Quasi un milione e mezzo di dollari worldwide, otto nomination agli Oscar e un tripudio di critica e pubblico capace di trascinare un film immediatamente diventato cult. Eppure, per uno strano e inaspettato incastro, il sequel di Barbie targato Greta Gerwing, forse, non lo vedremo mai. Un destino da "chi l'avrebbe mai detto", visto il carico e vista l'aspettativa.
Non solo, considerando anche quanto Hollywood, oggi, spolpi a più non posso i brand, andando sul sicuro, la notizia fa un certo rumore. Niente rischi, solo incassi più o meno garantite. Il sequel di Barbie, attualmente, naviga in un mare di esitazioni, aprendo un dilemma: da una parte c'è il rischio di rovinare un classico moderno, dall'altra potrebbe esserci il rammarico un'occasione mancata.
Rinunciare a Barbie 2 equivarrebbe a lasciare sul tavolo una teorica fortuna. Per capire l'entità dell'occasione persa, basta guardare alle dinamiche dei grandi franchise. Pensiamo al celebre "divorzio" sfiorato nel 2019 tra Sony e Marvel per i diritti di Spider-Man. Se le due major non fossero tornate sui loro passi siglando un nuovo accordo, film da quasi 2 miliardi di dollari come Spider-Man: No Way Home (o il recordman Brand New Day, che macina incassi) non avrebbero mai visto la luce. Sembra banale dirlo ma trovare un compromesso per Barbie 2 si rivelerebbe la mossa più logica e redditizia per tutti i soggetti coinvolti.
Barbie 2: il braccio di ferro sui contratti
Il vero ostacolo alla realizzazione del film, al momento, è economico e burocratico: in via del tutto eccezionale, per assicurarsi la regia della Gerwig, Warner Bros. non aveva vincolato il cast per eventuali sequel. Oggi, rinegoziare i contratti di Margot Robbie e Ryan Gosling (che punta a un cachet di 20 milioni di dollari) richiede cifre astronomiche e partecipazioni agli utili che il CEO di Warner Bros. Discovery, David Zaslav, è riluttante a concedere.
Non solo, il tempo stringe. Se Warner Bros. non chiude gli accordi entro dicembre, i diritti torneranno nelle mani di Mattel. Questo comporterebbe un riavvio totale del progetto: nuovo cast, nuovo regista, nuove idee. Pensate l'assurdità. E qui entrano in gioco Gerwig e Baumbach: hanno detto di avere una nuova idea, ma si rifiutano di condividerla con gli studios finché le firme non saranno messe nero su bianco. Come dar loro torto?
Il fantasma di Joker: Folie à Deux
Del resto, è un azzardo forzare la mano su un film che è nato e si è concluso come un'opera fatta e compiuta. Un po' come avvenuto con Joker: Folie à Deux di Todd Phillips: realizzare a tutti i costi il sequel di un enorme successo, senza una reale necessità narrativa, può portare a risultati divisivi o deludenti, intaccando l'eredità della pellicola originale. L'effetto Joker non è chiaramente un'equazione alla virgola, eppure la stessa Margot Robbie, nel 2023, in merito alla sua LuckyChap Entertainment, dichiarò a Variety quanto fosse "divertente questa reazione istintiva in cui tutti chiedono subito un sequel. Non credo che fosse così 20 anni fa. E Barbie non era stato concepito come una trilogia".
Inoltre, Greta Gerwig ha letteralmente prosciugato le sue energie creative per il primo film, al punto da sentirsi "svuotata" al termine delle riprese. Allora, tra gli impegni dei protagonisti (Robbie è sul prequel di Ocean's Eleven, Ryan Gosling è su Star Wars: Starfighter) e il ticchettio dell'orologio, ritrovare la scintilla per giustificare un ritorno a Barbieland, senza cadere nella banale e forzata operazione commerciale, diventa un assoluto imperativo.