È iniziato bene il cammino di Avvocato Ligas su Sky e NOW, con oltre un milione di spettatori medi nella prima settimana e una permanenza da record al 73%, inferiore solo a quella di Gomorra. Merito di un personaggio che conquista con il suo carisma e il suo approccio sui generis alla legge, per la sua imprevedibilità e l'animo da rockstar del Tribunale di Milano, ma anche per tutte le figure di contorno, personaggi ben scritti che gli fanno da contraltare e che evidenziano tutti i suoi difetti.
Tra loro la (ex?) moglie Patrizia interpretata da Gaia Messerklinger e Paolo, il miglior amico di Ligas a cui dà il volto quel Flavio Furno che avevamo già amato in Gomorra - Le origini. Abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con loro per farci raccontare il lavoro insieme ad Argentero per costruire le dinamiche tra i personaggi, ma anche il loro approccio alla costruzione di Patrizia e Paolo, per sfruttare al meglio lo spazio a disposizione per far sì che emergessero così come fanno.
Oltre la bidimensionalità: costruire Patrizia e Paolo
Partiamo da questo, da come hanno affrontato il lavoro e i loro personaggi che ritagliarsi lo spazio adeguato in Avvocato Ligas. "Il punto di partenza è la scrittura" ci ha detto Gaia Messerklinger, "e in questa serie la scrittura è sicuramente un elemento molto forte, molto definito e molto chiaro anche rispetto, appunto, al mondo che circonda Ligas. Quando hai comunque a disposizione un personaggio che ha una sua storia, una sua identità, una complessità, una stratificazione, osservi dei momenti di questo personaggio, ma quel personaggio ha la sua vita. E quindi in realtà per me è stato abbastanza naturale proprio grazie a una scrittura che mi ha permesso di costruire un rapporto molto complesso con lui, di avere anche una finestra sulla professione di questa donna, sulla sua identità di madre. C'era veramente spazio, nel poco spazio c'era tanto spazio."
Originale ma perfettamente sensato l'approccio di Flavio Furno: "Io dirò una cosa che è la mia croce e la mia delizia, perché ci sono registi che condividono con me questo che ti sto per dire e registi che non condividono: io qualunque ruolo interpreti, per me è il protagonista della storia. Che denota un po' di megalomania, spero sana, ma perché è l'unico modo, secondo me, per sfuggire alla tentazione di raccontare i personaggi che ruotano intorno al protagonista in maniera bidimensionale. Per cui sembra stupido, ma ti assicuro che non lo è: anche piccolissime modifiche, anche piccolissime aggiunte, se dentro tu vivi non in funzione solo del protagonista, ma come un'entità che esisterebbe anche senza quel personaggio, questo secondo me rende anche la dinamica tra i personaggi, tra il principale e quelli che ruotano attorno, molto più meno scontata e molto più interessante."
Lavorare con Luca Argentero, tra creatività e improvvisazione
E come hanno lavorato con Luca Argentero per costruire queste dinamiche? "Siccome io sono uno che propone tanto, anche di venerdì alle 18:30 e ho tutti che mi guardano per dire 'statti zitto' a volte non sempre trovo terreno fertile" ha spiegato Flavio Furno, "però io non mi rassegno, vado avanti dritto per la mia strada e in questo caso ho trovato un terreno molto fertile, principalmente in Fabio (il regista) ma anche e soprattutto in Luca. Tutte le mie proposte, che a volte erano anche piccole, come aggiungere delle parolacce che mi piaceva rivolgere al protagonista per rendere il nostro rapporto molto più credibile e più vero, Luca in questo è strepitoso perché è iper-creativo e soprattutto prende il suggerimento, ci ricama sopra e non si è mai irrigidito, non si è mai chiuso. Anzi, ha sempre colto qualunque tipo di spunto per giocarci a sua volta. E questo è perché è un bravo attore: ha capito che in alcune dinamiche di personaggio è fondamentale che ci sia questo gioco."
E vale anche per Gaia Messerklinger che ricorda come "io e Luca abbiamo fatto un incontro, abbiamo fatto il primo insieme e poi un incontro prima di iniziare a girare. In realtà è bastato passare quelle ore insieme, abbiamo letto un po' di scene, ci siamo scambiati un po' di idee ed è come se in quel momento i pezzi del puzzle si siano incastrati tra di loro. E quindi poi sul set, quando c'era da vivere una dinamica magari modificandola leggermente, eravamo già sulla stessa lunghezza d'onda. Quindi è avvenuto tutto in modo molto naturale, in questo sempre la scrittura ci ha aiutato molto."
Come un iceberg: quello che non vediamo dei personaggi di Avvocato Ligas
Ci colpisce sentire che i personaggi hanno i propria vita e ci viene spontaneo chiedere se capita di immaginare dettagli di quella vita. "È fondamentale! Tantissimo, sì" ci risponde subito Gaia Messerklinger e lo conferma Flavio Furno: "Immaginare tutto quello che non viene mostrato secondo me è un modo per rendere al meglio quello che invece viene mostrato." Un modo per dare spessore e l'interprete di Patrizi fa ricorso a una metafora per spiegarlo: "è come l'iceberg. Il lavoro più grosso è quello che non si vede, è quello che è sommerso. Ed è quello che poi ti permette di dare profondità e tridimensionalità, perché tu stai raccontando la storia di una persona. Quanto è complessa una persona? La persona che tu vedi è il risultato della sua vita passata."
Un lavoro fondamentale condiviso anche da Furno: "è quello che facciamo noi: conosciamo le persone, magari ci parliamo per un po', ma la cosa più interessante è quello che ci immaginiamo. Poi io vengo dal teatro: mi hanno insegnato che il buon risultato è quando il pubblico, una volta che va via un personaggio, anziché seguire quello che sta accadendo in scena, pensa a quello che sta facendo il personaggio dietro le quinte. Vuol dire che l'hai talmente suggestionato e affascinato, che immaginano un personaggio fuori dalla scena. Questo è il più grande risultato che si può ottenere da attori."