Beautiful Boy, la recensione del film con Timothée Chalamet e un commovente Steve Carell

La recensione di Beautiful Boy, film con Timothée Chalamet ispirato alla vera storia di David e Nic Sheff, padre e figlio, che hanno affrontato il dramma della tossicodipendenza.

INTERVISTA di 13/06/2019
Beautful Boy: Timothée Chalamet e Steve Carell in una foto del film
Beautful Boy: Timothée Chalamet e Steve Carell in una foto del film

Dopo la tragedia familiare di Alabama Monroe, Felix Van Groeningen torna a esplorare il dolore raccontando la storia di David e Nic Sheff, padre e figlio, uniti inizialmente dall'amore e poi dalla dipendenza del ragazzo, che ha messo a dura prova il loro rapporto, come cercheremo di raccontare nella recensione di Beautiful Boy, film che traduce in immagini le due biografie scritte dagli Sheff, Beautiful Boy: A Father's Journey Through His Son's Addiction e Tweak: Growing Up on Methamphetamine.

Dopo aver fatto il giro dei festival di mezzo mondo, dal Toronto International Film Festival al BFI London Film Festival, passando per la Festa del Cinema di Roma, Beautiful Boy arriva nelle sale italiane il 13 giugno e vede nei ruoli di David e Nic Sheff una coppia di attori di rango, ovvero Steve Carell, ormai sempre più lanciato e convincente come interprete drammatico, e Timothée Chalamet, che per questo ruolo ha ricevuto una nomination ai Golden Globe come migliore attore non protagonista.

Timothée Chalamet e Steve Carell: una coppia magnifica

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Beautiful Boy: Timothée Chalamet e Steve Carell in un'immagine tratta dal film

Che sia un ragazzo degli anni '80 che si strugge d'amore durante l'estate passata nella casa di campagna come in Chiamami col tuo nome, un musicista ribelle come in Lady Bird o un'anima inquieta che cerca di trovare se stessa sperimentando ogni forma di sostanza come in questo film, Timothée Chalamet è ormai il volto della sua generazione: in quello sguardo sognante, quelle labbra perfettamente disegnate e i capelli morbidi, di cui quasi tutti i registi con cui ha lavorato finora non hanno saputo fare a meno, c'è lo smarrimento e l'incertezza della giovinezza. Non è un caso infatti che i giovanissimi lo amino e lo stiano trasformando in quello che fu Leonardo DiCaprio per i ragazzi di fine anni '90: è proprio per questo che l'attore americano aveva una grande responsabilità nell'interpretare Nic Sheff. Non solo nei confronti del vero protagonista della storia, ma anche per tutto il pubblico che lo segue con interesse.

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Beautiful Boy: Timothée Chalamet e Steve Carell in un momento del film

Con intelligenza, l'attore ha evitato di trasformare il personaggio in una figura romantica e incompresa, lasciando al pubblico molto spazio per farsi delle domande: nel corso del film vediamo Nic da piccolo, bambino già estremamente sensibile e precoce, alla ricerca costante dell'abbraccio e dell'attenzione paterni; da adolescente, con l'assaggio delle prime droghe, la passione per il disegno e la musica grunge, e infine giovane adulto, che si rifiuta di andare all'università e finisce per perdersi dietro a sostanze sempre più forti.
Figlio di un giornalista benestante, cresciuto in una bella casa, con libri, musica e una stanza tutta per sé a disposizione, non si capisce perché Nic senta il bisogno inarrestabile di annullarsi con delle sostanze chimiche: "Perché mi piacciono" dirà in un momento di lucidità al padre, distrutto dal deteriorarsi delle condizioni di salute del figlio, quel suo "bellissimo ragazzo" di cui andava così fiero, in cui vedeva potenzialità infinite.

