Melania: Amazon ha impedito alla stampa di guardare il documentario sulla First Lady

Accesso sbarrato alla proiezione dei Kennedy center per i giornalisti delle testate più note, mentre per il documentario sulla First Lady americana prodotto da Amazon si profila un flop colossale.

Melania Trump in una scena del documentario

La proiezione delle polemiche del documentario su Melania Trump tenutasi al Kennedy Center non ha visto la presenza della stampa. Il motivo? Agli inviati delle principali testate sarebbe stato impedito l'accesso nella sala.

Giovedì pomeriggio, nell'atrio del Trump Kennedy Center, i giornalisti si sono ritrovato alle ore 14:00, orario stabilito per il check-in per la proiezione delle ore 18:00 con la speranza di ottenere un posto in sala. Ma alle 18:30, quando i membri dell'amministrazione hanno iniziato a sfilare sul red carpet, è diventato chiaro che alla maggior parte della stampa mainstream sarebbe stato impedito di assistere alla proiezione del film degli Amazon MGM Studios, come ha denunciato Variety.

Ai giornalisti del New York Times, del Washington Post, dell'AP e di Vanity Fair, e ad altre decine di testate presenti, non sono stati concessi biglietti per la proiezione su invito all'Opera House del Kennedy Center. Gli unici giornalisti presenti ammessi alla proiezione (senza contare quelli invitati separatamente) sono stati il ​​conduttore di One America News Dan Ball e sua moglie Peyton Drew, produttrice del canale di notizie di estrema destra.

"Mi sento troppo elegante", ha confessato Drew, che indossava un abito da ballo ricoperto di lustrini lungo fino ai piedi, al marito prima dell'arrivo degli artisti. "Ma siamo tra i partecipanti alla proiezione".

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Melania Trump ha paura della stampa?

Naturalmente all'evento che ha suscitato polemiche per la lussuosa proiezione avvenuta poco dopo la morte di Alex Pretti per mano dell'ICE a Minneapolis erano presenti vari membri dell'amministrazione Trump, tra cui Robert F. Kennedy Jr., Pete Hegseth, Lee Zeldin e Mike Johnson, oltre al regista Brett Ratner, professionalmente "risorto" dopo le accuse di molestie sessuale piovutegli addosso anni fa, e al produttore Marc Beckman. Diverse volte, quando i funzionari governativi si sono avvicinati alla fila per la stampa, Dan Ball li ha incoraggiati a ignorare le "fake news" e a rivolgersi direttamente a lui. A un certo punto, dopo aver concluso un'intervista con l'ex consigliera di Trump Alina Habba, ha definito gli altri giornalisti presenti "meticci", cosa che ha fatto ridere entrambi.

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Non si è sottratto alle domande dei media il Presidente Trump, che sorprendentemente ha dedicato molto tempo a rispondere alle domande della stampa mainstream, mentre Melania, in un tailleur nero Dolce & Gabbana, posava per le foto. I giornalisti del New York Times e della Reuters hanno posto a Trump una serie di domande a sfondo politico oltre che sul film, che debutta oggi nelle sale americane in un contesto di disordini politici dovuti alle uccisioni perpetrate dall'ICE a Minneapolis e in altre parti del Paese.

Alla domanda sulla cifra esorbitante spesa da Amazon per il film - Amazon MGM ha pagato 40 milioni di dollari per i diritti del documentario e, a quanto pare, altri 35 milioni di dollari per il marketing - Trump ha risposto di "non essere coinvolto": "Se ne è occupata mia moglie. Penso però che il film sia molto importante".