Il giovane favoloso

2014, Drammatico

Venezia 2014, presentato il programma del festival numero 71

In un programma segnato dalle riflessioni sulla guerra, sono tre gli italiani in concorso (Costanzo, Munzi e Martone); in lizza per il Leone d'Oro anche Akin, Ferrara e Konchalowsky. Fuori Concorso la leggiadria di Bogdanovich e la denuncia di Sabina Guzzanti. E in Orizzonti Maresco racconta Berlusconi.

C'è sempre grande attesa alla vigilia dell'ufficializzazione dei film che parteciperanno in concorso ad un Festival importante; le ipotesi più fantasiose che solo fino a qualche giorno prima impazzavano su quotidiani e siti lasciano spazio alla realtà, con il carico di delusioni e gioie che essa porta con sé. Succede per Cannes e naturalmente il copione si ripete anche per la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, che quest'anno compie 71 anni e che è stata svelata oggi a Roma alla presenza del direttore artistico Alberto Barbera e del presidente della Biennale, Paolo Baratta.

"Deve mantenere prestigio nel mondo, il Festival, mantenere alta la reputazione della Mostra, attraverso la tutela della storia e la continuità del suo modello", ha spiegato Baratta, che ha rimarcato più volte il lavoro di rinnovamento che è stato fatto sulle principali strutture in cui il festival si svolgerà dal 27 agosto al 6 settembre prossimi (con pre inaugurazione affidata il 26 agosto alla proiezione di Maciste Alpino di Luigi Maggi). "Annunciammo due anni fa un programma di rinnovamento, che si realizza quest'anno con la ristrutturazione della sala Darsena, la cui capienza è stata portata a 1409 posti - ha aggiunto -, il collegamento interno con la Sala Grande fa nascere, di fatto, il nuovo Palazzo del Cinema".

La parola ai film

Il regista Fatih Akin

Venti i lungometraggi in lizza per il Leone d'Oro per un programma (ecco la nostra news con il cartellone completo) che vede in campo tre opere italiane, Il giovane favoloso di Mario Martone, dedicato alla vita di Giacomo Leopardi (Elio Germano) Anime nere di Francesco Munzi, tratto dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, incentrato su tre ragazzi dell'Aspromonte e sulle loro attività criminali, e Hungry Hearts, adattamento firmato da Saverio Costanzo del libro di Marco Franzoso, Il bambino indaco, interpretato da Alba Rohrwacher e Adam Driver. Assente a Cannes, presente al Lido, il turco Fatih Akin (nella foto a sinistra) presenterà The Cut, un dramma che affronta il delicato tema del genocidio armeno. Spazio anche all'atteso biopic di Abel Ferrara, Pasolini, con Willem Dafoe protagonista, e, per la prima volta in concorso, al cineasta giapponese, Shinya Tsukamoto, che in Fires on the Plain riporta in primo piano la Seconda Guerra Mondiale.

The Act of Killing - L'atto di uccidere: il regista Joshua Oppenheimer in un'immagine promozionale

Ma nelle pieghe del concorso sono diversi i lavori che non sfuggono ad un occhio attento, film che Barbera ha definito più volte "sorprendenti" come possono essere quelli di Andrew Niccol, Good Kill, in cui si parla (ancora) di guerra dal punto di vista di un militare che opera con i droni o di Joshua Oppenheimer (nella foto a destra) che con il documentario The Look of Silence prosegue nel percorso di analisi di una delle pagine più tristi della storia contemporanea (la purga anticomunista in Indonesia, avvenuta negli anni '60) già iniziato con il sorprendente The Act of Killing - L'atto di uccidere.

L'armata francese

TROIS COEURS: BENOÎT POELVOORDE con CHARLOTTE GAINSBOURG nel film

Ben quattro i film in concorso che arrivano dalla Francia. La rançon de la gloire di Xavier Beauvois è una commedia che racconta la storia della trafugazione della salma di Charlie Chaplin, rubata da due manigoldi pochi giorni dopo il funerale del grande regista. Un'opera leggera che vede tra i protagonisti il belga Benoît Poelvoorde, presente anche in Tre cuori di Benoît Jacquot, in cui duetta con Charlotte Gainsbourg, una bella sconosciuta che turba la vita di un uomo. Dopo il successo di Angele et Tony, presentato nella Settimana della Critica nel 2010, Alix Delaporte si lancia alla conquista del Leone d'Oro con Le dernier coup de marteau, storia di una quattordicenne che vive con la madre in un camper. Ultimo rappresentante transalpino in concorso, Loin des hommes, di David Oelhoffen, tratto da un romanzo di Albert Camus e ambientato durante la guerra d'Algeria, quando un professore di francese incontra un dissidente locale, che deve essere arrestato. Nel cast, Viggo Mortensen.