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Beautiful Boy: Timothée Chalamet in un momento del film

Un pregio del film di Felix Van Groeningen è proprio questo: nonostante il "perché" venga continuamente inseguito, non viene data una risposta. A volte forse non c'è un vero perché, oppure è così stratificato e complesso da non risultare più individuabile: il divorzio dei genitori, l'arrivo di nuovi fratelli, sono tutte cose che fanno soffrire, ma non ogni figlio di famiglie separate rischia di uccidersi drogandosi.
Come equilibristi su un filo sottilissimo sempre pronto a spezzarsi, Timothée Chalamet e Steve Carell sono un figlio e un padre credibili, personaggi pieni di emotività che però viene continuamente trattenuta e congelata. Steve Carell è un padre commovente, distrutto dai sensi di colpa, che cerca di fare quanto è in suo potere per aiutare il figlio, ma si ritrova anche a dover dire basta quando tocca il fondo. A volte l'amore non basta a salvare la persona che ami, anzi, forse è anche dannoso, perché non ti permette di vedere le cose con chiarezza.

La dipendenza come metafora

Da L'uomo dal braccio d'oro a Trainspotting, passando per Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, i film che raccontano la dipendenza rischiano sempre di essere o troppo duri o retorici, perché affrontano uno dei grandi tabù della società civile: la tossicodipendenza è vista come uno dei peccati più gravi, perché viene giudicata come una scelta volontaria di distruggere la propria vita e, conseguentemente, anche quella degli altri. A prescindere dai motivi che spingono una persona a drogarsi, che sia un grande dolore o una predisposizione genetica, una volta entrati nel tunnel uscirne è difficilissimo: lo sa bene Nic e ancora meglio suo padre, che lo recupera in corsie d'ospedale, centri di disintossicazione e case malfamate. La dipendenza, così nera, inevitabile, orrenda e allo stesso tempo rassicurante, diventa quindi una metafora, l'abisso che ci guarda e ci rimanda un'immagine su cui è difficile soffermare lo sguardo, che non vogliamo vedere, che vogliamo cancellare.

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Beautiful Boy: Timothée Chalamet durante una scena

Nonostante i limiti di una narrazione forse troppo frammentata (i salti temporali alla lunga non aiutano a comprendere meglio la vicenda di Sheff padre e figlio, finendo invece per allontanarci emotivamente dalla storia) Beautiful Boy ha il merito di farci riflettere su questa realtà che cerchiamo in tutti i modi di nascondere sotto il tappeto e che invece è molto più diffusa di quanto non pensiamo, anche in famiglie che consideriamo buone, felici e immuni a tragedie come questa. Gli esseri umani vivono l'ossimoro di poter concepire l'infinito in un corpo mortale e chi decide di annullarsi con il veleno che gli è più congeniale - che sia droga, alcol, adrenalina da sport estremi - è continuamente vicino alla verità e allo stesso tempo cerca di dimenticarla. L'amore di un padre forse non è la cura, ma è l'ancora più forte a cui aggrapparsi se si trova il coraggio di guardare in faccia la vita senza filtri chimici. Per fortuna di Nic Shaff l'ancora di suo padre David è rimasta ben salda sul fondo.

Conclusioni

Come detto nella recensione di Beautiful Boy, in arrivo nelle sale italiane il 13 giugno, film di Felix Van Groeningen, che torna a parlare di dolore dopo il successo di Alabama Monroe, la vera storia di David e Nic Sheff, raccontata nei romanzi autobiografici Beautiful Boy: A Father's Journey Through His Son's Addiction e Tweak: Growing Up on Methamphetamine, vive una terza volta sul grande schermo grazie a Steve Carell e Timothée Chalamet. Splendida coppia di interpreti, gli attori sono un padre e un figlio piegati dal dolore e dal senso di colpa. Pur non esente da difetti (dovuti sopratutto ai continui salti temporali che, invece di farci entrare nella storia, finiscono per allontanarci emotivamente e a un utilizzo invadente della musica), Beautiful Boy racconta il commovente rapporto tra un padre e un figlio, che non riescono a individuare il “perché” della caduta del ragazzo nel tunnel della droga, ma da cui riescono a uscire, non senza grande fatica, grazie al loro legame. Una pellicola che si nutre principalmente delle interpretazioni dei suoi protagonisti.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

3.1/5

Perché ci piace

  • Timothée Chalamet e Steve Carell sono la forza del film.
  • Regista e sceneggiatore cercano di spingere il meno possibile sul pedale della retorica…

Cosa non va

  • … Ma non sempre ci riescono.
  • I continui salti temporali a lungo andare finiscono per allontanarci emotivamente dal racconto.
  • L'utilizzo della musica è forse il difetto peggiore del film, spesso invadente e ricattatoria.