Boris: le 16 citazioni entrate nel nostro linguaggio quotidiano

Le citiamo in continuazione, le riportiamo a memoria senza difficoltà: ecco le 16 citazioni di Boris entrate di diritto nel nostro linguaggio quotidiano.

CLASSIFICA di 08/06/2020
Una scena della serie tv Boris
Una scena della serie tv Boris

Era il 16 aprile del 2007 quando sulla rete FOX viene trasmesso per la prima volta Boris. La "fuori serie italiana" passa per lo più in sordina, ignorata dal grande pubblico; sarà solo con lo scorrere degli anni, e la sua riproposizione anche su piattaforme come Netflix, che tale prodotto conoscerà una nuova giovinezza, inserendosi nell'Olimpo delle serie cult. Dopotutto Boris - di cui troverete qui le 16 espressioni entrate di diritto nel nostro linguaggio quotidiano - è stato precursore di molte mode, e la sua unica "pecca" è stata forse quella di essere stato troppo lungimirante. Non deve sorprendere, infatti, se al momento del suo rilascio la sua portata anticipatrice sia stata sottostimata; ci è voluto del tempo per rivalutare e comprendere fino in fondo la sua carica innovatrice, ma una volta accertata a posteriori la sua grandezza, Boris si è intromesso nelle nostre vite, modellando con maestria il nostro dire e il nostro fare con continui rimandi e citazioni (ed una sigla iniziale composta da Elio e le storie tese, compresa). Boris non solo ha anticipato i tempi, ma ha disvelato il dietro le quinte di prodotti seriali popolar-nazionali di dubbia qualità.

Un microuniverso abitato da stereotipi che la serie scritta da Mattia Torre, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico ha reso immortale nella sua registrazione sagace e sarcasticamente caustica della realtà. Con il tempo il pubblico ha saputo conoscere e interiorizzare il mondo del set di Occhi del Cuore; ha fatto proprio il linguaggio del direttore della fotografia Duccio (Ninni Bruschetta), ha imparato a modulare la voce imitando il regista René Ferretti (chi non ha mai urlato "genio!" come Francesco Pannofino?) ha imparato a decontestualizzare termini tipici del linguaggio tecnico del set televisivo immettendoli in conversazioni informali tra amici ("buona"; "fine lavorazione"; "motore... e azione"). Eppure, mai come in questo momento, ci sentiamo tutti eredi di Alessandro (Alessandro Tiberi). Seppia, lo stagista sfruttato, è l'antesignano di un'intera generazione: giovani volenterosi, con spalle pesanti e cariche di anni di studio e diplomi cartacei, disposti a tutto, anche a lavorare gratuitamente ed essere oggetti di scherno, pur di vivere nell'illusione di un posto di lavoro che si allontana sempre più.

Francesco Pannofino in una scena di Boris 3
Francesco Pannofino in una scena di Boris 3

Aleggia un'aura profetica attorno a Boris; un proiettarsi verso il futuro alimentato dal fuoco creativo di menti alacri che va a rivelarsi in tutta la sua potenza in quell'area che più ci identifica come parti integranti di una comunità: la comunicazione e il linguaggio. Sedimentazione profonda, che ha intaccato anno dopo anno non solo l'immaginario collettivo, quanto il comparto linguistico. Visione dopo visione, le espressioni scritte con intelligenza e sarcasmo su una pagina di sceneggiatura, sono divenute dei modi di dire colloquiali. Citiamo le battute di Boris sostituendole a esortazioni e imprecazioni già assuefatte. Parliamo la lingua di René, di Duccio, di Biascica, e così ogni citazioni colta diventa simbolo di aggregazione e di comunione. Citiamo il mondo di Boris per sentirci parte di una comunità e per esorcizzare, con l'ironia e il sarcasmo che tali espressioni presuppongono, l'attualità che ci circonda e l'assurdità caratterizzante certi fatti di cronaca. Ecco a voi, dunque, le 16 citazioni di Boris entrate di diritto nel nostro linguaggio quotidiano.

1. F4 BASITO

Valerio Aprea, Andrea Sartoretti e Luca Vendruscolo, sul set di Boris il film
Valerio Aprea, Andrea Sartoretti e Luca Vendruscolo, sul set di Boris il film

Nel corso dei secoli l'uomo ha saputo affidare a ogni emozione, o reazione umana, un preciso lemma con cui rendere in un qualche modo "tangibile" tale sentimento. Si tratta di un accordo convenzionalmente accettato tra "langue" e "parole", citando il linguista e semiologo Ferdinand de Saussure, che i tre personaggi degli sceneggiatori di Occhi del Cuore (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti) riescono a sconvolgere. Con il tocco di un solo "magico" tasto (F4) i tre rendono infatti uniche tutte le emozioni umane, fino a raccoglierle insieme nel grande contenitore dell'essere "basito". La reazione più richiesta sul set della serie diretta da Renè Ferretti supera i confini dello schermo televisivo, andandosi a radicare nel linguaggio comune del proprio pubblico, il quale, dinnanzi alla richiesta di una foto, di una descrizione di un momento, o della semplice presa in giro tra amici, recupererà questa formula magica rendendo tutto F4 - basito.

