Michael B. Jordan racconta come La valle dei pini abbia plasmato il suo mestiere d'attore. Ritmi industriali, colleghi leggendari e una vera palestra sul set: un'esperienza formativa che ha inciso profondamente sul suo percorso artistico e sulle scelte future.
Una soap come università del mestiere per Michael B. Jordan
Per Michael B. Jordan, il percorso di formazione non è passato dai corridoi di una scuola di recitazione tradizionale, ma dal ritmo serrato e quasi militare di La valle dei pini. In una recente intervista a Sirius XM, l'attore ha raccontato quanto quell'esperienza, vissuta in età adolescenziale, sia stata determinante per costruire le fondamenta del suo lavoro. "Il tempo che ho passato in quello show ha fatto tantissimo per me, a livello educativo", ha spiegato, sottolineando come il set della soap fosse una vera macchina produttiva.
I numeri raccontano bene la pressione: "Giravamo più di 100 pagine al giorno. Facevamo un episodio e mezzo al giorno. Era una macchina". Un ritmo che non lasciava spazio all'improvvisazione o alla distrazione e che, per un ragazzo che "non aveva mai frequentato corsi di recitazione o scuole di teatro", si è trasformato in una formazione sul campo. Jordan ha imparato osservando, lavorando fianco a fianco con veterani del piccolo schermo come Susan Lucci, Darnell Williams e Walt Willey, assorbendo metodo, professionalità e rispetto per il set.
Proprio Susan Lucci ha ricambiato quei ricordi con parole di grande stima, definendo Jordan "preparato, puntuale, impegnato, gentile e rispettoso con tutti", precisando che non si trattava di un atteggiamento costruito, ma autentico. Un complimento accolto dall'attore con un sorriso e una nota affettuosa: "È dolcissimo. Devo proprio risentirla". Un dialogo a distanza che racconta un legame umano, oltre che professionale, nato in un contesto spesso sottovalutato come quello delle soap opera.
Tra stereotipi, consapevolezza e porte aperte a Hollywood
Quando Jordan arriva in La valle dei pini, non è un volto completamente nuovo: il pubblico più attento lo ha già notato in The Wire. Tuttavia, la soap rappresenta un passaggio cruciale, anche per la durata dell'impegno: tre anni e 59 episodi nel ruolo di Reggie Porter Montgomery. Un personaggio che porta con sé una storia complessa, essendo stato interpretato inizialmente da Chadwick Boseman, poi allontanato dopo appena una settimana per aver criticato una traiettoria narrativa giudicata stereotipata.
Jordan non ha mai nascosto di aver condiviso, col tempo, quelle perplessità. In un'intervista del 2015 a GQ, aveva descritto il personaggio come "senza padre, senza madre, un ruolo nero stereotipato in una soap", spiegando come proprio quella consapevolezza gli abbia fornito una bussola per il futuro: "Ho visto lo stereotipo e ho capito: questi sono i ruoli che non voglio più interpretare". Una presa di posizione che, paradossalmente, nasce proprio grazie a quell'esperienza.
Eppure, la soap ha anche aperto porte inaspettate. Jordan ha raccontato come molti casting director ed executive di Hollywood lo avvicinassero dicendogli "mia moglie ti segue sempre nelle storie", trasformando la popolarità televisiva in opportunità concrete di lavoro. Un cortocircuito curioso tra intrattenimento quotidiano e industria cinematografica, che dimostra quanto La valle dei pini fosse osservata anche dietro le quinte del sistema.
Oggi, con un curriculum che include premi dei produttori, riconoscimenti SAG, una candidatura ai Golden Globe e due nomination agli Emmy, Jordan può guardare a quella fase come a un laboratorio decisivo. Non un semplice trampolino, ma una fucina. Una di quelle esperienze che non si studiano sui libri, ma che insegnano il mestiere, giorno dopo giorno, scena dopo scena.