Costato decine di milioni di dollari, Melania, documentario sulla First Lady statunitense, registra un clamoroso insuccesso al box office italiano con appena 772 euro d'incasso. Un risultato che contrasta con l'andamento decisamente più solido negli Stati Uniti.
Un flop che fa rumore: i numeri italiani di "Melania"
Secondo The Hollywood Reporter, Melania è il documentario più costoso mai realizzato: 40 milioni di dollari solo per i diritti, a cui si aggiungono altri 35 milioni destinati alla promozione. Una cifra che, sulla carta, prometteva un evento mediatico più che un'uscita ordinaria. Eppure, al box office italiano, la realtà ha preso una direzione opposta.
Distribuito in 61 sale, il film prodotto da Amazon MGM Studios e diretto da Brett Ratner ha incassato appena 772 euro in una giornata, attirando 104 spettatori complessivi. Tradotto in termini ancora più brutali: meno di due persone per schermo. Un dato che lo ha relegato al 63esimo posto della classifica giornaliera, lontanissimo anche dalle uscite minori. Il totale cumulato, pari a 8.784 euro, non cambia sostanzialmente il quadro.
Si tratta di un risultato che va oltre il semplice flop commerciale e diventa un segnale culturale. In Italia, il personaggio di Melania Trump sembra non aver acceso curiosità né interesse, nonostante l'enorme investimento e la macchina promozionale alle spalle. Il documentario, che altrove punta sul fascino del "dietro le quinte" del potere, nel nostro Paese si è scontrato con un pubblico che, semplicemente, ha voltato lo sguardo altrove.
La presenza capillare nelle sale rende il dato ancora più significativo: non è mancata l'accessibilità, è mancata la domanda. Un cortocircuito che solleva interrogativi su quanto certi prodotti, pensati per un mercato globale, riescano davvero a dialogare con sensibilità nazionali molto diverse.
Il paradosso americano: negli USA il pubblico risponde
Se l'Italia racconta una storia di disinteresse quasi totale, gli Stati Uniti offrono un quadro decisamente più articolato. Oltreoceano, Melania ha incassato circa 7 milioni di dollari nel primo weekend di programmazione, superando le stime iniziali che oscillavano tra i 3 e i 5 milioni. Un risultato che lo ha portato addirittura al terzo posto del box office statunitense.
Davanti al documentario si sono piazzati due titoli molto diversi per target e linguaggio: Send Help, il nuovo thriller firmato da Sam Raimi, con 20 milioni di dollari d'incasso, e Iron Lung, horror/thriller legato al nome di Markiplier, adattamento di un videogioco del 2022, che ha raggiunto i 17,8 milioni. In questo contesto, il risultato di Melania appare tutt'altro che marginale.
Il contrasto tra i due mercati è emblematico. Negli Stati Uniti, la figura di Melania Trump è parte integrante del dibattito politico e mediatico contemporaneo, e il documentario intercetta una curiosità ancora viva. In Italia, invece, il personaggio sembra percepito come distante, forse già consumato dall'eccesso di esposizione internazionale o semplicemente poco rilevante per il pubblico cinematografico.
Questo scarto mette in luce una verità spesso sottovalutata: non esistono prodotti realmente universali. Nemmeno quando dietro ci sono budget monumentali e grandi studios. Melania diventa così un caso di studio su come il cinema documentario, soprattutto quello legato a figure politiche polarizzanti, debba fare i conti con contesti culturali profondamente diversi.
Più che un fallimento isolato, l'uscita italiana del film sembra raccontare i limiti di una strategia globale che dà per scontato l'interesse del pubblico.