C'erano una volta gli USA

Venezia 2013: David Gordon Green presenta Joe in gara alla Mostra del cinema

Poco glamour e tanta sostanza (si spera) per quello che concerne le pellicole americane; oltre al già citato Niccol e al suo Good Kill, torna a Venezia, a un anno di distanza dalla presentazione di Joe, David Gordon Green (a sinistra) che con Manglehorn narra la storia di un uomo dal passato oscuro che cerca di redimersi. La crisi economica statunitense e la ricaduta sulla vita delle persone che hanno perso la propria casa è al centro di 99 Homes di Ramin Bahrani, con Andrew Garfield, Michael Shannon e Laura Dern. Il concorso toccherà anche la Svezia con il film diretto da Roy Andersson, A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence, opera bizzarra sulle avventure di un rappresentante e di un uomo con deficit mentali, l'Iran, che verrà rappresentato dalla regista Rakhshan Bani-Etemad che dopo sette anni di assenza dal set presenta il corale Tales, sull'incontro apparentemente ordinario di sette persone, la Turchia con il duro Sivas, diretto da Kaan Mujdeci (un ragazzino salva un cane usato per i combattimenti), la Cina, con Red Amnesia di Wang Xiaoshuai, thriller in cui la protagonista è una vedova turbata da misteriose telefonate e, infine, la Russia con il ritorno di Andrei Konchalovsky, autore di The Postman's White Nights , ovvero, come un postino rappresenti l'unico legame con il mondo per gli abitanti di un piccolo villaggio sperduto.

Sarà Birdman di Alejandro González Iñárritu ad aprire le danze, una pellicola amara che vede come protagonista Nicolas Cage nei panni di un attore tristemente attaccato al ricordo della sua interpretazione di un super eroe, mentre la chiusura sarà affidata a Ann Hui (presidente di giuria della sezione Orizzonti) con The Golden Era, biografia di Xiao Hong, una delle più importanti scrittrici della Cina contemporanea.

La soddisfazione del direttore

"Non sono solito a manifestare entusiasmi, ma quest'anno siamo davvero soddisfatti - ha spiegato Barbera -, a differenza dei selezionatori di altri festival, il nostro lavoro è stato più complesso e doloroso, abbiamo lasciato a casa film buoni, ma non volevamo andare oltre i 55 lavori inediti presentati nelle principali sezioni del festival. Questo è un programma di qualità, è una selezione che osa e si prende rischi".

Quanto alla competizione con altre manifestazioni internazionali di rilievo, Barbera è stato altrettanto chiaro. "I programmi si fanno con i film che ci sono, Fincher e Anderson saranno a New York per scelte di marketing, noi abbiamo lavorato con quello che avevamo, se un film non sarà presente a Venezia - conclude sull'argomento - è perché non è pronto e non sarà quindi nemmeno a Toronto o Telluride".

Fuori Concorso

Facciamoci aiutare dalle parole del direttore artistico Barbera per la presentazione del Fuori Concorso, ricco di spunti interessanti. Partiamo dal gradito ritorno di Mr. Peter Bogdanovich che omaggia Lubitsch con la commedia She's Funny That Way con Owen Wilson, regista di Broadway che si innamora di una prostituta, e Jennifer Aniston nei panni di una terapeuta. "Uno di quei film come non se ne fanno più", ha detto il direttore.

Tra gli eventi più attesi la proiezione completa della miniserie HBO, Olive Kitteridge, con Frances McDormand. "Ormai la televisione è il luogo dove si può sperimentare e questa serie è grande cinema classico, cinema puro". Ritroveremo ancora James Franco che con The Sound And The Fury si confronta con uno dei padri della narrativa americana, William Faulkner. Riflettono su Dio e sulla religione i nove registi che hanno collaborato all'opera collettiva, Words with Gods. Tra questi, Guillermo Arriaga, Álex de la Iglesia e Amos Gitai che presenterà anche l'opera Tsili, tratto dal romanzo di Aharon Appelfeld, Paesaggio con bambina. Ulrich Seidl ci porterà alla scoperta (agghiacciante) dei segreti nascosti nelle cantine viennesi, con il documentario In the Basement . Barry Levinson adatta per il grande schermo il romanzo di Philip Roth e con The Humbling, interpretato da Al Pacino e Greta Gerwig, racconta la storia di un attore in crisi. Ciliegina finale, la proiezione di Nymphomaniac - Volume 2 di Lars von Trier nella versione senza censura e la black comedy di Joe Dante, Burying the Ex.