Boris: i 10 personaggi migliori della "fuori serie" italiana

2. SMARMELLA - APRI TUTTO

Ninni Bruschetta in Boris il film
Ninni Bruschetta in Boris il film

Parliamoci chiaro. Basta anche solo un episodio di Boris perché il nostro linguaggio cambi completamente. E così un'espressione come "accendere la luce" non esisterà più, sostituita magicamente dal termine "smarmella". Ma non solo. Per rincarare la dose, e sottolineare il concetto, l'ordine del Direttore della fotografia Duccio Patanè è solitamente affiancata da un ordine perentorio: "apri tutto". Smarmella e apri tutto diventano così due parti indivisibili di un medesimo tormentone, capace di distaccarsi dal contesto della luce e della fotografia televisiva, per adattarsi a diverse situazioni, intensificando con ironia un momento anche critico come quello vissuto in Italia in questa prima parte del 2020, con aperture e chiusure di frontiere domestiche, regionali e nazionali.

Boris: 5 cose che ci ha insegnato sulla TV, sul cinema e sull'Italia

3. É ARRIVATO IL PAPA NERO

Caterina e Corrado Guzzanti in una foto promozionale di Boris
Caterina e Corrado Guzzanti in una foto promozionale di Boris

Tra i Gesuiti l'appellativo Papa Nero designa il Padre Generale della Compagnia di Gesù, ruolo che gli conferisce il compito di governare i territori di missione a lui assegnati. Dopo aver sentito Biascica bestemmiare, con la sua solita "pacatezza", Mariano Giusti (Corrado Guzzanti) afferma con furore che "è arrivato il Papa Nero", alludendo così non solo alla sua rabbia per quanto appena sentito, ma ribadendo anche la sua autorità, la stessa che costringerà il team di Occhi del Cuore 2 a sospendere le riprese. Superando i confini televisivi, anche in questo caso un'espressione come questa si ancora con precisione alla nostra cultura, ponta a offrirsi ogni volta che, con sorpresa o furente delusione, intendiamo comunicare la nostra resistenza a portare a termini i nostri piani, o più semplicemente per comunicare ai nostri amici o parenti il nostro arrivo.

4. DAI DAI DAI!

Francesco Pannofino in una scena divertente di Boris il film
Francesco Pannofino in una scena divertente di Boris il film

Ok, dai, dai, dai non è certo un'esortazione inventata da Boris, ma è grazie soprattutto alla fama di questa serie e all'interpretazione di Francesco Pannofino se questo imperativo reiterato è entrato di diritto nel nostro linguaggio colloquiale, andandosi a sostituire a espressioni simili quali "forza", o "andiamo".

5. A CAZZO DI CANE

Francesco Pannofino in Boris il film
Francesco Pannofino in Boris il film

Non esisterebbe Boris senza A cazzo di cane. Questa espressione è la summa perfetta dello stile realizzativo dell'intera serie al centro dell'intreccio; un gioco di specchi, in cui i riflessi ribaltano la monnezza realizzata dal team di René con quanto ideato e realizzato da Mattia Torre, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico. Se tutto in Occhi del cuore è fatto "a cazzo di cane", in Boris nulla è lasciato al caso, ma studiato, corretto, lanciato a mille per colpire con scherno un sistema che a dieci anni di distanza, non solo non è cambiato, ma forse è peggiorato. E così, dal set della serie diretta da René Ferretti, il motto "a cazzo di cane" finisce per influenzare anche il nostro vissuto. E la voce di Pannofino è sempre lì, pronta a suggerirci i termini più adatti a commentare ogni situazione superficialmente affrontata, occasione perduta, o opera mal riuscita.

