La stagione 2 del live-action Netflix di One Piece si concluderà con l'arco di Drum Island. A confermarlo è lo showrunner Joe Tracz, che anticipa un finale emotivamente potente e perfettamente pensato per aprire la strada ad Alabasta.
Drum Island come approdo emotivo della stagione 2
A chiarire definitivamente dove si fermerà la stagione 2 del live-action di One Piece è stato Joe Tracz, nuovo sceneggiatore, produttore esecutivo e showrunner della serie, intervenuto sulle pagine di SFX Magazine. Nessun colpo di scena dell'ultimo minuto: il finale coinciderà con la conclusione dell'arco di Drum Island, preparando il terreno narrativo per Alabasta, che verrà affrontata nella stagione 3.
Una scelta tutt'altro che casuale. Drum Island non è solo una tappa geografica della Rotta Maggiore, ma uno snodo emotivo fondamentale, capace di raccontare crescita, perdita e identità. Tracz lo ha spiegato con parole molto chiare, sottolineando come il finale della stagione abbia una forza autonoma: "La seconda stagione ha un finale incredibile che mi emoziona ogni volta che lo guardo. Racconta un viaggio emotivo, arrivando in un punto che i fan del manga conoscono bene, dove si conclude la storia del Regno di Drum. È bellissimo e commovente. Visivamente spettacolare ed emotivamente straziante".
Il riferimento è evidente: l'introduzione di Chopper, il passato tragico di Hiriluk, la malattia di Nami e l'atmosfera innevata dell'isola rappresentano un cambio di tono rispetto alla prima stagione. Meno avventura spensierata, più consapevolezza del prezzo da pagare per inseguire i propri sogni. Anche senza arrivare allo scontro diretto con la Baroque Works, la stagione 2 promette quindi momenti di forte intensità narrativa.
Nel corso degli episodi, i Cappello di Paglia attraverseranno diversi archi minori della Grand Line, introducendo personaggi chiave come Mr. 3 e Laboon, che funzionano da preludio tematico e simbolico alle tragedie e ai conflitti futuri. Il risultato è una stagione che, pur sapendo di essere "di passaggio", sceglie di non comportarsi come tale.
Una serie che accelera, ma guarda già molto lontano
Dal punto di vista strutturale, la stagione 2 arriverà indicativamente fino al capitolo 155 del manga, segnando anche l'ingresso del sesto membro della ciurma. Un traguardo importante, che amplia l'orizzonte della serie e rende evidente quanto Netflix stia puntando su una pianificazione a lungo termine. Non a caso, Joe Tracz ha confermato che mentre il pubblico vedrà il finale di Drum Island, la produzione è già impegnata a Città del Capo con le riprese legate alla stagione 3.
Questa accelerazione produttiva alimenta però una domanda inevitabile: fino a dove potrà spingersi davvero il live-action di One Piece? Si parla con ottimismo di una possibile corsa da dodici stagioni, ma le sfide non mancano. Se personaggi come Chopper o Brook possono contare su CGI e soluzioni prostetiche, il resto del cast dovrà confrontarsi con il tempo che passa, in una storia in cui i protagonisti, sulla carta, restano eternamente giovani.
Per ora, tuttavia, il problema resta lontano. Il presente parla di una serie in salute, con un pubblico affezionato e una direzione creativa sempre più sicura. Dopo Drum Island, all'orizzonte si intravedono Alabasta, Skypiea, Water 7 ed Enies Lobby, archi narrativi amatissimi ma anche estremamente complessi da portare sullo schermo. Ancora più in là, nomi come Impel Down, Marineford e Wano assumono contorni quasi mitologici, tanto sono ambiziosi dal punto di vista visivo e produttivo.