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Black Out - Vite Sospese, la recensione: un mistery-drama ad alta quota con Alessandro Preziosi

La recensione dei primi due episodi di Black Out - Vite Sospese: la Èliseo Entertainment di Luca Barbareschi scommette sulla fiction noir diretta da Riccardo Donna e intrappola il suo protagonista Alessandro Preziosi, ad alta quota in Trentino. Ambientazioni nordiche e ostiche per una serie che tenta di andare oltre il già visto, a tratti inciampando nei suoi primi passi sulla neve.

Black Out - Vite Sospese, la recensione: un mistery-drama ad alta quota con Alessandro Preziosi

È sempre difficile giudicare una serie dai primi episodi, soprattutto se il territorio narrativo esplorato è relativamente nuovo per la fiction targata Rai, che ha sempre preferito navigare in acque sicure dal punto di vista del genere. Proveremo dunque a prevedere l'esito di certe scelte con la recensione dei primi due episodi di Black Out - Vite Sospese, diretto da Riccardo Donna, un mistery drama ambientato ad alta quota, in una inaspettatamente claustrofobica valle del Trentino Alto Adige, in onda nella prima serata di Rai1, dal 23 gennaio, per quattro appuntamenti e due episodi a sera, per un totale di 8 episodi. Black Out è una coproduzione Rai Fiction ed Èliseo Entertainment di Luca Barbareschi e conta della partecipazione di Viola Film e la collaborazione con Trentino Film Commission, che, si può facilmente evincere, ha avuto un ruolo importante di guida sul territorio.

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Black Out: una foto di scena

Ci troviamo in un polo sciistico di lusso nella Valle del Vanoi, le famiglie si riversano per passare la Vigilia di Natale in una location esclusiva con tutti i comfort. Fra loro un padre, Giovanni Lo Bianco (Alessandro Preziosi) e i suoi due figli adolescenti, desiderosi di riprendersi dopo la recente scomparsa della madre, i cui destini si incrociano, forse malcapitatamente, con quelli di Marco Raimondi (Marco Rossetti), giovane padre in vacanza con la nuova compagna Irene (Caterina Shulha), il cui scopo della visita in Trentino è recuperare la figlia Anita ( Juju Di Domenico) dalla madre con cui vive e si nasconde sotto il protocollo di protezione testimoni. Caso vuole che Claudia (Rike Schmid) infatti, la madre di Anita, sia un medico tedesco che ha rinunciato a tutto pur di denunciare un omicidio di camorra a cui ha innavvertitamente assistito ed è proprio colei che potrebbe condannare il boss della malavita a cui Giovanni, che non è chi mostra di essere, è legato da vincolo di sangue e promesse di infanzia. Una slavina che bloccherà tutti, cambierà tutte le carte in tavola e le rimescolerà.

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Black Out: una scena

C'è il fascino indiscusso dell'ambientazione da noir scandinavo in Black Out ed è evidente che il traino visivo che ne deriva, possa caricare lo spettatore di aspettative. Fatta eccezione per l'impeccabile interpretazione di Preziosi (che dopo La Vita segreta degli adulti ormai non ha più difetti), che qui porta sulle spalle quasi tutto il peso del mistery e del noir e si guadagna di tutto diritto l'immagine ufficiale della serie, e Rossetti, che lo segue a ruota come uno degli interlocutori principali di questo gioco a incastri e non detti, Black Out pecca di recitazione fredda e di artefatta drammaticità, nonostante il potenziale evidente insito nell'idea di Valerio D'Annunzio e Michelangelo La Neve. Al contrario di quanto spesso accade, le storyline dei giovani generano molta meno attrattiva di quel che si potrebbe pensare e le nostre aspettative sono tutte riposte in un aereo che compare all'orizzonte e la generazione di mezzo, quella rappresentata da Petra (Maria Roveran) e Lidia (Aurora Ruffino), unico carabiniere rimasto in tutta la Valle, che sembrano stare lì pronte, quasi in silenzio, a giocarsi il loro vero turno.