Fuori Concorso Tricolore

Sabina Guzzanti, regista e autrice del film Draquila - L'Italia che trema

Sostanzioso l'apporto degli italiani nel Fuori Concorso. Se Baratta consiglia la visione in sequenza dei due lavori di Davide Ferrario e Gabriele Salvatores, La zuppa del Demonio e Italy in a Day (racconto dell'industrializzazione italiana fino agli anni '70 il primo, cronaca di un giorno di ottobre del 2013, raccontato attraverso i filmati effettuati da gente comune, il secondo), La trattativa di Sabina Guzzanti merita un discorso a parte. La trattativa Stato-Mafia prende vita in un'opera girata in un teatro di posa. "E' un film, come quello di Franco Maresco, destinato a suscitare dibattito, e non polemiche sterili, ance se temo che saranno - dice Barbera -. La Guzzanti ha fatto il suo film più bello, anche dal punto di vista della messa in scena". A completare il quadro degli italiani Fuori Concorso, Perez di Edoardo De Angelis, con Luca Zingaretti e Marco D'Amore.

Orizzonti (di gloria)

Ultimo tassello mancante in questa lunghissima presentazione dei film che vedremo a Venezia è quello rappresentato dalla sezione Orizzonti, che sarà aperta dalla proiezione del film di Mohsen Makhmalbaf, The President, apologo politico sulla caduta dei dittatori e sulla debolezza del potere. Torna a Venezia anche Ami Canaan Mann con Your Right Mind, dramma interpretato da Katherine Heigl che veste i panni di una cantante, madre single che cerca di mantenere la custodia della figlia. Da segnalare anche Cymbeline di Michael Almereyda, adattamento dell'omonimo lavoro di William Shakespeare. Lo scrittore Michel Houllebecq, invece, è il protagonista di Near Death Experience di Benoît Delépine e Gustave de Kervern.

Orizzonti italiani

Tra le opere italiane figurano Senza nessuna pietà di Michele Alhaique con Pierfrancesco Favino, La vita oscena, diretto da Renato De Maria e tratto dal romanzo di Aldo Nove e Belluscone. Una storia siciliana di Franco Maresco, che torna a dirigere un film dopo lo scioglimento del sodalizio artistico con Daniele Ciprì. "Il film di Maresco è molto complesso, importante, personale, in cui la storia di Forza Italia e di Silvio Berlusconi si mescola a riflessioni più generali - dice Barbera, - è un film amaro sulla fine di un'epoca, denso e provocatorio, di grande spessore".

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E alla fine...arrivano i Leoni d'Oro alla carriera

Tra i momenti più attesi ci sarà la consegna dei Leoni d'Oro alla carriera per due degli artisti più importanti del mondo del cinema, la montatrice Thelma Schoonmaker, che ha legato il suo nome ai film più belli di Martin Scorsese (Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, L'età dell'innocenza, The Wolf of Wall Street) e al leggendario documentarista americano Frederick Wiseman.

Le giurie

Presidente della Giuria di Venezia 71 sarà il compositore Alexandre Desplat che si farà assistere nel gravoso compito dalla regista e attrice cinese Joan Chen, dal tedesco Philip Gröning, dall'autrice austriaca Jessica Hausner. Figurano anche Tim Roth, Elia Suleiman, Carlo Verdone (che riceverà il premio Bresson), la costumista inglese Sandy Powell e la scrittrice indiana Jhumpa Lahiri. Giuliano Montaldo, invece, sarà il presidente della Giuria di Studenti di Cinema, che assegnerà il premio Venezia Classici per il miglior film restaurato e il miglior documentario suo cinema. In quest'ultima sezione vi segnaliamo Altman di Ron Mann e Giulio Andreotti - Il cinema visto da vicino di Tatti Sanguineti. Pensiero conclusivo dedicato alla madrina del Festival, Luisa Ranieri.

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Venezia 2014
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