Star Trek: Picard, Patrick Stewart non vuole una pandemia nella seconda stagione

Patrick Stewart ha dichiarato di non volere una trama basata su un'influenza pandemica nella seconda stagione della serie tv Star Trek: Picard.

NOTIZIA di 06/04/2020

La prima stagione di Star Trek: Picard è finita da poco e già si parla della seconda stagione, come ha fatto il protagonista Patrick Stewart che ha dichiarato di non volere nella trama una pandemia.

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Star Trek: Picard - Patrick Stewart in una scena

L'attore ha affrontato questo argomento perché la serie Star Trek: Picard è sempre stata attenta ai problemi della società attuale, come ha dimostrato il racconto dei rifugiati romulani, ad esempio. Durante un'intervista con CBC, Patrick Stewart ha detto la sua sull'ipotesi di una possibile pandemia da raccontare nella seconda stagione e, visto il momento, non se la sente di appoggiare un'idea come questa: "Non la incoraggerei. Questo è un momento inquietante, spaventoso e triste per molte migliaia di persone. Mi sentirei a disagio se dovessimo parlare di questo tema nella seconda stagione. È troppo sensibile, troppo sconvolgente, troppo spaventoso rispetto ad alcune delle altre questioni che abbiamo affrontato, che sono molto più di natura politica."

Patrick Stewart ha sempre incoraggiato la presenza di temi attuali nella sceneggiatura della serie Star Trek: Picard, quindi questo commento sembra strano ma non stupisce vista la delicatezza della pandemia di COVID-19 che ha invaso tutto il mondo in questo periodo.

Sebbene non sarà mai palesata nella serie, il produttore esecutivo Akiva Goldsman ha riflettuto su come l'ammiraglio Picard avrebbe gestito l'emergenza. In un video di Vulture, il produttore ha parlato dell'ipotesi: "La quarantena si estende. I sistemi essenziali continuano a fallire. E sebbene molti di noi siano abituati a lunghi periodi di isolamento, il divieto di contatto fisico, per non parlare della nostra incapacità di lasciare la nave, sta iniziando a logorare anche i membri più esperti dell'equipaggio. La comunicazione remota fiorisce - mi viene comunque ricordato che non c'è sostituto per uno sguardo diretto o la rassicurazione di un tocco amichevole."