Michael Douglas aveva già pensato di lasciare il Marvel Cinematic Universe molto prima dell'uscita di Ant-Man and the Wasp: Quantumania. La sua idea era piuttosto semplice: far uscire di scena Hank Pym dopo il secondo film dedicato al supereroe interpretato da Paul Rudd. Marvel, però, non era d'accordo e ha continuato a coinvolgere il personaggio nei capitoli successivi.
Hank Pym, un personaggio più importante di quanto sembri
A raccontarlo è stato lo stesso Douglas durante una conversazione con Josh Horowitz nel podcast Happy, Sad, Confused, ripresa da TheWrap. L'attore ha ricordato con affetto l'esperienza sul set, ma ha anche lasciato intendere che avrebbe preferito una conclusione anticipata del suo percorso nel franchise. "Mi avrebbero dovuto far fuori dopo il secondo film, ma non me l'hanno permesso. Abbiamo fatto Ant-Man, Paul Rudd era un attore meraviglioso e il gruppo era fantastico, ma poi non riesci più a uscirne", ha spiegato.
Una dichiarazione che riporta l'attenzione sul destino di Hank Pym e su una domanda che, a distanza di anni, continua a dividere gli appassionati: il personaggio avrebbe dovuto avere un ruolo diverso nell'MCU?
Pur non essendo uno dei protagonisti più presenti sullo schermo, Hank Pym ha avuto un peso significativo negli eventi del Marvel Cinematic Universe. È stato lui a sviluppare le Particelle Pym, tecnologia fondamentale per permettere agli Avengers di viaggiare nel tempo in Avengers: Endgame e tentare di riportare indietro le persone scomparse dopo lo schiocco di Thanos.
La sua presenza, quindi, non è stata soltanto un collegamento con le origini di Ant-Man. Il personaggio ha contribuito direttamente a rendere possibile uno dei passaggi decisivi della Saga dell'Infinito, diventando parte di una trama molto più ampia rispetto alle avventure individuali di Scott Lang.
Douglas, tuttavia, avrebbe voluto chiudere la propria esperienza dopo i primi due film. La sua richiesta risale dunque a un periodo precedente a Quantumania, uscito nel 2023. Se Marvel avesse accettato, Hank non sarebbe arrivato al terzo capitolo della saga cinematografica di Ant-Man, almeno non nella forma che abbiamo visto.
Ant-Man and the Wasp: Quantumania, cosa non ha funzionato?
L'ipotesi è interessante soprattutto perché Quantumania ha ricevuto un'accoglienza decisamente negativa da una parte consistente del pubblico. Nonostante la popolarità di Paul Rudd e del suo personaggio, il film non è riuscito a convincere molti spettatori, diventando uno dei titoli più contestati del MCU.
Le ragioni sono diverse. Il film è arrivato in una fase complicata per Marvel, dopo la conclusione della Saga dell'Infinito con Endgame. Per una parte dei fan, i nuovi progetti non sono riusciti a ricreare lo stesso coinvolgimento emotivo, mentre numerose produzioni cinematografiche e televisive del periodo sono finite al centro di critiche anche molto dure.
A pesare su Quantumania è stato inoltre il ruolo di Kang, presentato come una minaccia centrale per il futuro dell'universo Marvel. Le vicende giudiziarie dell'attore Jonathan Majors hanno poi contribuito ad allontanare il personaggio dai piani del franchise, lasciando in sospeso una trama che sembrava destinata a svilupparsi su più film.
Alle difficoltà narrative si sono aggiunte le critiche rivolte alla resa degli effetti visivi, al tono generale e alle battute. Un insieme di problemi che rende difficile individuare una sola causa del risultato deludente.
È qui che la riflessione di Douglas diventa particolarmente interessante, senza però offrire risposte definitive. Se Hank Pym fosse morto dopo il secondo Ant-Man, il terzo film avrebbe seguito una strada diversa. Ma questo non significa necessariamente che il risultato sarebbe stato migliore.
La presenza del personaggio non è stata indicata come l'origine principale delle criticità del film. La struttura della storia, il trattamento di Kang e le scelte estetiche hanno contribuito in modo più ampio alle reazioni negative. L'uscita di scena di Hank avrebbe potuto modificare gli equilibri narrativi, ma non avrebbe automaticamente risolto quei problemi.
Resta il fatto che Michael Douglas sembra aver intuito quanto fosse difficile prolungare indefinitamente il percorso di un personaggio secondario senza una direzione capace di giustificarne davvero il ritorno. La sua esperienza mostra anche quanto poco controllo possano avere gli attori sul destino dei propri personaggi all'interno di franchise costruiti per svilupparsi su più capitoli.
Marvel ha scelto di mantenere Hank Pym nella storia, mentre Douglas avrebbe preferito congedarsi prima. Col senno di poi, la decisione continua a far discutere, ma non è possibile sapere se un addio anticipato avrebbe cambiato le sorti di Quantumania. Di certo, l'attore avrebbe avuto l'occasione di chiudere il proprio arco narrativo alle condizioni che desiderava.