Amybeth McNulty, star irlandese di Stranger Things, la serie dei fratelli Duffer in cui ha interpretato l'infermiera Vickie, ha raccontato l'incredibile esperienza vissuta nell'universo di Hawkins nel corso delle riprese.
L'attrice è entrata a far parte della serie nella quarta stagione, nel ruolo della ragazza, dapprima studentessa e poi infermiera, che si scoprirà essere la fidanzata di Robin Buckley (Maya Hawke). In una recente intervista, McNulty ha spiegato che essere fan di Stranger Things l'ha aiutata nel processo di selezione.
La passione per Stranger Things
"È pazzesco, mi sento come un piccolo ingranaggio in questa macchina enorme" ha detto McNulty "Conosco ciò che piace allo show, conosco il ritmo, penso di avere un'idea di come potrei farlo. Ma non pensavo che sarei stata scelta in un mondo del genere".
Quando ha scoperto di aver ottenuto il ruolo, il momento è stato travolgente: "Urlavo, piangevo al telefono" ha confessato l'attrice, che visse un periodo terribile durante il casting, visto che entrambi i genitori mancarono proprio in quei due anni: "Dicevano di avere una buona sensazione a riguardo e avevano ragione".
L'importanza di rappresentare la comunità LGBTQ+
Figlia di padre irlandese e madre canadese, Amybeth McNulty si è trasferita in Canada a 14 per recitare in Chiamatemi Anna. Nell'intervista, la star di Stranger Things ha anche parlato apertamente di rappresentazione e di cosa significhi interpretare un personaggio queer in una delle serie più grandi del mondo. L'attrice ha fatto coming out online a 16/17 anni come bisessuale.
"Avevamo persone nella mia città che andavano dai miei genitori dicendo 'oh, mi dispiace tanto per vostra figlia' e io pensavo 'ok, niente di cui scusarsi', quindi questo mi dà ancora più energia quando interpreto ruoli come questo e quando posso fare cose come queste. Volevo renderle giustizia e farlo nel modo giusto per ragazzi come me crescendo. Penso che sia importante, soprattutto quando la storyline queer è parte del loro percorso, mentre affrontano mostri, negli anni '80, e ci sono tutte queste altre cose che succedono: non deve per forza essere tutto incentrato su quello. È solo una parte del tutto".