Assassinio sul Nilo: cosa cambia (e perché) nel film di Kenneth Branagh

In Assassinio sul Nilo, Kenneth Branagh apporta un importante cambiamento rispetto al libro di Agatha Christie: analizziamo il significato di uno degli omicidi del film.

APPROFONDIMENTO di 13/02/2022
Gal Gadot Assassinio Nilo
Assassinio sul Nilo: Armie Hammer e Gal Gadot

Fra le persone che, in questi giorni, stanno tornando al cinema (finalmente!) grazie ad Assassinio sul Nilo, possiamo distinguere due categorie: chi entra in sala senza conoscere i dettagli della trama, e quindi la verità dietro il delitto su cui si trova a indagare Hercule Poirot, e chi invece ha letto il romanzo di Agatha Christie e/o ha già visto la sua precedente trasposizione cinematografica, diretta da John Guillermin nel 1978. Se la prima tipologia di spettatori potrà godersi i colpi di scena di questo giallo di ambientazione esotica, tra i più ingegnosi murder mystery ideati dalla penna della Christie, tuttavia anche gli altri avranno almeno un'occasione per restare spiazzati: c'è infatti un importante cambiamento apportato da Kenneth Branagh e dal suo sceneggiatore Michael Green rispetto alla storia originale.

Death On The Nile
Assassinio sul Nilo: un'immagine di Kenneth Branagh

Prima di proseguire con la lettura, una necessaria avvertenza: di seguito ci soffermeremo su alcuni elementi significativi di Assassinio sul Nilo, con relativo rischio di spoiler. Non ci sarà comunque alcun riferimento in merito all'identità dell'assassino, ma a chi non volesse rovinarsi in alcun modo l'effetto-sorpresa consigliamo ugualmente di rimandare la lettura a visione già conclusa. Per tutti gli altri, ecco la questione di cui intendiamo dibattere: perché nel film di Kenneth Branagh sono introdotti dei nuovi personaggi e, soprattutto, perché varia l'identità di una delle vittime nella "scia di sangue" lasciata dal Karnak, il battello che sta percorrendo il Nilo e che fa da teatro circoscritto della vicenda (come accadeva per il treno eponimo di Assassinio sull'Orient Express)? Qual è il senso di queste modifiche nell'economia complessiva dell'opera?

L'ultima vittima

Death On The Nile Angela Lansbury
Assassinio sul Nilo: un'immagine di Angela Lansbury

Il titolo originale, Death on the Nile, è più calzante della traduzione italiana, in quanto l'intreccio di Agatha Christie non è costruito su un singolo assassinio, ma su ben tre omicidi: il primo è quello della ricchissima ereditiera Linnet Ridgeway (interpretata da Gal Gadot nel film di Branagh), stroncata nel sonno da un colpo di pistola; il secondo quello della sua cameriera Louise Bourget (Rose Leslie), uccisa a pugnalate. Nel romanzo della Christie, così come nell'Assassinio sul Nilo datato 1978, il terzo personaggio a trovare la morte sul bordo del Karnak è l'eccentrica Salome Otterbourne, scrittrice di romanzi rosa che, nel film di Guillermin, aveva il volto di una Angela Lansbury deliziosamente istrionica e sopra le righe. Salome Otterbourne è presente pure nella pellicola di Branagh, ma con un altro curriculum: qui è infatti una cantante blues impersonata da Sophie Okonedo.

Death On The Nile
Assassinio sul Nilo: Annette Bening e Tom Bateman

La differenza primaria, tuttavia, è che non è più Salome Otterbourne la terza vittima del misterioso assassino: a perdere la vita, in circostanze pressoché identiche, è il Bouc di Tom Bateman, giovane amico e collaboratore di Poirot. Bouc è, insieme al Poirot di Branagh, l'unico personaggio a far ritorno dal cast di Assassinio sull'Orient Express, assumendo la funzione svolta invece nel libro dal Colonnello Race: quella di 'spalla' di Poirot nella sua indagine. Ma la vicenda di Bouc si lega a doppio filo alle storie degli altri comprimari: è infatti un amico di Linnet Ridgeway e ha una relazione segreta con Rosalie (Letitia Wright), nipote di Mrs. Otterbourne. Bouc, inoltre, è accompagnato in questo soggiorno in Egitto da un personaggio del tutto inedito: sua madre Euphemia (Annette Bening), che nel corso del film manifesta a chiare lettere la propria disapprovazione per le scelte romantiche del figlio.

