando l'azione a prima delle storie già viste su grande schermo. Bumblebee, film in uscita questo 20 dicembre 2018 nelle nostre sale, è infatti ambientato negli anni '80, pronto a cavalcare l'ondata nostalgica che imperversa da qualche anno nel mondo dell'intrattenimento. Se è come questo cambio di rotta è stato efficace è oggetto di questa nostra recensione di Bumblebee.

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Ritorno al passato nella trama di Bumblebee

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Non può mancare l'azione in Bumblebee e Knight ce ne regala una sana dose già nel prologo del film, che ci immerge nella caduta di Cybertron. L'occasione giusta per una rapida carrellata di Transformers storici e amati dai fan, nonché per mettere subito in chiaro lo spirito di questo nuovo film della serie: il combattimento tra robot a cui assistiamo è lineare e pulito, si segue con facilità e manca di quel gusto per l'eccesso che aveva animato i film precedenti. Da qui in avanti, però, la trama di Bumblebee si concentra sul robot che dà il titolo a questo nuovo capitolo, rifugiatosi sulla Terra nel 1987 (vent'anni prima gli eventi del primo Transformers di Michael Bay) e ritrovato in una discarica da Charlie, diciottenne problematica che riesce a stringere un forte legame con lui e guidarlo nella comprensione del nuovo mondo in cui si trova, mentre sulle sue tracce ci sono due avversare Decepticons: Dropkick e Shatter, assistiti dal terrestre agente Burns e i suoi uomini.

Charlie e il suo amico robot: i personaggi di Bumblebee

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Nell'incontro e l'amicizia tra Charlie e Bumblebee si scorge il cuore pulsante di Bumblebee, film che si colloca a metà tra un prequel e un reboot per il franchise, ma che soprattutto cambia non solo il cast ma anche impostazione rispetto a quanto è venuto prima, lavorando con calore sul rapporto tra l'autobot del titolo e la sua controparte umana. Conosciamo Charlie nel giorno del suo diciottesimo compleanno e poco per volta scopriamo i tratti di una personalità complessa, segnata dalla prematura perdita del padre e una famiglia che stenta a comprenderla, tra la inusuale passione per le auto e un carattere non proprio accomodante. Tratti che Hailee Steinfeld tratteggia con cura, in perfetto equilibrio tra gli aspetti più spigolosi del suo carattere e quella dolcezza di fondo tenuta a bada per autodifesa.

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Bumblebee diventa l'amico che ha sempre faticato a trovare, in un rapporto tra specie diverse che ricorda quelli messi in scena da tanti film degli anni '80, da E.T. a Corto circuito e che abbiamo approfondito nel nostro articolo sulle amicizie artificiali. Giovane guerriero nel prologo, Bee arriva sulla Terra come un cucciolo smarrito, reso in modo adorabile dalle animazioni dello staff che si è occupato degli effetti visivi. Non abbondano i robot in Bumblebee, ma quelli che ci sono appaiono ben definiti in termini di personalità e design: lo sono infatti Dropkick e Shatter, doppiati in originale da Justin Theroux e Angela Bassett, così come lo è l'agente Burns di John Cena, funzionale alla storia con il suo machismo d'altri tempi.

Umanità e semplicità al potere

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Se c'è un difetto in Bumblebee è da individuare in questa attenzione, assolutamente cercata e voluta, per gli anni '80, sia come ambientazione (evidente in infiniti dettagli e in una fantastica colonna sonora di successi di quegli anni) che come cinema di riferimento. Un modello palese che può far storcere il naso a chi ne ha abbastanza di questa tendenza che ha preso piede negli ultimi anni, e che ha come conseguenza una certa mancanza di originalità. Non c'è molto di nuovo nel film di Travis Knight, infatti, non si corrono molti rischi, ma quel che c'è funziona alla perfezione: con il suo passato nel campo dell'animazione, Knight sa che in molti casi è più efficace tenersi sull'essenziale e questo fa nell'affrontare il mondo dei Transformers, sforzandosi di tenersi alla larga dagli eccessi distruttivi di Bay, limitando il numero di Autobot presenti e infondendo loro calore e anima. Quest'ultimo punto è ampiamente evidente nel lavoro fatto su Bumblebee, su quella cura per l'espressività figlia dell'esperienza accumulata sul set dei lavori in stop-motion della Laika, di quell'abitudine a curare ogni piccolo dettaglio: è impossibile non adorare il robot protagonista del film e non entrare in sintonia con le emozioni provate da lui e Charlie. Questo calore e questa umanità sono il regalo più grande che potessimo ricevere per questo Natale 2018.

Recensione Bumblebee: una nuova strada per la...
Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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