Roger Avary racconta come, dopo anni di porte chiuse nel cinema tradizionale, l'intelligenza artificiale abbia improvvisamente riacceso l'interesse degli investitori. Con la sua nuova società di produzione AI, lo sceneggiatore di Pulp Fiction ha già tre film in lavorazione.
Quando il cinema tradizionale si inceppa e l'IA apre le porte
Ospite del Joe Rogan Experience, Roger Avary, storico sceneggiatore di Pulp Fiction, ha parlato senza giri di parole delle difficoltà incontrate nel far partire nuovi progetti attraverso i canali tradizionali di Hollywood. "Vado in giro cercando di far partire dei film, ed è quasi impossibile", ha spiegato, descrivendo un sistema sempre più cauto, lento e refrattario al rischio, soprattutto quando non si parla di franchise già consolidati.
La svolta è arrivata nell'ultimo anno, quando Avary ha deciso di fondare General Cinema Dynamics, una società di produzione orientata allo sviluppo di film realizzati con l'ausilio dell'intelligenza artificiale. Non tanto - almeno nelle sue parole - per sostituire la creatività umana, quanto per intercettare un entusiasmo finanziario che sembrava improvvisamente riaccendersi. "Ho costruito una compagnia tecnologica facendo film con l'IA e, all'improvviso, boom: i soldi hanno iniziato a piovere", ha raccontato. "Solo mettendo davanti la parola "IA" e presentandola come un'azienda tecnologica, sono arrivati gli investitori. Ora siamo in produzione su tre film".
Un contrasto che Avary sottolinea più volte: "È stato facilissimo far partire tutto questo, ed è stato invece difficilissimo avviare un film tradizionale seguendo il percorso classico". Una frase che suona come una fotografia piuttosto impietosa dello stato attuale dell'industria, dove l'innovazione percepita sembra contare più dell'esperienza o del curriculum.
Tre film, molte domande e un'industria in bilico
I tre progetti attualmente in sviluppo sotto l'etichetta IA di Avary coprono generi molto diversi: un film natalizio per famiglie destinato alle sale durante le prossime festività, un lungometraggio a tema religioso pensato per il periodo pasquale e un ambizioso epic romance ambientato in un contesto bellico. Titoli ancora senza nome, ma già sufficienti a dimostrare come l'IA venga oggi vista come una leva produttiva capace di accelerare processi e attirare capitali.
Allo stesso tempo, il caso Avary si inserisce in un dibattito sempre più acceso a Hollywood. L'entusiasmo per l'intelligenza artificiale convive con timori profondi, soprattutto dopo episodi recenti che hanno fatto discutere l'intera industria. In particolare, ha fatto scalpore il video diventato virale in cui un utente, partendo da un prompt di appena due righe, ha generato con Seedance 2.0 un filmato iperrealistico che mostrava Tom Cruise combattere contro Brad Pitt.
La reazione non si è fatta attendere. La Motion Picture Association ha diffuso una dichiarazione durissima contro ByteDance, società madre del generatore video, accusandola di "uso non autorizzato su vasta scala di opere protette da copyright". Nel comunicato si legge: "Lanciando un servizio privo di reali tutele contro le violazioni, ByteDance sta ignorando una legge sul diritto d'autore che protegge i creatori e sostiene milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti. ByteDance dovrebbe cessare immediatamente queste attività".
In questo scenario, le parole di Avary assumono un doppio significato. Da un lato raccontano un'opportunità concreta per chi fatica a trovare spazio nel sistema tradizionale; dall'altro sollevano interrogativi urgenti su cosa significhi davvero "fare cinema" in un'epoca in cui basta una sigla tecnologica per trasformare un'idea in produzione.