6. MOLTO ITALIANO

Pietro Sermonti in una scena di Boris 3
Pietro Sermonti in una scena di Boris 3

"Pizza, spaghetti e mandolino": ecco come ci vedono noi italiani all'estero. Eppure, riuscire a incasellare in una sola formula psicologica e caratteriale ciò che è definibile come "italiano" non è sempre facile. A quanto pare, invece, per Stanis La Rochelle si tratta di un gioco da ragazzi. E così, certi atteggiamenti un po' consolidati, e legati a un certo conformismo di forma, diventano subito "molto italiani" agli occhi di un personaggio come quello interpretato da Pietro Sermonti. Stella della produzione visiva di serie B, diretto discendente di quella serialità un po' pecoreccia, divo insignito del sacro fuoco della narcisistica e ingiustificata autostima, Stanis non ha paura di affermare che anche una mente geniale come William Shakespeare, o un autore come Wim Wenders, ultimamente siano diventati "un po' troppo italiani". Un epiteto pronto a essere preso in prestito e riutilizzato in contesti extra-diegetici, quando tra amici vogliamo scherzosamente schernire parenti, conoscenti e amici per una mentalità, o un comportamento un po' anacronistico, incoerente, obsoleto, insomma molto italiano.

7. LI MORTANGUERIERI

Paolo Calabresi è Biascica in Boris il film
Paolo Calabresi è Biascica in Boris il film

L'imprecazione secondo Biascica (Paolo Calabresi). In un mondo abitato dalla "locura" e un po' "troppo frizzante", dove la finezza non è molto all'ordine del giorno (lo stesso Biascica scatenerà l'ira di Mariano Giusti bestemmiando nella puntata 2x7 intitolata "A morte il conte") il capo-elettricista sfoga la propria rabbia repressa nelle vesti di un'esternazione che ha già fatto storia, inserendosi perfettamente nella galleria delle imprecazioni più utilizzate dai migliori spettatori Boris-dipendenti: li mortanguerieri.

Boris: la serie che con il tempo non invecchia, migliora

8. IN ITALIA FA TUTTO FAVINO

Valentina Lodovini e Pietro Sermonti in una scena di Boris 3
Valentina Lodovini e Pietro Sermonti in una scena di Boris 3

Un appassionato di Boris lo riconosci subito. È un serbatoio vivente di citazioni, espressioni, mimiche facciali in continuo aggiornamento. Ma a tradire la sua vera identità è soprattutto la sua reazione alla notizia di un nuovo biopic dedicato a qualche figura importante della storia italiana, o all'inizio di un qualche progetto interessante, sia nel campo della TV, che del cinema. Già, perché dinnanzi a una news del genere, la sua risposta sarà al 99% "ah, ma intanto lo farà Favino". Perché in Italia fa tutto Favino". Una battuta che con il tempo ha assurto un ruolo profetico, visto che dopo le interpretazioni di Bettino Craxi (Hammamet), di Tommaso Buscetta (Il traditore), e di molti altri personaggi indimenticabili, in Italia fa veramente (o quasi) tutto Pierfrancesco Favino. Il che, visto i risultati, non può che far bene al cinema nostrano.

9. GLI STRAORDINARI DI APRILE

Una scena della stagione 2 della serie tv Boris
Una scena della stagione 2 della serie tv Boris

Tutti noi viviamo ogni giorno nell'attesa dei nostri straordinari di aprile. Dietro a tale espressione si celano verità e significati divergenti, tutti insostituibili, e tutti personali. Tediamo i nostri amici o famigliari, esponendo le nostre preoccupazioni, o ricordando loro di quanto importante sia il raggiungimento e/o la ricezione dell'oggetto (sia in forma tangibile che non) tanto sperato. E così, giusto per rafforzare il concetto, ecco che finiamo per citare Biascica, perché in fondo tutti noi, in un modo o nell'altro, passiamo le giornate ad aspettare i nostri sacrosanti straordinari di aprile.

10. ED È COFFEE BREAK SIGNORI

Una foto promozionale del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino
Una foto promozionale del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino

Una volta c'era la pausa caffè, spesso utilizzata per distaccarsi momentaneamente da una situazione stressante di lavoro. Adesso esiste solo il Coffee Break. "Ed è coffee break signori" è un'esclamazione da urlare in gruppo, soprattutto se a dominare è la stanchezza, o la pigrizia. La stessa che aleggia sul set de Gli Occhi del Cuore.

11. NON SENTO L'AFRICA

Una foto promozionale del cast della serie Boris
Una foto promozionale del cast della serie Boris

Dovete consegnare un lavoro, ma non vi convince abbastanza? La voglia di studiare o lavorare vi sfiora senza toccarvi mai? Tranquilli, probabilmente non sentite l'Africa. Una giustificazione resa immortale da Stanis La Rochelle e pronta a essere ripresa, ribadita, quando per prendere in giro amici un po' pigri, o per autoconvincersi che forse è meglio fermarsi un attimo, riposarsi e ricercare il richiamo perduto dell'Africa (o più semplicemente del fiume Ngube).

12. IL GIOIEIERE

Una foto del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino
Una foto del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino

Quella che è nata come una scena cult, è diventata un tormentone, da ripetere e ripetersi ogni qualvolta il nostro sguardo incrocia l'insegna di un semplice gioielliere. Già, perché complice anche l'incapacità di Corinna (Carolina Crescentini) di pronunciare un termine così apparentemente semplice, ogni gioielliere non esisterà più: al suo posto ecco nascere dalle viscere il gioieiere o, nella sua versione più evoluta, "l'orafo".

