Più di vent'anni fa Eiichiro Oda confessò di aver quasi mancato una scadenza di One Piece per colpa di Final Fantasy VIII. Un aneddoto che ancora oggi alcuni fan ricordano adesso divertiti, ma ai tempi racconta la forza culturale dei JRPG in Giappone e l'ossessione a volte eccessiva dei mangaka.
Un autore, un JRPG e una scadenza saltata per un soffio
Oggi One Piece è un monumento transgenerazionale, ma nel 1999 era ancora un giovane manga che stava attraversando il celebre arco di Arlong Park. In quelle settimane, sulle pagine di Shonen Jump, Eiichiro Oda raccontò un piccolo dramma personale: era sull'orlo di mancare una scadenza a causa di Final Fantasy. E non ci girò troppo attorno: il problema non era il lavoro, era il pad.
Il maestro scrisse infatti con la sincerità di chi ha passato troppe ore davanti alla TV: "C'è un gioco di Final Fantasy che non mi lascia lavorare in pace. Mi metterà nei guai. Quindi ho escogitato un piano brillante per evitare che ciò accada: giocare senza sosta finché non l'ho finito. Sì, mi sembra la soluzione migliore."
Un piano discutibile dal punto di vista del sonno, ma perfettamente logico per un videogiocatore. Se Oda-sensei abbia poi consegnato in tempo per davvero non è parte del racconto, ma una cosa è certa: il manga non si fermò, e probabilmente la crisi venne risolta tra una partita e un chocobo.
Questo aneddoto, riportato più volte negli anni dai fan, testimonia due cose: l'immenso successo di Final Fantasy in Giappone e il fatto che i mangaka non sono creature ascetiche che vivono solo di storyboard e caffè, a volte combattono deadline invisibili chiamate JRPG.
L'anno di Final Fantasy VIII e la cultura videoludica che conquistò Oda
Il capitolo incriminato, per ragioni temporali e storiche, è quasi certamente Final Fantasy VIII, pubblicato all'inizio del 1999 da Square Enix. Non era un gioco qualsiasi: era un evento culturale nazionale. Alla vigilia del lancio aveva già oltre 2 milioni di preordini, nel giorno d'uscita vendette 2,1 milioni di copie e nei primi quattro giorni superò 2,5 milioni di unità. Numeri che oggi fanno sorridere nel gaming globale, ma che all'epoca in Giappone rappresentarono un terremoto.
Che Oda fosse tra gli acquirenti era quasi inevitabile. Negli anni '90 gli autori di manga e i JRPG vivevano in simbiosi: Akira Toriyama lavorava con Dragon Quest, i giovani artisti divoravano Final Fantasy, e l'immaginario fantasy nipponico si spostava in blocco tra pagine e schermi. Chi iniziava come lettore diventava videogiocatore, e viceversa.
La cosa più affascinante è quanto l'episodio rifletta il clima dell'epoca. Oggi ci stupiamo se qualcuno "sparisce per giocare in pace", ma nel '99 perfino l'autore di una serie destinata a vendere centinaia di milioni di copie faticava a resistere al fascino dei JRPG.
L'aneddoto si chiude con un finale lieto: One Piece non saltò le pagine, Final Fantasy VIII non rovinò una carriera. A volte basta semplicemente posare il pad... e tornare a navigare verso il One Piece.