Noir ad alta quota

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Black Out: una scena della serie

Nonostante la scoperta, via conferenza stampa, della grande difficoltà da parte della produzione di trovare neve nella quantità giusta, la Valle del Vanoi che fa da sfondo a questo noir ad alta quota, è circondata e ricoperta, perlomeno ai nostri occhi, di bianco. Il freddo e quella natura infinita e silenziosa, si trasformano con coscienza, da piacere ad orrore. Una ciaspola, una pista da sci facile, una motoslitta, uno slittino, sono prima piacevoli intrattenimenti e poi delle trappole forse mortali e la montagna, che ti avvolgeva proprio con quel silenzio, come se stesse a cullarti, ora si scrolla di dosso quella neve e ti travolge. Di fronte ad un evento esterno di tale portata, come una slavina che tutto trascina con sé, è evidente che tutti i drammi, anche quelli percepiti come una questione di vita o di morte, vengono visti da una diversa angolazione. Questo cambio di prospettiva e rimescolamento di sentimenti e priorità è chiaramente messo in scena da Preziosi, il cui Giovanni va quasi in tilt. Si ritrova con un piede dentro chi era prima, un ex delinquente con tutto l'interesse del mondo a togliersi di mezzo la dottoressa che potrebbe far scoprire al mondo chi è veramente e l'altro dentro quell'hotel, al capezzale di una figlia ferita per la slavina e tenuta in vita proprio grazie alla donna. La dolcezza e dedizione con cui Claudia (Rike Schmid) accudisce Elena, è il tormento più grande per Giovanni.

Preziosi salva tutti?

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Black Out: Alessandro Preziosi in una scena

Che lo si voglia ammettere o no, una recitazione da fiction esiste e per alcuni attori, particolarmente avvezzi a questo formato espressivo, è molto difficile uscire dallo schema. Nonostante il carico abbondante di lavori televisivi collezionati da Alessandro Preziosi negli anni, possiamo dire che questa difficoltà è stata ampiamente superata e Giovanni Lo Bianco è credibile, emotivo, afflitto, con i toni e le intenzioni giuste. Anche Marco Rossetti, che forse, nel ruolo dell'ex marito di Claudia, potrebbe diventare un'antagonista vero e proprio, dimostra di sapersi prendere sul serio e con la giusta intensità interpreta un giovane padre deciso a ricostruirsi una vita con una nuova compagna ma con l'unica condizione di avere la figlia accanto a sé. Potrà la credibilità di Preziosi guidata da un saggio veterano della fiction come Riccardo Donna, avvolgere sotto la sua ala anche chi per ora, non trasmette il giusto coinvolgimento? Non tutto è perduto.

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Il mistero deve ancora venire

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Black Out: un momento della serie

Nei primi due episodi di Black Out non è ancora chiaro come gli sceneggiatori abbiano deciso di gestire i segreti da svelare. Perché alcuni incastri siano stati da subito spiegati con tanto di flashback e non semplicemente rivelati ed altri invece stiano lì, in attesa di farsi strada. Su questi ultimi riponiamo le nostre speranze più oscure e noir. Se alcuni ruoli sono interpretati con una recitazione fredda o troppo carica, altri invece sono carichi di non detti, da far sperare in evoluzioni inaspettate.
La Petra di Maria Roveran a stento si vede ma il suo silenzio, il rimuginare ombrosamente e guardarsi intorno attentamente, la rende un personaggio da tenere d'occhio. Stessa attenzione va riservata ad Aurora Ruffino che, nell'interpretare l'unica carabiniera rimasta sul posto, con già un segreto da conservare, dà l'idea di essere una bomba ad orologeria pronta alla detonazione. C'è un aereo all'orizzonte o forse un elicottero, che potrebbe voler dire salvezza oppure, per chi guarda, una porta aperta verso il mistero che deve ancora venire. Possano i prossimi episodi consegnarcelo in tutto il suo pungente splendore.

Conclusioni

A fine recensione dei primi due episodi di Black Out - Vite sospese, riponiamo le nostre speranze sui punti di forza dello show che sono la solidità di Alessandro Preziosi, capo cast corale, l’ambientazione innevata ad alta quota del Trentino e una sceneggiatura che sembra avere ancora molte cartucce da giocarsi. La fascinazione per gli incastri da cluedo della storia per ora non riescono a distrarre da una freddezza recitativa e una drammaticità caricata che portano disequilibrio.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
2.6/5

Perché ci piace

  • Alessandro Preziosi tiene le redini del gioco ed è fulcro di mistero.
  • Marco Rossetti si accorda a Preziosi per toni e intenzione.
  • L'ambientazione ad alta quota del Trentino ha un fascino senza eguali.

Cosa non va

  • La recitazione è fredda.
  • Alcuni "misteri" sono svelati e spiegati subito.
  • C’è spesso una artefatta drammaticità.