Mario Martone è intervenuto sui suoi profili social per fare chiarezza riguardo alla presenza del suo ultimo film, Fuori, al Festival del cinema italiano in Israele senza il suo consenso. Martone ha spiegato di aver scoperto la presenza in seguito a una mail del collettivo Venice4Palestine e di non avere voce in capitolo, lui come gli altri registi presenti in programma, nella decisione.
Che cosa ha detto Mario Martone sulla presenza di fuori in un festival a Israele
Il post pubblicato su Instagram da Mario Martone, che contiene un'articolata riflessione, si apre con la domanda "È Israele come ogni altro paese?". Martone mette poi in chiaro che né lui né Paolo Sorrentino, Silvio Soldini o Damiano Michieletto erano al corrente che le loro opere sarebbero state proiettate nel corso della manifestazione.
"Se un istituto di cultura vuole organizzare una rassegna di cinema italiano basta che richieda i film ai distributori internazionali, e se questi glieli danno possono proiettarli" chiarisce il regista, specificando che si tratta di una prassi e che non c'è bisogno del suo consenso né di quello degli altri autori.
Mario Martone si dice contrario al boicottaggio ma Israele "mette i brividi"
La riflessione sulla questione israelo-palestinese e sulla posizione di Mario Martone viene approfondita dal regista, che si dice "contrario ai boicottaggi culturali", anche se afferma di rispettare "ogni forma di protesta".
Ma sapere che Fuori verrà proiettato nelle sale israeliane, di fronte alla "spaventosa asimmetria tra le composte file al botteghino e le file delle persone affamte che chiedono cibo tra le macerie di Gaza", come scrive Martone, "mi mette i brividi, scrive il regista, "perché non c'è nulla di normale in quello che è accaduto e che accade, e so che questa apparentemente normalità è prima di tutto un'arma di propaganda".
La chiosa del regista non ammette repliche: "Goliarda Sapienza, a cui ho dedicato il film, non sarebbe felice di vedersi proiettata su quegli schermi".