Parlano all'unisono, si vestono come i personaggi de La casa nella prateria e amano lo stesso uomo. Il ritratto delle sorelle Jean e Joan Holbrook strappa risate all'anteprima veneziana, ma mette anche tristezza di fronte alla totale inconsapevolezza di queste due creature inette, talmente inadatte alla vita da non essere in grado di aprire neppure una scatoletta di sardine senza la paziente guida del loro assistente sociale perché si ostinano a voler fare tutto insieme.
Con la sua proverbiale sagacia, Werner Herzog confeziona l'ennesimo folle ritratto aderendo al punto di vista delle sorelle, ispirate alle vere gemelle inglesi Greta e Freda Chaplin (nessuna parentela con l'interprete di Charlot) che, negli anni '80, furono al centro della cronaca giudiziaria per aver "molestato" il piacente vicino di casa, il camionista Ken Iveson. Nel raccontare le malefatte di Jean e Joan, l'anziano Herzog si lascia alle spalle la potenza drammatica e visionaria di ritratti come Fitzcarraldo e Grizzly Man per accostarsi ai toni ironici del più recente Il cattivo tenente.
Kate e Rooney Mara per la prima volta insieme sullo schermo
Ciliegina sulla torta di Bucking Fastard, la scelta di affidare il ruolo di Jean e Joan a Kate e Rooney Mara, sorelle anche nella vita. Le Mara finora avevano mantenuto le loro carriere attoriali rigorosamente separate, ma l'occasione offerta da Herzog era tropo ghiotta. Così le vediamo intente ad ammiccare, scoppiare in risatine complici, abbracciarsi e saltellare per le vie di Dublino mentre il loro processo diventa un caso mediatico. A loro insaputa, naturalmente, visto che le due non hanno internet. Come chiosa Joan, "Non ci possono essere nostre foto su internet dato che non abbiamo internet".
Pur dando spazio alla componente comica, incarnata dal vicino di casa belloccio e amante del sesso interpretato da un divertito Orlando Bloom, a tratti Herzog lascia trapelare tutta la drammaticità della condizione delle due sorelle e l'isolamento in cui, nonostante le attenzioni degli uomini, vivono. Basti pensare all'incontro con l'assistente sociale, che ha il volto di Domhnall Gleeson, o all'infruttuoso viaggio per far visita ai genitori che si conclude con una dolorosa scoperta. Il regista, che in gioventù ha incontrato le vere gemelle Chaplin, interrompendo la frequentazione quando ha capito che rischiava di diventare a sua volta oggetto del loro desiderio, si dimostra capace di pietas e mette in scena le loro stranezze senza mai ridicolizzarle.
La zampata del leone Herzog in un finale sorprendente che lascia spazio all'immaginazione
Non sempre Bucking Fastard è incisivo come potrebbe. Dopo una partenza graffiante, la parte centrale sembra arenarsi per via di due protagoniste che non hanno alcuna evoluzione, ostinandosi a coltivare la loro ossessione per l'amore e alimentando così la loro psicosi. Ma il regista ha una sorpresa in serbo per le sorelle concedendosi un terzo atto immaginifico che scompiglia le carte in tavole. Complice la sua fascinazione per le grotte, Herzog regala a Jean e Joan un viaggio mozzafiato in un antro dal valore simbolico che sembra finalmente avere in serbo la svolta tanto sognata.
L'amore trionferà? Chi lo sa. Quel che è certo è che a trionfare è l'amore dell'ottantatreenne regista tedesco per il cinema. Seppur lontano dai capolavori di un tempo, Werner Herzog dimostra di avere ancora degli assi nella manica e di conservare intatta la passione cinefila che lo porta a confezionare sequenze eleganti e suggestive. Certo, da lui potevamo aspettarci qualche riflessione più profonda a livello contenutistico. Anche la scelta di traslare la storia delle sorelle Holbrook dagli anni '80 al presente appare come un vezzo privo di ambizioni sociologiche vista la situazione di limbo fiabesco in cui le due donne sembrano vivere. Ma tutto lo humor herzoghiano è contenuto nell'enigmatico finale del film, che ribalta ancora una volta la situazione lasciando lo spettatore intento a chiedersi quanto il regista si sia divertito nel trasformare un incontro di gioventù in un duplice ritratto femminile alieno e spiazzante.
Conclusioni
Un ritratto spiazzante ispirato a un verso fatto di cronaca si trasforma, nelle mani di Werner Herzog, in una commedia dai risvolti drammatici caustica e divertita. Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sul grande schermo, offrono una performance all’unisono (in tutti i sensi) per una pellicola godibile dal finale graffiante nonostante una parte centrale più stanca.
Perché ci piace
- Le sorelle Mara, godibili in una performance davvero azzeccata.
- Lo humor di Werner Herzog, ancora intatto nonostante il passare del tempo così come il suo amore per la settima arte.
- La sequenza mozzafiato nella grotta.
Cosa non va
- La parte centrale del film soffre di una certa stanchezza per via della mancata evoluzione psicologica delle protagoniste.
- La scelta di ambientare la storia nel presente non sembra accompagnata da un’adeguata riflessione sociologica.