13. CAGNA MALEDETTA

Carolina Crescentini in Boris il film
Carolina Crescentini in Boris il film

Tutti noi abbiamo a che fare con qualcuno che per quanto si impegni, proprio non ce la fa a dimostrarsi sia caratterialmente che professionalmente accettabile dinnanzi ai nostri occhi. Una persona del genere una volta l'avremmo etichettata come "antipatica", "incompetente", "incapace", ma dopo una sola puntata di Boris non ci sono dubbi: si tratta di una cagna maledetta. Un'offesa che esula dall'attacco sessista, finendo per entrare di diritto nella sfera della goliardica presa in giro tra amici, svestendosi di scherno per vestirsi di bonaria simpatia. Dalla critica informale di certe performance attoriali, al giudizio perentorio riferito al comportamento di qualche lontana conoscenza, se sentite o leggete che una data persona è non solo una "cagna maledetta", ma "cagna anche in foto", non ve la prendete a male. Sicuramente ha visto troppe puntate con protagonista Corinna.

14. STO STRONZO GUARDA IN MACCHINA

Caterina Guzzanti in una scena di Boris 3
Caterina Guzzanti in una scena di Boris 3

Capisci che una serie come Boris ti ha completamente cambiato il modo di pensare - ancor prima di parlare - quando durante la visione di un qualsiasi filmato (sia esso un film, una serie, o un servizio al telegiornale) dinnanzi a uno sguardo in camera parte in automatico: sto stronzo guarda in camera. Per non parlare dei passanti che in una foto altrimenti perfetta, hanno avuto l'ardire di volgere il proprio sguardo verso il vostro obiettivo fotografico. E così, magicamente, tutti noi diventiamo René Ferretti.

15. IO HO GLI ANNI CHE HO. E ME LI SENTO TUTTI.

Carolina Crescentini è Corinna in Boris il film
Carolina Crescentini è Corinna in Boris il film

Superata una certa soglia anagrafica, non è sempre piacevole comunicare la propria età. E allora ecco che ci viene in soccorso Corinna. Riluttante ad affermare che il personaggio di Giulia abbia 34 anni, Corinna modifica le proprie battute uscendosene con questo salvataggio in extremis: Io ho gli anni che ho. E me li sento tutti. Un modello linguistico da seguire, da tutti coloro che si sentono incapaci di accettare lo scorrere del tempo.

16. PERCHÉ A NOI LA QUALITÁ CI HA ROTTO IL CAZZO

Francesco Pannofino con Itala (Roberta Fiorentini) in Boris il film
Francesco Pannofino con Itala (Roberta Fiorentini) in Boris il film

Non potevamo chiudere questa lista delle 16 espressioni di Boris entrate di diritto nel nostro linguaggio comune con una delle citazioni più note, riportate e amate da tutti: perché a noi la qualità ci ha rotto il cazzo. Parte integrante di una santa triade ribaltante in maniera diametralmente opposta la qualità mediocre prodotta dalla Magnesia ("viva la merda" e "a cazzo di cane") con quella creata da Torre, Vendruscolo e Ciarrapico, anche questa espressione ci ricorda l'altissimo valore di una serie come Boris, capace non solo di farci ridere, ma di insidiarsi nel nostro quotidiano, dando voce e termini, a giudizi e a critiche su prodotti e creazioni di dubbia qualità. Se è vero che René e tutto il suo staff "non sta a fà Kubrick", il risultato ottenuto dai tre registi e sceneggiatori (quelli reali, eh) è al di sopra di ogni aspettativa, inserendosi di diritto nel Pantheon delle serie da non perdere.

BONUS: STO MOLTO BENE

Ci ha toccato, si è intromesso nelle nostre vite, modificando il nostro modo di parlare. Ha sostituito termini, rendendo una citazione prima un tormentone, e infine un'espressione universalmente riconosciuta come parte integrante della nostra lingua. Ma la profondità di Boris e il suo solco nella nostra cultura si rivela quando una frase non detta, ma scritta, diventa nostra. La interiorizziamo, per poi riportarla fuori in tutta la sua forza sarcastica quando tutto ciò che viviamo suggerirebbe il contrario del suo significato primario: stiamo parlando di Sto molto bene, la scritta che campeggia sul camerino distrutto dall'ira di Mariano Giusti. Eppure, Boris ci fa stare molto bene, strappandoci un sorriso anche quando tutto attorno ci pare buio, poco smarmellato, e tutto va alla "cazzo di cane".