Tre chilometri alla fine del mondo: il poster italiano in esclusiva

In esclusiva, il poster italiano di Tre chilometri alla fine del mondo, pellicola del rumeno Emanuel Parvu, nei cinema italiani dal 14 maggio con Academy Two.

Tre chilometri alla fine del mondo

Quando chi subisce violenza diventa più colpevole dell'aggressore per via dei pregiudizi. Un doloroso dramma proveniente dalla Romania denuncia persecuzioni e discriminazioni con toni drammatici, ma al tempo poetici. Questo è Tre chilometri alla fine del mondo, pellicola diretta da Emanuel Parvu che rivela le conseguenze inaspettate di una brutale aggressione.

La pellicola, girata con eleganza in una regione affascinante, ma al tempo stesso "soffocante" come il delta del Danubio, si rivela un vibrante dramma familiare con conseguenze inaspettate. Oggi vi offriamo il poster italiano in esclusiva del film, in arrivo al cinema dal 14 maggio distribuito da Academy Two.

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La locandina italiana

Trama completa di Tre chilometri alla fine del mondo

Come anticipato dalla nostra recensione di Tre chilometri alla fine del mondo, il film racconta l'estate del diciassettenne Adi, adolescente con la passione degli U2, che fa ritorno a casa per trascorrere l'estate nel suo villaggio natale nel Delta del Danubio.

Una notte Adi viene brutalmente aggredito per strada e, il giorno dopo, il suo mondo viene sconvolto. Dopo l'aggressione a sfondo omofobo da parte del figlio di una famiglia benestante a cui il padre di Adi deve dei soldi, i suoi genitori non lo guardano più come prima e la tranquilla convivenza con gli abitanti del villaggio comincia a incrinarsi.

Three Kilometers To The End Of The World
Una scena di Tre chilometri alla fine del mondo

Dalla parte delle minoranze

Parlando della genesi del film, il regista Emanuel Parvu ha dichiarato: "Ho affrontato l'idea di realizzare questo film da due prospettive che si intrecciano: la prospettiva familiare, dato che sono sia figlio che padre, e quella che percepisco come un'intransigenza (incapacità di comprendere e di empatizzare con gli altri) diffusa nel mondo di oggi, che solo a volte è ricolmo di comprensione e tolleranza. Ma, soprattutto, la storia è la mia interpretazione della condizione di quelle che possiamo generalmente chiamare minoranze. Ci siamo passati tutti, possiamo vivere tutti momenti in cui ci possiamo sentire emarginati o soli. Sono stato attratto dai sentimenti contraddittori verso qualcosa che semplicemente non si riesce a comprendere, dal rischio di etichettare, dal rischio di immobilismo che condiziona la società".

Centrale nella visione del regista è stata la scelta della location. "L'opportunità di tornare all'amore e alla comprensione, di proteggere e sostenere incondizionatamente, emerge all'interno di un contesto di pura bellezza naturale - il Delta del Danubio, uno dei luoghi più belli del mondo, e anche la terra più recente d'Europa - perché, nella mia mente, forse dovremmo tutti lasciare che la natura ci insegni di nuovo la bellezza in tutte le sue forme" ha aggiunto. "Parlando in senso metaforico, l'orizzonte si vede meglio dal luogo in cui la Terra finisce. Il Delta del Danubio, nostra location di ripresa, è un paradiso visivo che contrasta fortemente con gli eventi del film. Le azioni umane, dunque, si contrappongono alla natura, chiudendo l'orizzonte di un bambino e, con esso, il suo futuro. E questo paradosso non può che condurre alla tragedia".