Dopo il finale di Stranger Things, i fratelli Duffer difendono con forza un momeno importante del finale, travolto dal review bombing. Per i creatori, è il cuore tematico della serie e una scelta narrativa costruita in nove anni.
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Una scena costruita in nove anni per Stranger Things
Matt e Ross Duffer non si aspettavano i tanti commenti negativi che hanno colpito la quinta stagione di Stranger Things dopo l'uscita degli episodi finali su Netflix, rilasciati il giorno di Natale. Eppure, davanti ai numeri - un crollo del punteggio su Rotten Tomatoes fino al 56%, il peggiore tra tutte le stagioni della sere - la loro posizione resta ferma. Proprio quell'episodio, in cui Will Byers (interpretato da Noah Schnapp) parla dei suoi sentimenti con i suoi amici, è diventato il bersaglio principale delle critiche.
Per Ross Duffer, la reazione negativa non scalfisce il senso profondo di quella scena: "La confessione di Will è qualcosa che stavamo costruendo da nove anni. Era una scena fondamentale per noi e per Noah, non solo dal punto di vista tematico, ma anche narrativo". Secondo il co-creatore, Stranger Things è sempre stata una storia di ragazzi che affrontano il male, e Vecna incarna non solo un antagonista sovrannaturale, ma "tutti i pensieri oscuri e il lato peggiore della società". Superarlo, dunque, significa prima di tutto accettare sé stessi e poi gli altri.
Matt Duffer spinge ancora oltre questa lettura, chiarendo che il percorso di Will è tutt'altro che marginale: "Quella scena è l'ultimo passo del viaggio di Will. In molti sensi, è la chiave per sconfiggere Vecna". L'arco narrativo della stagione, spiega, è diviso in due momenti precisi: prima l'autoaccettazione, poi il coraggio di esprimersi apertamente. Un gesto che non è solo intimo, ma apertamente politico e simbolico. "È l'ultimo, definitivo 'vaffanculo' a Vecna. Questa era l'intenzione".
Noah Schnapp al centro: vulnerabilità, orgoglio e una scelta condivisa
Se la rete si è divisa, dietro le quinte la priorità dei Duffer è stata una sola: tutelare Noah Schnapp. L'attore, che ha vissuto in prima persona il peso emotivo della scena, è stato coinvolto in ogni fase del processo creativo. "Eravamo particolarmente sensibili nei confronti di Noah, perché questa storia lo toccava da molto vicino", racconta Matt Duffer. "Il nostro obiettivo era assicurarci che fosse a suo agio e felice. Quando lo è stato lui, lo siamo stati anche noi".
Nonostante l'ondata di commenti omofobi, Schnapp ha reagito con maturità e orgoglio. I creatori confermano di essere rimasti in costante contatto con lui dopo la messa in onda: "È in un ottimo momento. È molto fiero della scena, e lo siamo anche noi". Una fierezza che nasce anche dal lavoro meticoloso fatto sul set: i Duffer rivelano di aver dedicato più tempo a scrivere questa sequenza che a qualsiasi altra della serie, con l'obiettivo di renderla autentica e rispettosa.
"L'abbiamo scritta pensando a Noah e per Noah", spiega Matt. "Ci ha scritto piangendo dopo aver letto la sceneggiatura. Il giorno delle riprese, c'è stata pochissima direzione: Noah si era preparato per mesi, e gran parte di quello che si vede è il primo ciak". Un dettaglio che restituisce il senso di verità che i creatori volevano raggiungere, anche a costo di dividere il pubblico.
A sorprendere davvero i Duffer, però, è stato il livello di odio emerso nel 2025. "Onestamente, no, non ce lo aspettavamo", ammette Matt parlando del backlash omofobo. "Non siamo mai stati sottili. Questa storyline era lì da sempre". E proprio per questo, la scelta di non arretrare di un passo assume un valore ancora più forte: Stranger Things si chiude rivendicando la propria identità, anche quando il pubblico non lo accetta. Non è forse questa l'essenza di questa serie?