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Lutto sul Nilo

Poirot
Assassinio sul Nilo: un'immagine di Kenneth Branagh

La sottotrama relativa a Bouc ed Euphemia esplode nel momento del rabbioso confronto tra madre e figlio, quando la donna, personaggio cinico e disincantato, minaccia di diseredarlo. Sembra una semplice appendice del plot principale, ma poco dopo si verifica un twist inaspettato anche per i lettori di Agatha Christie: Poirot accusa Bouc di essere il testimone oculare dell'omicidio di Louise. Il ragazzo, messo alle strette, è sul punto di rivelare l'identità dell'assassino, quando viene raggiunto e ucciso da un proiettile (stessa sorte che, per motivi analoghi, toccava a Mrs. Otterbourne nel romanzo e nel film del 1978). Da lì in poi la trama riprenderà a scorrere sui binari ben noti, con Hercule Poirot pronto a riunire tutti i superstiti e a ricostruire i retroscena della catena di delitti, fino a smascherare il colpevole di turno. Perché allora sacrificare Bouc al posto di Salome Otterbourne? La prima spiegazione è evidente già dalla cupezza dell'epilogo: perché, per Poirot, perdere Bouc significa veder morire una persona a lui estremamente cara.

Death On The Nile Annette Bening
Assassinio sul Nilo: un'immagine di Annette Bening

Se il film di John Guillermin prediligeva i toni lievi della commedia, questo Assassinio sul Nilo si chiude con una parata di feretri condotti fuori dal battello, mentre la scena finale è connotata dalla malinconia della musica blues. Se nell'epilogo del libro la nascita di una nuova coppia forniva una nota di speranza, il film di Branagh al contrario termina sotto il segno del lutto: quello di un detective che non è stato in grado di salvare il suo amico più stretto; quello di Rosalie, privata di un futuro accanto all'uomo che amava; e, ancor più straziante, quello di una madre costretta a piangere il figlio al quale lei stessa aveva negato una prospettiva di felicità. Non è un caso che questo ruolo, solo in apparenza marginale, sia stato affidato all'attrice migliore del cast: nello spazio di pochi minuti Annette Bening dà volto a una donna inaridita dalla vita, per nulla disposta a riporre fiducia nella lealtà dei sentimenti, e a una madre dilaniata dalla più devastante delle sofferenze.

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Hercule Poirot fra ragione e sentimento

Death On The Nile 3
Assassinio sul Nilo: un'immagine del film

Euphemia, che scende dal Karnak con una maschera di silenzioso dolore, in un certo senso rispecchia la figura stessa di Hercule Poirot: non solo per il lutto condiviso, ma perché in lei si riflette una visione dell'esistenza - o meglio, dei rapporti umani - molto simile a quella del detective belga. In una precedente conversazione con Bouc, mentre il giovane gli confessava con entusiasmo il proprio amore per Rosalie, Poirot replicava con pacata rassegnazione di aver rinunciato all'enfasi romantica per curare le proprie "cellule grigie". Poirot, in effetti, sintetizza il trionfo della ragione a scapito del sentimento, una lucidità di ferro che prevarrà invariabilmente sul caos delle emozioni (e, di conseguenza, sull'erotismo): è il suo 'dono', ciò che gli permette di essere una delle menti più geniali mai esistite, ma al contempo la sua condanna.

Kenneth Branagh
Assassinio sul Nilo: un primo piano di Kenneth Branagh

E se Euphemia rifiuta i sentimenti per un livore che ha radici nel passato, è ugualmente il passato l'origine delle scelte di Poirot. Alla luce del finale, assume un valore ancora più struggente il prologo del film, con un giovane Kenneth Branagh nei panni di un soldato ferito nella Prima Guerra Mondiale: al suo volto martoriato dalle cicatrici faceva da controcampo il sorriso dell'infermiera Katharine (Susannah Fielding), l'unica donna mai amata da Poirot. La perdita di Katharine, il rimpianto per quella vita mai vissuta, diventano allora la cicatrice più profonda del detective: abilmente celata dietro la maschera dell'investigatore infallibile e dai suoi maestosi baffi, ma pur sempre lì sotto, simbolo di una "cognizione del dolore" con cui è necessario imparare a fare i conti, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Anche, talvolta, abbandonandosi al blues.

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